Renato Casarotto – Oltre i venti del Nord

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Tra i più forti alpinisti italiani degli anni settanta e ottanta, è famoso per le sue impegnative solitarie invernali sulle Dolomiti e sul Monte Bianco e per alcune nuove vie aperte all'estero, in Patagonia, in Perù e in Karakorum. Ha perso la vita al termine di un tentativo di scalata dello sperone sud-sud-ovest del K2, cadendo in un crepaccio a breve distanza dal campo base. (Wikipedia)

Renato Casarotto

“Oltre i venti del Nord”

Dall’Oglio, 1986

Come non ricordare Renato Casarotto? Putroppo prematuramente scomparso, nel 1986, sulle pendici del K2, in un crepaccio, al termine di un tentativo di scalata dello sperone Sud Ovest.

Scorriamo un po’ l’indice di questo libro:

–         Nel paese delle cascate gelate;

–         L’alito gelido del Mc Kinley;

–         Il regno della luce (Colorado – In viaggio nel deserto- Una via nuova di VIII grado in Wyoming- Ultimi blitz nel sole della California).

Mi sono soffermato soprattutto sui paragrafi dell’ultimo capitolo, attratto dall’attenzione che Casarotto ha dedicato a settori piuttosto defilati e, se vogliamo, misconosciuti, di montagne americane, come quelle del Colorado e del Wyoming, rispetto alle Big Wall californiane. Dunque abbiamo in questo splendido libro fotografico un autoritratto di un Casarotto che esce dai panni dell’alpinista, e veste quelli meno sgargianti, dell’esploratore.

 

Casarotto al centro con Gian Carlo Grassi (sinistra) e Gianni Comino (destra) presso il Rifugio Monzino nel 1978. (Wikipedia)

Deserti. Torri di arenaria. Il vasto e desolato Stato dello Utah. Grande poesia. Capacità di riflessione oltre che di azione. Un Casarotto quasi metafisico e contemplativo, in queste pagine.

Scatti che riprendono Casarotto su lisce placche in aderenza. Eppure sul Diamond, in Colorado, Renato ha affrontato passaggi di A4. Alpinista dunque completo, a tutto tondo, che conosceva bene tutti i terreni, dal ghiaccio, al misto, al free all’artificiale. Da non dimenticare. Da imitare, se possibile.

Il suo sguardo penetrante e estremamente malinconico ben si addiceva agli orizzonti piatti dei deserti americani. Abbiamo in questo libro pagine terse e percorse da un grande lirismo. Una scrittura che, con la sua linearità, quella di Casarotto, ha saputo donarci pagine semplici, piene di amore per la natura, per il vento e la luce, prima ancora che per la montagna, il che non è poco.

©, 2006

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