Reinhold Messner – Montage – immagini, pensieri

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Inizialmente salito alla ribalta nel mondo dell'alpinismo per aver riportato in auge l'arrampicata libera in un periodo nel quale era preponderante la progressione artificiale, rendendosi protagonista nel 1968 del primo VIII grado in libera (seguendo la "linea logica") al Pilastro di Mezzo del Sass dla Crusc, il suo nome, legato a innumerevoli arrampicate e esplorazioni, è per lo più noto al grande pubblico per essere stato il primo alpinista al mondo ad aver scalato tutte le quattordici cime del pianeta che superano gli 8000 metri sul livello del mare, spesso da versanti o in condizioni di eccezionale difficoltà (una di queste ha ispirato il film Nanga Parbat). Le sue innovazioni nell'arrampicata libera prima e nell'alpinismo di alta quota poi lo fanno figurare ai vertici dell'alpinismo internazionale a cavallo degli anni sessanta e settanta. (Wikipedia)

Reinhold Messner

“Montage – immagini, pensieri”

De Agostini, 2002

Per riuscire a salvare la montagna è fondamentale che le generazioni future ne capiscano i valori”; questo il pensiero d’apertura del libro che Messner ha pubblicato nel 2002, Anno internazionale delle montagne, alle quali dedica una miscellanea di bellissime fotografie scattate sulle cime di tutto il globo, e pensieri tratti dal suo bagaglio tecnico, umano, etico e filosofico, un bagaglio di cultura alpinistica e umanistica che ha fatto di Messner – da sempre – un apprezzato scrittore capace di varcare le soglie della scrittura tecnica, o diaristica, di montagna.

Significativamente il volume si apre con due immagini insolite, per un libro che di strettamente alpinistico ha solo il nome dell’autore, un autore che vorrebbe distrarre l’occhio del lettore dall’oggetto montagna intesa solo come terreno di scalata, per farne un soggetto vivente da comprendere e rispettare: due vulcani, dei quali uno in eruzione, la “cosa” meno scalabile di questo mondo. Cosa ci vuole proporre, allora, il grande scalatore in questo suo libro? Credo che l’oggetto della sua riflessione sia la montagna che, a lungo aggredita dall’uomo, ora chieda allo stesso di essere contemplata e preservata, con il suo patrimonio di culture e bellezze naturali, che rischiano, allo stato attuale, di essere spazzate via dalla furia della tecnologia e dall’avanzata della incivile civiltà (ndr). Culture non aggressive, millenarie e votate alla tranquilla vita contadina o pastorizia, si affacciano da sempre sulle pendici di montagne che, andando noi ad aggredire coi nostri ramponi, ci dimentichiamo di osservare e comprendere. Messner ha voluto puntare l’obiettivo della sua macchina fotografica proprio su queste realtà, su questi popoli. Il volume che ne è uscito è una magnifica galleria di immagini e pensieri dedicati al soggetto montagna, un soggetto vivente che non finirà mai di affascinarci, e di pretendere il nostro più assoluto rispetto.

©, 2006

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