LA DIDATTICA DELL’AMBIENTE progetto per un civico ecomuseo del territorio a Nova Milanese

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LA DIDATTICA DELL’AMBIENTE progetto per un civico ecomuseo del territorio a Nova Milanese

LA DIDATTICA DELL’AMBIENTE progetto per un civico ecomuseo del territorio a Nova Milanese

 

“… L’ambiente naturale della donna è l’anima: qualsiasi ambiente può essere rivisitato, ristrutturato attraverso la mente…”

Alda Merini

 

 

Nova Milanese – 8 Marzo 1998 – Giornata internazionale della donna – Associazione “Il Cortile” – incontro dibattito sull’ambiente del territorio Nova: “Il giardino delle intenzioni”. Il progetto Ecomuseo, museo del territorio a Nova Milanese, propone la valorizzazione in loco delle corti (classica tipologia edilizia contadina lombarda), di reperti artistico-devozionali e oggetti antichi di uso quotidiano, appartenenti alla storia della civiltà contadina autoctona, recuperati e restaurati, grazie alla consulenza della Soprintendenza ai Beni Ambientali e Architettonici di Milano, su proposta e cura dell’associazione culturale e gruppo di ricerca e canto popolare “Il Cortile”, che opera da 25 anni in città per il recupero storico/ambientale del tessuto territoriale. Il tutto si orienta in un percorso che prevede come collegamento un Parco intercomunale, denominato “del Grugnotorto”, finalizzato ad un recupero ambientale di riutilizzo e ricreazione di percorsi e ambiti pedonali e naturalistici, fruibili come luoghi del silenzio, di riflessione, di riappropriazione dell’armonia dell’essere. Questo grande progetto, recuperando il valore del passato (i segni del tempo), guarda al futuro, alle nuove generazioni, partendo dalle esigenze  pressanti del presente, riscontrabili nel disagio relazionale in ambito territoriale, in una realtà di invivibilità e di squilibrio esistenziale, determinata dal deterioramento dell’ambiente e della condizione umana, sotto vari aspetti.

Ho subito ricollegato mentalmente questa mia esperienza, come intenti e volontà di studio relativi ai segni del passato, i beni culturali presenti sul territorio, all’indagine intrapresa dal Professor Corna Pellegrini, con il contributo di studenti di diverse università. Tale ricerca, condotta dall’Istituto di Geografia Umana, rientra nell’ambito di una più vasta serie di indagini sui beni culturali e ambientali sponsorizzata dal CNR, il cui grande progetto tende a identificare i beni, i segni del tempo, e a farne una sorta di catalogazione, per poi adottare gli strumenti per conservarli.

 

La riscoperta del patrimonio culturale e ambientale come motivo educativo e pedagogico: il progetto ecomuseo/ museo del territorio a Nova Milanese

 

Nova Milanese è una cittadina situata a Nord di Milano, ai confini con la terra di Brianza, dove – a seguito di successive ondate migratorie, provocate dall’estendersi di un intenso  processo di rivoluzione industriale, negli anni successivi al secondo conflitto bellico mondiale – attualmente si registra una trasformazione disorganica dell’ambiente insediativo, in risposta ad una forte e crescente pressione immobiliare, da cui consegue lo stato attuale di compromissione territoriale del Comune, tra le più elevate dell’area metropolitana. Il carattere speculativo e dimesso dell’edilizia recente, ha assalito, appropriandosene, anche le testimonianze storiche locali. La lettura delle caratteristiche originarie dei beni architettonici e ambientali di Nova, risulta fortemente ostacolata da demolizioni, integrazioni, pesanti rifacimenti, risultato di interventi privi di riferimenti culturali e di un attento e responsabile controllo da parte dell’amministrazione comunale.

La popolazione locale sembra ancora purtroppo esclusivamente concentrata nel soddisfacimento di bisogni primari e scarsamente sensibilizzata alle questioni problematiche di tutela e salvaguardia del patrimonio storico-culturale, che appare inesorabilmente compromesso.

