ESSERE O MAL-ESSERE? – Il volto di una società malata

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ESSERE O MAL-ESSERE? – Il volto di una società malata

MANCANO “IN ALTO” FIGURE AUTOREVOLI, CHE INFONDANO UN SENSO DI RESPONSABILITA’

 (2008)

Sempre più spesso mi trovo ad osservare i segni – che potrebbero apparire insignificanti – di un evidente malessere di cui sembrerebbe soffrire la Nostra società.

Un malessere che, a mio parere, viene da lontano, proviene dall’alto, ovvero, dall’alto di una dirigenza politica che – non rispettando più alcun principio etico – lascia il cittadino solo con se stesso, con la sua totale incapacità a darsi delle regole, un cittadino “bambino” privo delle figure autorevoli ed educative dei genitori, allo sbando e in preda alle sue più selvagge pulsioni antisociali e deregolamentanti.

Lo si nota soprattutto per le Nostre strade: gente che sale sugli autobus dalle porte destinate a chi dovrebbe scendere; pedoni che in massa attraversano col semaforo rosso, indifferenti al codice stradale che vorrebbe si attraversasse solo col verde, in modo da non creare intoppi alla viabilità e, in casi estremi, incidenti anche mortali. Automobilisti che non danno più la precedenza ai pedoni, accecati da una fretta irragionevole che, anzi, in vista di un pedone sulle strisce pedonali accelerano quasi a voler sfidare la morte, quasi a volerlo mettere sotto deliberatamente; conducenti di mezzi pubblici che parlano spudoratamente al cellulare, mentre manovrano il mezzo pieno di passeggeri, e rallentano la normale marcia per poter parlare indisturbatamente dei loro affari privati; e gli esempi sarebbero, purtroppo, ancora molti, ma mi fermo qui.

Sto osservando questa casistica di comportamenti da alcuni anni, con un loro preoccupante acuirsi in questi ultimi mesi. Mi chiedo il perché di questo anomalo fenomeno. Mi chiedo come reagisca il cittadino di fronte ai macro-problemi cui è chiamato a rispondere davanti alla Società, e allo Stato, il cittadino che non sia in grado di rispettare nemmeno queste minime, basilari regole di convivenza civile. Può dirsi civile un Paese dove le regole della convivenza fra individui siano così visibilmente saltate, alterate dalla fretta, dall’accecante individualismo di Noi singoli cittadini italiani? Un Paese che ha avuto artisti e poeti e scienziati quali Leonardo e Dante e Galileo Galilei, può a tal punto essersi abbrutito? Il concetto di persona mi sembra essere venuto meno. Da quando ha iniziato a prevale quello di “consumatore” (come taluni politicanti hanno iniziato a chiamare la cittadinanza italiana), la “persona” è stata svuotata della sua umanità, del valore etico e ideale di cui era portatrice, ridotta a “mezzo” per ottenere voti, e non più “fine in se stesso” (Kant), che esigerebbe rispetto e considerazione. Rispetto e considerazione che, non avendo più per Noi stessi, non riusciamo più ad avere per gli altri, per il prossimo, per i Nostri simili; perché in essi non ci rispecchiamo più.

Non trovando umanità in Noi stessi, non sentendoci più Noi stessi delle persone, non riusciamo più a trattare gli altri da persone, ma li trattiamo tutt’al più da pedoni da scalzare velocemente con la Nostra automobile, perché rallentano la Nostra rincorsa di un ideale di successo del tutto individuale, anzi, individualistico e ottusamente chiuso alla percezione di qualcosa, o qualcuno, che non riguardi il raggiungimento del Nostro fine del tutto personale.

 

©, 2008

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