CAREL CAPEK (1890 – 1938) – R.U.R – Rossum’s Universal Robots

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Karel Čapek (pronuncia: [ˈkarɛl ˈtʃapɛk]; Malé Svatoňovice, 9 gennaio 1890 – Praga, 26 dicembre 1938) è stato un giornalista, scrittore e drammaturgo ceco. (...) Sempre nello stesso anno scrisse il suo lavoro più famoso, il dramma in tre atti R.U.R. (Rossumovi univerzální roboti). In quest'opera compare per la prima volta la parola robot (dal ceco robota, "lavoro duro, lavoro forzato"), che tanto successo ha avuto in seguito. Il termine fu inventato e suggerito all'autore dal fratello Josef. Va notato che i roboti di Čapek non sono in realtà robot nel senso poi attribuito al termine, ovvero automi meccanici, ma esseri "costruiti" producendo artificialmente le diverse parti del corpo e assemblandole insieme. In quest'opera l'autore focalizzò i pericoli dello scientismo e del razionalismo, immaginando una società basata sul lavoro dei robot semi-umani, mancanti solo dell'anima, che piano piano si ribellano e schiacciano gli uomini. L'opera è a lieto fine, in quanto gli stessi robot scoprono l'amore e i sentimenti. (Wikipedia)

CAREL CAPEK (1890 – 1938)

“R.U.R – Rossum’s Universal Robots”

Bevivino, 2006

 

“Sottouomini” – per dirla con Céline – sottoprodotti di un’umanità degradata dalle leggi del profitto, macchine prive di anima col compito di abbattere i costi di produzione al fine di garantire all’Uomo (essere superiore?) la libertà definitiva dal giogo biblico (solo biblico?) del lavoro, e quindi la felicità terrena.

Dramma allucinato e di una sottile perversione filosofica, il testo di Capek ci butta in faccia, brutalmente, la tragicità della condizione del lavoro subordinato, qui metaforizzato dalla figura del Robot, ma che noi lettori – facilmente – possiamo riconoscere nei molti “sfruttati” di ieri e soprattutto di oggi:

lavoratori arresi di fronte allo strapotere padronale, sottomessi al punto da aver rinunciato alla propria “anima”, alla propria voce – indignata – interiore.

Quando però – per una metafora che ci avvicina alla disobbedienza di Adamo, e pone il creatore del Robot in una condizione simile a quella del da lui usurpato e oltraggiato Creatore – il Robot viene riprogrammato, con un “sistema operativo” (parole dell’Autore!) in grado di fargli provare emozioni umane:

ecco che sopravviene la ribellione di fronte al suo creatore, l’Uomo, e sfruttatore, una rivolta d’anime oppresse, la rivolta di tutti i Robot in nome di una dignità calpestata, e di una superiorità (atto di Conoscenza, di Volontà in termini biblici?) che un lettore avveduto può ricondurre alla Rivoluzione d’Ottobre, già – dalla critica – avvicinata alla matrice storica di questo magnifico testo. E via via, si può andare avanti, nella citazione di rivolte celebrate dalla cinematografia: quella del Robot – Computer Hall 9000, che sterminerà l’intero equipaggio della navicella in “Odissea 2001 nello Spazio”, sino a quella degli zombies, ne “La notte dei morti viventi”, celebre film di Romero,

dove i morti, uccisi dal consumismo, si vendicheranno, una volta risorti, dando l’assalto a un supermercato, in una vorace riappropriazione dei propri diritti.

 

©, 2006

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