GIANNI NICOLETTI – L’UOMO, LA VITA E DIO – la letteratura della ricerca – 1850 – 1950

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Professore di Lingua e letteratura francese presso l'Università Ca' Foscari Venezia, ha scritto per Convivium, Letteratura e Studi francesi e collaborò, a lungo e fruttuosamente, con l'UTET di Torino. Profondo studioso dell'opera di Arthur Rimbaud e Charles Baudelaire, ha dedicato buona parte delle sue pubblicazioni a questi due autori; ha inoltre curato l'edizione completa delle opere di Sade in italiano. Muore a Venezia il 29 aprile 2007. (Wikipedia)

GIANNI NICOLETTI

“L’UOMO, LA VITA E DIO – la letteratura della ricerca – 1850 – 1950”

pagg. 982

Casini, 1956

 

Gianni Nicoletti

Nel leggere un libro storico – scritto con l’impeto di quegli Anni’50 che furono toccati dal disfacente spirito dell’Esistenzialismo, ma che dell’esistenzialismo ha colto gli aspetti meno desolanti, privilegiando al contrario una ricerca di salvezza, di elevazione nella poesia e nell’arte – mi procura una certa emozione. Soprattutto pensando che tale libro è stato salvato, per tutti questi anni, dall’oblio, grazie alla cura e all’amore per i libri di Renato Zanganelli, oltre che mio amico, storico fondatore – insieme all’ideatore Biagio Melloni – del primo Remainders’ Center italiano, la famosa Libreria Accademia, in Galleria Vittorio Emanuele a Milano, purtroppo ormai chiusa.

Per usare le stesse parole di Renato Zanganelli, “L’uomo, la vita e Dio”, di Gianni Nicoletti, è una “compilation”, espressione che Zanganelli ha usato – nei confronti di questo libro – credo con affetto, in quanto il termine “compilation” si riferisce ai prodotti musicali come dischi e cd, e Zanganelli è un grande amante della musica, soprattutto jazz. Dal canto mio, non posso che condividere – dopo aver letto il libro – questa definizione, affettiva e contenutistica.

Attraverso il lunghissimo e avvincente saggio introduttivo, facciamo un viaggio, un tuffo in cento anni di letteratura, dal 1850 al 1950, passiamo ad analizzare, a conoscere nel profondo – umanamente, emozionalmente – grandi scrittori, grandi maghi della parola, come Rimbaud e Baudelaire, e quel tumulto che fu – dopo le derive filosofiche dell’Illuminismo che hanno avuto un esito tanto disastroso quanto avvincente in De Sade –  il Romanticismo, quindi il Simbolismo, il Decadentismo, la farneticazione dell’automatismo mentale del Surrealismo, l’Esistenzialismo. Cosa rimane all’Uomo moderno, si chiede Nicoletti, di fronte a un Cosmo le cui Leggi – interpretate e forzate – lo possono portare all’autodistruzione atomica? E’ il grande interrogativo – questo destino umano tanto incerto, che in quegli Anni si confrontava col pericolo nucleare – di Nicoletti, che considera la poesia, l’arte, la letteratura vere e uniche fonti di salvezza.

Gianni Nicoletti fu un valente studioso e traduttore di testi francesi, non a caso la maggiore enfasi di questo libro è posta su Baudelaire e Rimbaud, pietre angolari di tutta la poesia e arte contemporanee, secondo il pensiero del Nostro Autore.

 

©, 2009

 

Link correlato: una testimonianza diretta di Renato Zanganelli

 

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