CUORE SELVAGGIO – WILD AT HEART – David Lynch-Nicolas Cage-Laura Dern-Isabella Rossellini-Willem Dafoe-Southern Style-Texas

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CUORE SELVAGGIO – WILD AT HEART

REGIA: DAVID LYNCH

Con: Nicolas Cage, Laura Dern, Willem Dafoe, Isabella Rossellini

USA, 1990

Durata: 2 ore 35 minuti

 

Burning Memories (n.d.r.)

Cito in apertura la celebre canzone di Waylon Jennings (Texas Style Singer) in quanto – a mio avviso – consona alle atmosfere di bruciante ricordare che David Lynch ci propone in serrati flash back (nella prima parte del bellissimo film) sottolineati da frames che inquadrano il divampare crepitante di un incendio, quale immagine metaforica di un bruciare di memorie nell’animo di Sailor (Nicolas Cage) e Lula (Laura Dern), intrappolati in un legame amoroso al quale troppe ombre del passato – nelle vite dei due protagonisti – impediscono di prendere il volo.

A 16 anni dalla sua comparsa, il capolavoro della cordata Lynch-Gifford-Badalamenti non delude, anzi, conferma la qualità del buon vino invecchiato. Quante strade ha aperto il coraggioso Lynch con “Wild At Heart”: ci sarebbe stato “Natural Born Killer”, se non ci fosse stato “Cuore Selvaggio”? mi chiedo. Quanta altra letteratura non ci sarebbe stata, anche a casa nostra, se – su un registro diverso, ma altrettanto coraggioso – Bret Easton Ellis non avesse avuto la grinta e la fiducia nei propri mezzi per dare alle stampe “American Psycho”, col risultato di sentirsi inizialmente sbeffeggiare dalla critica ufficiale quale maniaco perverso psicotico, etc etc?

Lynch non raccolse, tuttavia, tali giudizi, in quanto le perversioni che narra in questa pellicola sono partecipate emotivamente dall’IO narrante, attraverso sapienti atmosfere lirico-musicali (un grazie al grande Angelo Badalamenti, per averci donato una fra le più belle colonne sonore mai realizzate), e struggenti campi totali (ad esempio: deserto del Texas al tramonto) che definiscono ai nostri occhi di spettatori la posizione emotiva e morale del creatore rispetto alla brutalità – a questo punto non gratuita – della vicenda.

Ci trovaimo – guarda caso – in un luogo della Carolina del Sud chiamato Cape Fear (ma qui non possiamo dire che Scorsese abbia più tardi copiato, in quanto “Promontorio della Paura” altro non è che un remake di Orson Welles), dove si consuma, a una festa di sfarzosa magnificenza Southern Style – che ricorda il buon vecchio William Faulkner – un delitto che solo apparentemente innesca la tragedia e la fuga, in quanto l’innesco – si capirà strada facendo (la strada che, ancora una volta nell’American Dream, dovrebbe portare a Ovest) – era già partito molti anni addietro, quando Sailor fu testimone di un omicidio. La madre di Lula, la terribile madre di Lula, vuole togliere di mezzo Sailor, per ragioni del tutto criminali, ma anche a causa di un morboso legame simbiotico che la lega alla figlia, bionda ragazzona dai sentimenti molto semplici, leggermente ritardata, ma di grande cuore, che a 13 anni subì lo stupro da parte dello Zio Puch. Il quadretto della classica famigliola paranoica e sessuofoba americana, emerge in flash back sempre accompagnati dal frame dell’incendio, che, in tutta la prima parte del film, ci segue, a dettare il ritmo di un lento, per quanto sincopato, tentativo di fuga in California da parte di Sailor e Lula, cullati spesso dalle note di un Elvis Presley, che, non a caso, ha dato il meglio di sé in piena paranoia anticomunista e sessuofoba, come sappiamo.   

Da poche ore in libertà vigilata, dopo aver scontato la sua pena per omicidio colposo, Sailor, in compagnia della tenera disarmante Lula, varca il confine della Louisiana, mettendo seriamente a repentaglio la sua condizione rispetto alla Legge. Sulle loro tracce c’è il detective Johnny Farragut (interpretato dal magistrale, sconsolante Harry Dean Stanton) ingaggiato dalla madre di Lula, con la quale Farragut ha un vecchio legame amoroso, mai del tutto chiarito (si diranno “ti amo”, per la prima volta, solo a New Orleans, in un ristorante francese, poco prima che Farragut venga ucciso) in quanto sempre stato di intralcio al legame di Lei con Santos, malavitoso che le avrebbe ucciso il marito (dando, come si diceva, l’innesco alla storia dannata di Sailor).

