Andrea Savonitto – LA CHIUSA DELLA VALSASSINA

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La Valsassina è racchiusa tra il gruppo delle Grigne, a occidente, e il gruppo delle Alpi Orobie, che, a semicerchio da oriente a settentrione, la separano dalle valli bergamasche e dalla Valtellina. Si collega al ramo lecchese del Lago di Como grazie a due sbocchi, a Lecco e a Bellano. Esiste una strada di collegamento alle valli bergamasche: la strada provinciale 64 Prealpina Orobica, che dal comune di Moggio sale alla Culmine di San Pietro per poi discendere nella Val Taleggio. La valle è percorsa in tutta la sua lunghezza dal torrente Pioverna, il quale nasce dalla Grigna e scorre verso nord per sfociare nel Lago di Como all'altezza di Bellano, comune nel quale il torrente forma una spettacolare forra chiamata l'Orrido di Bellano. (Wikipedia)

Andrea Savonitto

“LA CHIUSA DELLA VALSASSINA”

Agielle, 1981

 

Un altro libro datato, anzi, iper datato. Ma come non parlare di un esile quanto prezioso volume dedicato a quei luoghi di bassa valle, ai piedi delle possenti Grigne, dove arrampicare anche d’inverno scaldati da un tiepido sole, su un magnifico e compatto calcare pieno di bellissime fessure e placche in aderenza, oggi – mi vien riportato – completamente spittato e sicuro, ma allora (vent’anni fa) ancora appannaggio di arrampicatori che salivano con nutrite scorte di nuts ed eccentrici per proteggersi, per evitare di rompersi l’osso del collo, ma pur sempre divertendosi in quelle tiepide giornate invernali che fanno, della Chiusa della Valsassina, un microcosmo particolarmente poetico?

Il libro è stato scritto in pieno momento storico: si passava dalle concezioni tradizionali dell’alpinismo a quelle del free climbing, un po’ in tutta Europa e in America. Andrea Savonitto appartiene a quella schiera di freeclimber che, insieme a Franco Perlotto e Ivan Guerini, chi per un verso, chi per un altro, certamente tutti con in testa idee diverse, hanno segnato decisamente quel dato momento storico, scrivendo libri rimasti nella Storia, libri completamente diversi e non omologabili li uni agli altri, e per questo così belli.

 

 

La Chiusa della Valsassina è più propriamente detta Zucco dell’Angelone, ed è sede di una infinita rete di vie e monotiri che, ai tempi in cui vennero aperte, erano veramente qualcosa di estremo. Ora, tutto si è ridimensionato, grazie, o per colpa, degli spit, ma resta il fatto che le vie dello Zucco dell’Angelone hanno il sapore di salite mai banali, sempre molto esposte, capaci di dare un senso del brivido anche di ‘sti tempi. La cornice ambientale è idilliaca. Nelle belle giornate si può godere di una veduta aerea sulla Valsassina e sul Grignone, e respirare quel gradevole profumo di sottobosco che solo a fondo valle ci è concesso di respirare. Credo che, con la pioggia, il luogo sia adatto anche per andare a funghi, il che significa potersi fare una mangiata e non buttare via del tutto la domenica, se non si è arrampicato.

©, 2006

Storia del Taleggio

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