HOWARD FAST

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HOWARD FAST
Howard iniziò a scrivere molto giovane. Nel 1933, all'età di soli 18 anni pubblicò il suo primo romanzo, Two Valleys, scritto mentre peregrinava attraverso gli Stati Uniti passando da un lavoro saltuario a un altro. La sua prima opera di successo fu Il cittadino Tom Paine (Citizen Tom Paine), una versione romanzata della vita di Thomas Paine. Fortemente interessato alla storia statunitense, scrisse L'ultima frontiera (The Last Frontier), sul tentativo degli indiani Cheyenne di tornare nelle loro terre native, e La via della libertà (Freedom Road), sulla vita degli ex-schiavi dopo la Guerra di Secessione. È autore del romanzo Gli emigranti (The Immigrants), che ripercorre la vita di alcuni emigranti italiani ed ebrei negli anni precedenti la crisi economica del 1929. Il suo romanzo più noto è Spartacus del 1951, che ispirò il film omonimo del 1960 di Stanley Kubrick e Kirk Douglas. Ha pubblicato anche racconti di fantascienza, raccolti, in Italia, nelle antologie Il generale abbatte un angelo (1970) e La mano (1974). A causa della sua adesione al comunismo divenne una vittima del Maccartismo ma vinse nel 1953 il premio Stalin per la pace. (Wikipedia)

HOWARD FAST

E’ del 12 marzo 2003 la morte dello scrittore americano Howard Fast. Penna versatile e prolifica, quella di Howard Fast, nato nel 1914 da famiglia operaia. Nella sua lunga e variegata carriera, Fast si cimenta col romanzo storico (“Spartacus”, versione cinematografica di Stanley Kubrick, 1960), con la spy story e l’affresco a sfondo sociale, vedasi il celebre “Sciopero a Clarkton”. Molte le sue Opere finite sulla pellicola, prima fra tutte la sua novella “Rachel”.

Spirito ribelle, Fast abbandona le scuole e si dedica a molti umili mestieri, per giungere in età matura alla scrittura di professione. Ma il suo animo è già temprato dalle mille disillusioni di un sogno americano che lascia l’amaro in bocca. L’adesione al partito comunista gli costa la persecuzione del maccartismo.

Si rifiuta di fare i nomi dei suoi compagni, e viene condannato per “oltraggio al Congresso”.

Howard Fast lascia un vuoto incolmabile nella cultura americana, e non solo, per chi ha amato degli scrittori americani del dopoguerra la vena democratica e la prosa semplice, realistica, capace di dare corpo alle storie più vere e umili, prese dalla vita di tutti i giorni, secondo il dettame hemingwayano “scrivere di cose semplici che si conoscono”.

©, 2006

 

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