Nel segno del recupero della memoria locale, della riscoperta e studio del territorio e delle sue tradizioni culturali opera, da 25 anni, il Gruppo di Ricerca e Canto popolare “Il Cortile”. Dopo un’intensa esperienza vissuta e maturata nel tempo con il bagaglio di acquisizioni percepite e ritrovate nella memoria collettiva locale, in seguito alla consistente raccolta di dati, reperti e documentazioni archiviate e relazionate, l’Associazione “Il Cortile” è giunta ad un progetto di realizzazione di un percorso a tappe intrapreso con l’obiettivo di costituire un contributo utile per la salvaguardia degli aspetti storico-ambientali di Nova Milanese, tramite l’individuazione di luoghi, spazi e reperti che presentano caratteristiche architettoniche, storico-ambientali e paesaggistiche, degne di una possibile valutazione ed integrazione. L’eco-museo, frutto di questa vigile e militante attività in ambito territoriale, risulta essere, dopo anni di disattenzione e distruzione collettiva delle tracce del passato, un’occasione per la comunità locale di partecipare concretamente alla realizzazione del progetto in cui vi si può riconoscere, identificare e riqualificare (cfr. Ass. Il Cortile – Progetto Ecomuseo, un museo per Nova Milanese).

L’associazione culturale “Il Cortile” ha nei suoi intenti consolidata l’intenzione di proteggere ciò che miracolosamente si è salvato, di fronte all’amara constatazione che risulta difficilmente sanabile il degrado causato da anni di cieca insensibilità. Partendo dall’individuazione dei tre nuclei storici da cui si è sviluppato il tessuto territoriale novese, e da un lavoro di indagine diretta sull’ambiente, si è giunti a tracciare un percorso storico che tocca tutti i luoghi di più antica memoria, tramite un percorso pedonale e ciclabile che ricollega il centro storico e le varie corti antiche al futuro “Parco del Grugnotorto”, ancora in nuce nei progetti della Provincia, area di verde intercomunale, che ricollega i paesi limitrofi con il parco di Monza, quello delle Groane e il Parco Nord.

L’eco-museo del territorio a Nova comprenderà la ricostruzione storica di ambienti domestici, rurali e artigianali, la riorganizzazione di percorsi guidati, sia all’interno degli spazi dell’allestimento museale, sia sul territorio, prevedendo i seguenti obiettivi:

–         la conoscenza e la valorizzazione del territorio, facendo riemergere la storia locale, tramite la salvaguardia delle caratteristiche del luogo, recuperando i segni del tempo al fine di migliorare la qualità di vita cittadina;

–         il coinvolgimento del mondo della scuola in un progetto di notevole importanza per le giovani generazioni, spinte da un’esigenza di identità dovuta all’alienante sradicamento dalle matrici culturali originarie;

–         La collaborazione in un’attività conoscitiva e partecipativa della popolazione novese in una ricerca-azione mirata a:

 

·        conoscere meglio il territorio in cui si vive;

·        recuperare la storia della città a cui si appartiene;

·        prendere atto delle problematiche locali più ricorrenti;

·        riconoscere le caratteristiche della popolazione locale e le proprie differenti radici culturali; 

–         il coinvolgimento degli anziani, testimoni che possono raccontare e presentare il proprio vissuto in prima persona, accompagnando i visitatori nei vari percorsi ecomuseali;

–         il progetto prevede il coinvolgimento di tutte quelle persone, enti (privati e pubblici) associazioni ed istituzioni interessati alla realizzazione dell’iniziativa, che intendono dare un apporto concreto con proposte ed idee integrative.