Harry Dean Stanton

I due amanti vengono individuati in un albergo di Bourbon Street (visioni di New Orleans ampiamente pre Katrina) e Farragut sarà “venduto” a Santos, che lo farà uccidere da una sorta di strega satanica, amante di sesso-e-morte, durante un rito Cajun Voodoo che ci fa un po’ pensare alla patrona delle streghe del Delta, certa Marie Laveau della tradizione. Qui la storia è per un momento attraversata da criminali patologici e compiaciuti, molto pittoreschi e decadenti come altra grande letteratura ci ha mostrato, ad esempio “Omicidio a New Orleans” di James Lee Burke (vedasi anche film omonimo con Alec Baldwin).

Ora siamo in Texas, la decappottabile corre nella notte verso San Antonio. Ci stiamo approssimando alla scena più bella del film, e a una delle scene più belle della storia della cinematografia: qui Lynch ci dà un’anticipazione del suo più morboso film, ovvero “Lost Highway”. Lula vede nel cielo la Strega Malvagia dell’Est. La macchina corre, come sul sapone, tutto è fluido, notturno, con quella stupenda canzone di Chris Isaak, “Wicked Game”, appunto. Mi aspettavo quella scena, dopo 16 anni, con il fiato sospeso, e mi colpì forse più che a una prima visione, quando ancora molto poco capivo della vita, e della morte:

< E’ sempre uno shock quando ti accorgi che la realtà non è come te l’eri immaginata >, affermava Lula, quando ancora il sole brillava infuocato sul Texas; ora è notte, Farragut è appena stato ucciso con un colpo di rivoltella alla nuca, nel preciso istante in cui la strega si faceva scopare raggiungendo un malsano orgasmo con un gregario di Santos. Stracci, stracci bianchi illuminati dai fari compaiono all’improvviso sull’asfalto della Highway 118. La visione continua a lungo, stracci lasciati confusamente sull’asfalto. I fari illuminano una macchina ribaltata. Due cadaveri insanguinati. Un’ombra. Una bellissima ragazza brancola nel buio, cercando al alta voce il suo pettine. Si mette le dita in testa. Si sente uno strano rumore, di cosa viscida, di cranio sfondato. Cerca ad alta voce il suo portafogli. Impreca per la perdita del suo portafogli. Si accascia. Invoca il suo rossetto, con il viso inondato di sangue. Muore.

cuore selvaggio w d
Willem Dafoe

Siamo quasi all’epilogo di questo trascinante road movie. La fuga a Ovest avrà il suo tragico epilogo a Lobo, nei pressi di Big Tuna (Texas).

Big Tuna compare in una malsana scena notturna, una strada costeggiata da due file di case, basse, quadrate, capanne in mattoni. Un gruppo di oziosi texani al tavolino di un bar. Ma prima c’è la performance di Isabella Rossellini, nei panni di Perdita, anche lei appartenente alla combriccola di Santos: ormai Sailor e Lula sono fuori dal tracciato che li avrebbe portati in California, e Lula se ne accorge, e chiede spiegazioni. Sailor è evasivo. Chiede a Perdita se per caso c’era un contratto su di lui. Perdita dice di non saperne niente. Scende la notte. Gli oziosi texani trincano Jack Daniel’s. Parlano a vanvera di cose del cazzo. Fanno sottili illazioni. In una baracca vicina stanno girando un film porno < Texas Style >, dice uno degli oziosi, sghignazzando da deficiente. Clima teso, paranoico, subnormale, idiota, di profonda sperduta provincia americana del Sud. Ecco che irrompe sulla scena l’angelo nero, Bobby Perù, interpretato da Willem Dafoe.

La parabola discendente ha inizio. Ex Marine con trascorsi traumatici nel Golfo del Tonchino, che avrebbero determinato la sua degenerazione esistenziale, Bobby Perù ingaggia Sailor per un colpo da 5000 $ ma è d’accordo con Perdita – ovvero Santos – di fargli avere un incidente per toglierlo di mezzo. Lula aspetta un figlio. Vomita nella stanza di motel. Il colpo fallisce per l’intervento di uno sceriffo, Bobby – colpito al petto – si accascia e si stacca la testa con un colpo di fucile a canne mozze Itaka, e Sailor finisce nuovamente in galera, per 6 anni.

