LUIGI SETTEMBRINI – A NEW YORK NON SI MUORE DI VECCHIAIA

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LUIGI SETTEMBRINI

“A NEW YORK NON SI MUORE DI VECCHIAIA”

 

Perde forse il Pulitzer per un soffio, ma non passa inosservato ai nostri occhi vigili, questo viaggio di Luigi Settembrini negli States. Lui che, complice un’aletta troppo esplicita, ci fa subito intendere l’amara realtà, cioè, che non potremo godere di storie originali ed avvincenti: “in un clima di amori torbidi e illeciti, un omicidio a lungo fantasticato e sognato si trasforma misteriosamente e inspiegabilmente in realtà; due estranei diventano amici proprio perché non si sono mai realmente conosciuti; una Roll-Royce, un uomo solo, un’attrice stupenda, il rimpianto di un amore perduto; un assurdo assassinio commesso, nell’intento omicida, a fin di bene.” Dissipata l’illusione di aver davanti il nuovo Thomas Mann, eccoci alle prese con il fatto che qui si parla senza pudore di sesso, soldi, tradimenti, amore, famiglia, ricchezza e morte. Un catalogo delle umane debolezze, descritto in un contesto stelle e strisce promiscuo e perverso: “avevo invitato gli amici di quel periodo: miliardari e poeti, artisti e modelle, predicatori e spacciatori. Gente di tutte le razze, di tutte le qualità: gente vera e gente falsa, gente che un giorno c’è e l’altro non c’è più, scomparsa, volatilizzata.” A nostro personale giudizio si tratta di uno sguardo banale sulla vita umana, condensata in 168 pagine (decisamente troppe per un catalogo di luoghi comuni) che non sfiora nemmeno le grandi complessità della civiltà americana, e che non spiega una città problematica, mai realmente compresa, che serve all’autore solo per “nascondersi, mentire e mascherarsi… e per innamorarsi perché non ne aveva mai avuto il tempo, perché era stato felice, e quando si è felici non si può amare…perché l’amore disprezza la felicità”. (pag.129). Non capiamo, e ci siamo davvero sforzati di farlo, i valori, le debolezze ed i punti di forza della società che Luigi Settembrini descrive, più simile al cast di una soap-opera che alla multiforme e complicata“unitas multiplex” concepita da Edgar Morin. “Vestiti, usciamo”, viene da dire a chiunque impugni inconsapevolmente questo volume. Più che un richiamo all’inaspettato best seller dell’autore, un consiglio amichevole che salva dalla noia, e dall’incauto tentativo di elevare a diario intimo la cronaca superficiale di un turista qualsiasi.

©, 2017

 

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