  

Il ruolo/valore del bene culturale e ambientale nella storia di formazione

L’oggetto culturale e ambientale è sempre collocato all’interno di una geografia, di un paesaggio, di una latitudine, in sintesi, in uno spazio-ambiente. Il bene culturale è sempre oggetto di una storia cognitiva di formazione, che il soggetto esibisce nella descrizione dell’oggetto specifico considerato. La storia di formazione e di genesi del bene culturale e ambientale deriva sempre dalla nostra autobiografia, come sostiene il Professor Duccio Demetrio, e comporta la definizione di criteri di comprensione e interpretazione. Noi scegliamo il patrimonio culturale e ambientale sulla base di propensioni e tendenze cognitive che molto spesso sfuggono, e che la prospettiva pedagogica, avvalendosi del metodo autobiografico, cerca di ricostruire, così come nell’indagine-studio condotta.

Le opere artistiche e naturali interessano i pedagogisti, perché è presente in esse sempre qualcosa di personale, di emotivo nella loro fruizione estetica, con un significato educativo, di formazione della sensibilità, compresa nella Paideia, nella formazione del sapere umano.

Noi consideriamo con un certo grado di emotività e di affezione gli oggetti se, in qualche modo, li abbiamo già visti e vissuti nel nostro passato, nella memoria, e ritornano alla mente grazie all’aiuto e alla consulenza di un apporto autobiografico, antropologico e pedagogico. Abbiamo bisogno di capire come il bene artistico possa essere un oggetto che susciti fascinazione, interessi, emozioni, in rapporto alla sua necessaria difesa e valorizzazione.

A questo punto anche la Pedagogia è presente.

Come pedagogisti siamo impegnati nella preservazione, nella trasmissione di questi beni. Il lavoro educativo prevede la diffusione, conservazione e promozione rispetto al capitale artistico-culturale. Abbiamo bisogno di esercitare uno studio sempre molto attento, affinché l’incontro tra geografia ed educazione conduca alla costruzione di sensibilità sempre più diffuse e attente a questi patrimoni.

Beni culturali e ambientali si possono intendere quelle realtà naturalistiche e umane che si rivelano di particolare valore estetico, artistico, civile o anche solo emozionale, per coloro che possono fruirne, avendo tali oggetti un valore pedagogico.

Questo progetto concerne la valorizzazione del soggetto che, da solo, si confronta con un oggetto (patrimonio artistico e ambientale) che diventa parte della sua soggettività. E’ necessario che le capacità dei potenziali fruitori possano riavvicinarsi a tali realtà culturali per capirle, rispettarle e godere dei messaggi positivi che da esse giungono, migliorando la qualità di vita di chi li sa cogliere (altro motivo di natura educativa e pedagogica).

 

La riscoperta di sé nel giardino, “genius loci per eccellenza”

 

Il giardino possiede una storia interessante sul piano simbolico, è un genius loci per eccellenza, perché nella nostra storia di vita i giardini ci hanno educato anche al senso della bellezza e all’importanza del loro rispetto. Una sensibilità per il bene culturale e ambientale si costruisce nella genesi della nostra infanzia e della nostra storia di vita, e diventa poi luogo magico, luogo mitico che si innesta nel nostro patrimonio mentale e non ci abbandona. Ciascuno di noi ricorda un giardino nella propria storia, che diventa significativo, perché esistono sottili forme di richiamo al nostro mondo infantile, corrispondenze e sintonie tra oggetto esterno e qualcosa che si è costruito dentro di noi, che – con la prospettiva autobiografica – cerchiamo di far riaffiorare.

I beni culturali attraggono per il loro insito valore simbolico, non solo perché dentro di noi si è sviluppata un’affezione positiva nei confronti di queste forme, ma anche perché la visione del bene rinvia ad un mondo simbolico tutto da analizzare e approfondire con il racconto autobiografico, e attraverso il gioco dell’immaginario (sostiene il Professor Duccio Demetrio).