Sei anni dopo esce di galera e arriva col treno alla stazione di San Antonio (Texas), dove c’è Lula col figlio di sei anni ad attenderlo. Scena in perfetto stile buoni-antiretorici (forse un po’ retorici, ma pienamente godibili) sentimenti americani.

< Portami a casa >, dice semplicemente Sailor, dopo che Lula gli chiese se avesse avuto per caso fame. Ma Lula, in macchina, ha un ripensamento, in quanto sta ancora subendo il voodoo-simbiotico-materno. La madre sta un’altra volta vincendo sul loro amore. Sailor si scazza. Saluta il figlio e Lula con frasi molto pragmatiche, del tipo “non complichiamoci la vita, tra di noi, non vedendoci da sei anni, sarà tutto più facile”, e torna alla stazione. Sulla strada viene pestato da nove sgherri mandati dalla madre di Lula. Cade. Ha una visione. Vede la Strega Buona del Mago di Oz, che gli dice: < Se credi di avere un cuore selvaggio, combatti per i tuoi sogni (…) non fuggire dall’amore. > Corsa sui tetti delle macchine incolonnate per un incidente, e finalmente il dolce finale liberatorio: l’amore si compie, per sempre.

E qui mi viene da citare un’altra canzone, questa volta di Earl Thomas Conley & Emmylou Harris: “We  Believe In Happy Endings”.

 

©, 2006

 

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WILD AT HEART – WILD AT HEART

DIRECTOR: DAVID LYNCH

With: Nicolas Cage, Laura Dern, Willem Dafoe, Isabella Rossaellini

USA, 1990

Duration: 2 hours 35 minutes

Burning Memories (editor’s note)

I quote the famous song in the opening of Waylon Jennings (Texas Style Singer) because – I believe – in keeping with the atmosphere of burning to remember that David Lynch gives us tight in flashback (in the first part of the great movie) highlighted by frames that frame the crackling blaze of a fire, which metaphorical image of a soul burning with memories of Sailor (Nicolas Cage) and Lula (Laura Dern), trapped in a love relationship in which too many shadows of the past – in the lives of two characters – prevent take flight.

In 16 years since its inception, the masterpiece of the roped-Lynch-Badalamenti Gifford does not disappoint, in fact, confirms the quality of the good old wine. How many roads have opened the brave Lynch with “Wild At Heart”: there would be “Natural Born Killer”, if there had been “Wild Heart”? I wonder. How much other literature there was, even at home, though – on a different register, but just as brave – Bret Easton Ellis did not have the grit and self-confidence to bring out “American Psycho”, with the result feeling initially deriding critics official, such as manic psychotic evil, etc. etc.?

Lynch picked up, however, such judgments, since that tells the perversions in this film are owned by the narrating emotionally through music lyric-wise atmosphere (thanks to the great Angelo Badalamenti, for giving us one of the most beautiful soundtracks ever made), and poignant total fields (for example: the Texas desert at sunset) that define our eyes of viewers emotional and moral position with respect to the brutality of the creator – at this point is not free – the story.

There trovaimo – coincidentally – in a place called South Carolina’s Cape Fear (but here we can not say that Scorsese has copied later, as “Cape Fear” is nothing but a remake of Orson Welles), where it consumes , to a sumptuous feast of magnificent Southern style – reminiscent of the good old William Faulkner – a crime that apparently triggered the tragedy and escape, as the trigger – you will understand the way (the road once again in ‘ American Dream, should lead to the West) – had already left many years ago, when Sailor was a witness to a murder. Lula’s mother, the terrible mother, Lula, wants to get rid of Sailor, for the sake of all criminals, but also because of an unhealthy symbiotic relationship that binds her to her daughter, blonde big girl with feelings very simple, slightly delayed, but big heart, who suffered 13 years of rape by Uncle Puch. The classic picture of the little family and paranoid antisexual American emerges in flashbacks always accompanied by the frame of the fire, which, throughout the first half of the film, it follows, to dictate the pace of a slow, syncopated as, escape attempt in California by Sailor and Lula, are often lulled by the sound of a Elvis Presley, who, not coincidentally, gave her best in full paranoia and anti-sex phobia, as we know.

