UN FILM SU ENZO COZZOLINO, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – il ricordo di un grande alpinista, nelle memorie del compagno di cordata Flavio Ghio

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Enzo Cozzolino, nome con cui era conosciuto Vincenzo Cozzolino (Trieste, 28 giugno 1948 – Torre di Babele, 18 giugno 1972), è stato un alpinista italiano. Portato agli sport e all'attività all'aria aperta, inizia ad arrampicare in Val Rosandra a 17 anni. In pochi anni Enzo, noto con il soprannome di Grongo (come l'omonimo pesce, per il mento e la dentatura pronunciati, nonché la tenacia) diventa un alpinista di punta, annoverato tra i pionieri del settimo grado, che con i loro exploit porteranno all'apertura verso l'alto della scala UIAA. Metodico nell'allenamento, viene considerato tra i primi ad aver applicato un'etica alpinistica rivoluzionaria per l'alpinismo europeo, basata sull'utilizzo minimale dei sistemi di protezione e sul rifiuto dell'utilizzo del chiodo come mezzo di progressione, caratteristico degli anni sessanta. In tale stile, anche in solitaria, compie diverse prime ascensioni, alcune delle quali rimaste celebri. Tra di esse la via dei Fachiri (450m, VI), aperta il 14 e 15 gennaio del 1972 con Flavio Ghio con soli 12 chiodi sulla parete sudovest della Cima Scotoni, che ospita la storica via degli Scoiattoli, e il diedro che ha preso il suo nome sul piccolo Mangart di Coritenza, con Armando Bernardini, il 22 e 23 settembre 1970 (800m, oggi VII-, con soli 10 chiodi). Compie anche diverse ascensioni di V e VI grado in solitaria, cosa di rilievo per i tempi, come la Comici alla Cima d'Auronzo (1° solitaria) e la Pisoni-Stenico alla Torre del Lago (1° solitaria invernale). Impegnato nel servizio militare, durante un'ascensione di allenamento in solitaria alla via Soldà alla Torre di Babele (gruppo del Civetta) cade trovando la morte a nemmeno 24 anni. (Wikipedia). Gradi dell'arrampicata libera Scala UIAA La scala UIAA è la scala di difficoltà adottata dalla Union Internationale des Associations d'Alpinisme (UIAA). I gradi sono espressi con i numeri romani a partire dal I grado ed è una scala aperta verso l'alto. Al 2012 il grado più difficile è l'XI, corrispondente al 9a-9b nella scala francese. I gradi intermedi possono essere indicati con i segni "+" e "-". Il grado UIAA specifica la difficoltà di un singolo passaggio di arrampicata, quindi quando si descrive un intero tiro di corda su una relazione si riportano i gradi su ogni sezione del tiro che si vuole analizzare. La scala UIAA deriva da una precedente scala di difficoltà chiamata "scala Welzenbach". Le tappe che hanno portato alla nascita e sviluppo della scala UIAA sono state: 1926: l'alpinista tedesco Willo Welzenbach propone una scala di difficoltà in sei gradi dall'I al VI. La scala viene chiamata "scala Welzenbach" o "scala di Monaco" ed è chiusa, cioè non prevede gradi oltre il VI. 1967: durante l'assemblea generale dell'UIAA a Madrid il delegato spagnolo Félix Mendes-Torres, con l'aiuto dell'americano Fritz Wiessner, propone di adottare e migliorare la scala Welzenbach 1978: viene aggiunto il VII grado 1985: la scala viene aperta verso l'alto. (Wikipedia).

UN FILM SU ENZO COZZOLINO, promosso dalla Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia – il ricordo di un grande alpinista, nelle memorie del compagno di cordata Flavio Ghio


“FACHIRI” ECHI VERTICALI

 

Martedì 29 maggio 2012, ore 20.00 – 22.00

Cinema Ariston, Viale Romolo Gessi 14, Trieste

Milano – 21 giugno 2012, ore 21 – Spazio Oberdan

Rifugio Fabbro (Forcella Lavardet) – 7 luglio 2012

Kugy  Mountain Festival – film 2012.
Tarvisio (Ud)

Montagna e Alpinisti:
Piazza Unità, ore 21
Fachiri, echi verticali.

“Fachiri” echi verticali

Una storia su Enzo Cozzolino

Fotografia e regia di Giorgio Gregorio

Realizzazione: Regione autonoma Friuli Venezia Giulia

Ufficio Stampa Produzioni Televisive

In collaborazione con: Unione Sportiva Acli Friuli Venezia Giulia

Tratto da un testo di Flavio Ghio

Musiche originali di Giorgio De Santis

Martedì 29 maggio 2012, ore 20.00 – 22.00

Cinema Ariston, Viale Romolo Gessi 14, Trieste

Durata: 58”

Introduzione

Il 14 e 15 gennaio del 1972 Enzo Cozzolino, eccezionale alpinista della XXX Ottobre di Trieste, nonostante la giovane età – ha solo 23 anni- assieme all’amico e compagno di cordata Flavio Ghio apre in invernale la celebre via dei “Fachiri” sulla parete sud-ovest della Cima Scotoni.

Il 18 giugno dello stesso anno, muore cadendo durante una scalata libera in un camino poco sotto la cime della Torre di Babele nel gruppo del monte Civetta, in Dolomiti.  Quarant’anni dopo, da quell’amicizia nasce la storia di questo film perché “un amicizia rimane impegnativa anche quando l’amico scompare. Enzo non ha scritto un’autobiografia, lì avremmo potuto trovare lui e i suoi pensieri . Questo vuoto mi ha spinto a raccontarlo.” La Val Rosandra, la strada Napoleonica sopra Trieste, e le Dolomiti sono gli scenari nei quali si snoda il racconto.

Il ricordo di quelle salite, del modo con cui Cozzolino le realizzava, è il linguaggio filmico scelto per avvicinarsi, il più possibile, a quello che è stato il suo alpinismo; quel suo grande alpinismo interrotto: Enzo aveva in sé i segni di un tempo aperto. Per certi aspetti era un precursore, un innovatore: “… io sogno ad occhi aperti una fantastica parete la cui roccia è particolarissima, perché non presenta fessure per i chiodi, ma solamente appigli ed è talmente compatta da respingere perfino il perforatore per i chiodi ad espansione.” Una grande parete, senza chiodi, di difficoltà superiore a quanto normalmente è ritenuto estremo.  Era questa l’idea che voleva realizzare? Era solo un sogno che la luce del giorno cancella e rimuove? Non lo sapremo mai.

Quello di Enzo Cozzolino è un discorso interrotto. Sfidare l’incognita è il significato di una vita sospesa tra ansia e follia.

 “Sono tornato in Civetta dove ogni parete suscita in me ricordi meravigliosi. Seduto fuori dal rifugio, guardo quelle cime conosciute; gli occhi scivolano su di essere, le accarezzo mentre il pensiero insegue i momenti felici passati.

Ecco la Busazza; le sensazioni che provo a guardarla sono intense forse perché su quelle pareti ho provato fatiche e sensazioni particolari: la prima invernale dello spigolo sud ovest, la prima solitaria della Da Roit, la via Gilberti. Sono stato tante volte su quella cima eppure sono tornato proprio per salire lassù nuovamente.” Enzo Cozzolino, Busazza – parete ovest, “Lo Scarpone” – Notiziario del CAI, 16 dicembre 1971.

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