I giardini abitano la nostra storia. Il giardino, il cortile dell’infanzia permeano la nostra esistenza. Il territorio stesso da salvaguardare dai soprusi di un’urbanizzazione incontrollata e irrazionale, diventa un valore, un giardino delle intenzioni, delle idee, dove opera l’attività di animazione, e dove l’operatore sociale si spende alla luce dell’integrazione, del rispetto del pensiero altrui, del confronto reciproco, nello scambio di opinioni e nella riflessione comunitaria. Nella “città invisibile” dove si intrecciano trame di storie e vissuti personali, di incontri e scontri, il territorio-giardino è l’hortus conclusus dei chiostri medievali, il ballatoio degli antichi cortili, nell’austerità di altarini sacri ai crocicchi delle vie, nel silenzio di cascine ricolme di penombre estive, nelle solitudini spasmodiche, solipsistiche di lugubri giornate uggiose, in cui si formulano idee e si approntano intenzioni, si riesumano ricordi, si riscoprono affinità emotive, immaginando situazioni e raccontandosi, raccogliendo narrazioni e metanarrazioni, condividendo la memoria storica collettiva; il luogo della mente, della riflessione, dello stupore di conoscere; il locus amoenus dell’ascolto di sogni e aspirazioni latenti, della ricerca, consapevolezza e riconquista di sé in scomode e continue transizioni… “ è questo il nostro kepos: lo spazio cognitivo interno”. Un ambiente finalmente a misura d’uomo (forse un’utopia?) da salvaguardare, preservare, valorizzare e rispettare nel recupero dell’esistente, dei segni dei tempi lasciati dai nostri predecessori. Il territorio interculturale che vede l’avvicendarsi degli spostamenti dei popoli, che mette a confronto diversità, etnie e difficoltà, aspiranti all’integrazione, all’accettazione dell’altrui differenza, non per sconfiggerla, deturparla, omologarla, ma per riconoscerla, rispettarla, nella valorizzazione reciproca, è il luogo del vissuto personale, il genius loci per antonomasia, senza il cui significato si perde il senso di appartenenza ad un contesto comunitario, e si trascura l’importanza della consapevolezza nella partecipazione alle decisioni collettive, di cui non solo il legislatore, ma anche l’operatore sociale deve tener conto, al fine di garantire il rispetto dei segni dei tempi, i beni culturali e ambientali, appunto, e preservarli intatti o sufficientemente leggibili e decifrabili per le generazioni future, difendendoli dalle aggressioni dell’inciviltà che tende ad omologare i caratteri del territorio, in nome di un falso progresso.

 

La coscienza ambientale come formazione della partecipazione collettiva

 

In una prospettiva di valutazione di impatto ambientale e di approccio qualitativo e quantitativo all’analisi del paesaggio, dopo la legge 310 della commissione parlamentare Franceschini del 1964, il Decreto Galasso del 1985, riabilita il concetto di paesaggio e supera la concezione crociana estetizzante e soggettiva, relativa al bene culturale, ponendo un vincolo di tutela esteso a tutte le componenti ambientali. L’oggetto di tutela risulta essere il patrimonio paesistico ambientale, al fine di evitare alterazioni morfologiche, strutturali e interventi di deturpazione per elementi naturali, antropici, documenti storici. Il paesaggio è considerato integrazione dell’ambiente archeologico, architettonico, storico e artistico. Si assiste a una nuova definizione del bene culturale comprendente tutte le testimonianze delle forme storiche di civiltà, tra cui opere di sistemazione territoriale ed insediativa, testimonianti, nel loro complesso, la storia, la presenza, i segni dell’uomo. La legge 1497 del 1939 emanata sotto l’allora Ministro dell’Istruzione Pubblica Croce, presupponeva la visione del paesaggio in una concezione estetizzante: “Non esiste paesaggio senza il concorso della fantasia umana; la bellezza naturale non esiste in se stessa senza il concorso della fantasia creatrice umana”, introducendo, in tal modo, un elemento di valutazione ambientale soggettivo, nel quadro di una funzione contemplativa della fruizione ambientale. Oggi, “monumento” è considerato ogni documento comprovante un intervento umano sul territorio. Dunque “monumento” è sempre più l’opera umana, storica, di sistemazione territoriale e insediativa rispetto all’ “opera d’arte” fine a se stessa. Oggi l’ambiente è considerato il bene culturale per antonomasia, perché trattasi di un bene e valore collettivo, dato dal susseguirsi e dal relazionarsi di paesaggi antropici, che tutti sono in grado di modificare e migliorare, prevenendone la rovina, non impedendone la trasformazione “non nella logica della conservazione sterile, ma attraverso una regolamentazione, un monitoraggio continuo degli eventi, a patto che siano globali e lungimiranti” – (da Atti del seminario /dibattito “Verso una nuova identità, diversità ed integrazione in terra di Brianza”, curato dall’Ass. “Il Cortile”- Nova, 13 Maggio 1995).