From a few hours on probation after serving his sentence for manslaughter, Sailor, in the company’s tender disarming Lula, crosses the border of Louisiana, would seriously endanger his condition than the Law. On their trail is Detective Johnny Farragut (played by the masterful, depressing Harry Dean Stanton) hired by Lula’s mother, with whom Farragut has an old love affair, never entirely clear (it will say “I love you”, for first time, only in New Orleans, a French restaurant, just before being killed Farragut) as always been a hindrance to bond her with Santos, the gangster would have killed her husband (assuming, as we said, the trigger the bloody history of Sailor). The two lovers are discovered in a hotel in Bourbon Street (New Orleans extensively pre visions of Katrina) and Farragut will be “sold” in Santos, which will kill him with a sort of satanic witch, lover of sex and death, during a Cajun voodoo ritual that makes us a little ‘think patron of the witches of the Delta, some of Marie Laveau tradition. Here is the story for a moment crossed by pathological criminals and pleased, very colorful and decadent as another great literature has shown, for example, “Murder in New Orleans” by James Lee Burke (see also eponymous film with Alec Baldwin).

Now we are in Texas, the convertible runs into the night to San Antonio. We are approaching the most beautiful scene of the film, and one of the most beautiful scenes in the history of cinema (the tissues are ready to collect the tears?): Here Lynch gives us a foretaste of his most morbid film that “Lost Highway”. Lula sees in the sky the Wicked Witch of the East. The machine runs as the soap, everything is fluid, night, with that wonderful song by Chris Isaak’s “Wicked Game”, in fact. I expected that scene, after 16 years, with bated breath, and struck me perhaps more than at first viewing, when I understood very little of life and death:

<It ‘s always a shock when you realize that reality is not like you imagined you were the>, Lula said, even when the sun shone on the blazing Texas, and now it is night, Farragut has just been killed by a pistol shot in the neck , at the precise moment when the witch was an unhealthy fuck reaching orgasm with a herd of Santos. Rags, white rags illuminated by the headlights pop up on the asphalt of Highway 118. The vision continues for a long, dimly rags left on the asphalt. The headlights illuminate a car overturned. Two bloodied corpses. A shadow. A beautiful girl groping in the dark, trying to call out her comb. He picks his head. You hear a strange noise, slimy thing, a crushed skull. Find out loud his wallet. Swear by the loss of his wallet. He collapses. Invoke her lipstick, her face bathed in blood. Dies.

We’re almost compelling epilogue of this road movie. The flight to the West will have its tragic epilogue to Lobo, near Big Tuna (Texas).

Big Tuna appears in an unhealthy night scene, a street lined with two rows of houses, low, square, brick huts. A group of Texans to idle a café. But first there’s the performances of Isabella Rossellini in the role of loss, she also belonged to the gang of Santos: Sailor and Lula are now off the track that would take them to California, and Lula notices, and demands explanations. Sailor is evasive. Loss asks if by chance there was a contract on him. Leak says he knows nothing. Night falls. The idle fine Texan Jack Daniel’s. Babbling fucking things. Make subtle inferences. In a nearby cabin are filming a porn movie <Texas Style> says one of the idle, by grinning idiot. Tense, paranoid, subnormal, idiot, lost deep in the South American province, which burst onto the scene is the dark angel, Bobby Peru, played by Willem Dafoe.

The downward spiral begins. Ex-Marine with a traumatic past in the Gulf of Tonkin, which would have resulted in its degeneration existential Bobby Peru Sailor hires a hit for $ 5000 but is in agreement with loss – or Santos – to get him out of the way to an accident. Lula is expecting a child. Vomiting in the motel room. The coup failed due to the intervention of a sheriff, Bobby – shot in the chest – it breaks down and releases the head with a shotgun shot Itaka, Sailor, and ends up in jail again, for 6 years.

Six years after coming out of jail and comes with the train at San Antonio (Texas), with Lula’s six year old son waiting for him. Scene-good rhetorical style (maybe a little ‘rhetoric, but fully enjoyable – wipes) American sentiments.

<Take me home> simply says Sailor, Lula asked him once if he was hungry for the event. But Lula, in the car, was an afterthought, as it is still undergoing breast-voodoo-symbiotic. The mother is once again on winning their love. Sailor is pissed. He greets his son with some very pragmatic and Lula, the “non complichiamoci life, between us, not seeing us for six years, everything will be easier”, and returns to the station. On the road is beaten up by thugs sent by the mother of nine Lula. Falls. He has a vision. He sees the Good Witch in The Wizard of Oz, who says: ‘If you think you have a wild heart, fight for your dreams (…) not to run away from love. > Running on the roofs of cars in columns for an accident, and finally the sweet final liberating love is fulfilled, forever.

And here I will quote from another song, this time of Earl Thomas Conley & Emmylou Harris: “We Believe In Happy Endings”.

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