La base associazionistica, fonte di una cultura propria ed originaria del luogo in cui cresce, nella prassi del quotidiano, nella ricerca e verifica continue sulla vita e sull’operato del collettivo, nella sua specifica articolazione pluralistica e democratica, potrebbe maggiormente incontrarsi e stabilire contatti proficui con la cultura “colta” delle università, e con le altre agenzie educative, perché il territorio locale può costituire il punto di partenza su cui indirizzare e focalizzare l’indagine micropedagogica, e gli interventi di studio, (miranti alla stesura di una politica coordinata di recupero ambientale e di fruizione del patrimonio esistente) che partano dall’analisi della realtà e attualità del presente, garantendo una corretta strategia educativa in grado di interferire, significativamente, con i continua esistenziali del soggetto nell’arco della sua formazione permanente. In questo contesto culturale e sociale, risulta insostituibile il contributo attivo e il ruolo militante e partecipativo delle associazioni, rappresentanti uno spaccato della base comunitaria, importanti forze e risorse umane, in grado, oggi, di sensibilizzare, educare, preparare al futuro, aiutando la formazione di nuove coscienze, volte al miglioramento della qualità di vita in questa nostra complessa società postindustriale. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso la conoscenza consapevole, perché è attraverso di essa che si giunge alla formazione di una coscienza. Solo in tal modo ci si potrà avvicinare ad un modello di cambiamento e trasformazione continui del paesaggio, evitando gli scempi già irrimediabilmente perpetrati.

In conclusione, una corretta politica culturale e ambientale non può prescindere dal protagonismo educativo dell’associazionismo, che occupa un settore qualificante all’interno del sistema formativo (privato sociale, volontariato, iniziative educativo- culturali) e che, pertanto, si propone quale risorsa pedagogica irrinunciabile per lo sviluppo – in direzione pluralistica e democratica – di un Paese aperto alle frontiere europee.

LA DIDATTICA DELL’AMBIENTE progetto per un civico ecomuseo del territorio a Nova Milanese

BIBLIOGRAFIA:

 

G. Corna Pellegrini, D. Demetrio (a cura di ), Viaggio e racconti di viaggio nella esperienza di giovani e adulti, C.U.E.M., Novembre 1997

G. Corna Pellegrini (a cura di), Nello sguardo altrui. Nuova didattica dei beni culturali e ambientali attraverso proposte di decentrazione cognitiva, C.U.E.M., Gennaio 1999

FONTI LOCALI

Associazione culturale “Il Cortile”, Atti del Seminario/Dibattito, Verso una nuova identità: diversità ed integrazione in terra di Brianza, Maggio 1995

Ass. “Il Cortile”, M.T. Elli (a cura di), La memoria ritrovata. Alla scoperta del territorio, Tipografia C.M., Ottobre 1996.

Ass. “Il Cortile”, Progetto Ecomuseo – un museo per Nova Milanese, 1999

©, 2003

 

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