SCAMBIO DI FAVORI – racconto

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Dipinto di Edward Hopper

SCAMBIO DI FAVORI

1)

Dal saldatore si alzava una colonnina di fumo dall’odore acidulo. Il lavoro serale di Walter consisteva nel riparare impianti hi-fi come congrua forma di guadagno extra. Lo faceva da una quindicina d’anni, in aggiunta all’impiego nello Stato che gli dava una entrata fissa, una certezza sotto questo magro cielo. Mentre il televisore trasmetteva otto e mezzo con la Gruber, e raccontava le ultime malefatte del Premier, Walter si centellinava un goccetto di whisky con l’amplificatore aperto sotto i suoi occhi, come il ventre di un malato in camera operatoria. Gli giunse un sms. Del tutto inaspettato. Una cena. Un invito che ti piove sul cellulare da parte di un’amica che si sente sola.

Un tuono scosse l’aria tardo autunnale, e subito dopo una pioggia tropicale, pesante, iniziò a scrosciare. Il silenzio, la pioggia, quel piacevole senso domestico di riparo, inducevano pensieri lieti. Walter non era ricco. Ma arrotondava il part-time con quella sua piccola attività. Aveva conosciuto Mary quando, una sera, andò a trovarla per una riparazione. Il lavoro per lo Stato gli garantiva quella boccata d’ossigeno costante, sicura, che gli faceva guardare alla vita con un minimo di fiducia, da single, da uomo solitario e indipendente, piacente, a volte troppo discreto e silenzioso per apparire brillante, ma alle donne questo risultava gradito, le attraeva, dava loro la sensazione di trovarsi di fronte a un individuo capace di vivere, bene, con eleganza, ma senza sfoggio. Eleganza di modi. Finezza di comportamento. Più che abbondanza di mezzi.

Walter era in grado di ricavare il meglio dal poco, sia nel riparare oggetti, come nel cercare di ottenere dalle relazioni quel piacere edonistico, ma onesto, che rinfresca e colora le giornate – e le serate. A Walter non quadrava il fatto che Mary fosse sposata e lo invitasse fuori. Aveva avuto altre relazioni con donne sposate, gli era sempre andata bene, facendo lo slalom tra i pericoli dei mariti gelosi, o passivamente compiacenti. In questo caso, aveva la netta sensazione che il marito di Mary avesse in qualche modo facilitato il loro incontro. Anche quando il marito spinge la propria moglie a farsi un altro, resta un marito, resta imprevedibile. Eppure Walter era un po’ fatalista. Assumeva il rischio, con una sana dose di rassegnazione di fronte al fatto che, per godere quel tanto nella vita, bisogna rischiare.

Delle donne amava soprattutto la furbizia. Era un adoratore della furbizia femminile. Talvolta ne era stato vittima. In quei casi, si era districato dalle spine dei rovi amorosi con un po’ di fatica e qualche graffio, ma senza gravi conseguenze. Situazioni che gli avevano insegnato ad alzare il tiro, a destreggiarsi tra le profumate sottane, sempre meglio e sempre meno rischiando. Walter non aveva l’aspetto del donnaiolo. O dell’amatore. Ma questo ingannava. In verità, in fatto di mutandine e reggiseni, era piuttosto esperto. Era paziente. Sapeva ascoltare. Aspettare il passaggio della preda nel suo mirino, e colpirla con precisione. Per quanto l’aspetto indicasse in lui un mite, silenzioso, incolore individuo dedito al lavoro. Non c’è trappola migliore.

2)

La pioggia, fitta e vaporosa, autunnale, cadeva oltre il vetro della veranda della pizzeria. Mary aveva chiesto di sedere lì per poter fumare. Non voleva polemizzare, o appesantire la serata, Walter, per cui le concesse questo privilegio, poi una donna va sempre accontentata. Almeno, alla prima uscita. Walter osservava il volto e le espressioni dell’amica. Era una bellezza normale, di tutti i giorni, carica di un erotismo segreto, come sa essere quello delle casalinghe. Un erotismo interiore, poco celebrato all’esterno, ma abbastanza visibile per un occhio esperto, come quello di Walter. Un erotismo fatto di languore, insoddisfazione, attesa, di qualcosa che forse non arriverà mai. O che ritorni, qualcosa che si è perso, come ad esempio la freschezza giovanile. Già, ma quella non torna. Già, ma potrebbe tornare la passione.

«Non è vero? Cosa ne pensi?», gli chiese.

Walter, di passione, non ne sapeva molto. Le sue avventure erano sempre state abbastanza veloci e frugali. Se proprio vogliamo esser precisi, questa parola nemmeno gli piaceva, era la premessa a un coinvolgimento che, in fondo, non gradiva.

«Non saprei.» sorrise, abbassò lo sguardo sul piatto e tagliò una fetta di pizza.

«Uffa, sono uscita proprio con un musone!…»

Addentò anche lei la pizza, ma poi sollevò lo sguardo e gli sorrise, gli strizzò l’occhio da dietro il trucco che si era applicata in abbondanza.

Gli posò una mano sulla mano, disse: «Sai, tu sei un uomo interessante…»

La tolse, portò un dito alle labbra, racimolò le idee.

«Potremmo fare un patto. Tu mi offri una cena, mi fai un regalo, di tanto in tanto, ad esempio adesso mi si è rotta la lavatrice… e io… ricambio…»

«E tuo marito cosa dice?»

«Uhf, lui è d’accordo, è stato lui a mettermi questa idea», disse lei tutto d’un fiato, come per togliersi un fastidio.

«Ne sei certa?»

«Eccome, se vuoi lo chiamiamo e ci parli.»

«Non serve…»

3)

Le astine del tergicristalli segnavano il ritmo dei suoi pensieri. Strana donna. O forse per niente strana. Donna e basta. Donna che aveva la debolezza delle donne, la passività al servizio del maschio. Che la offriva come un dono, o meglio, una merce di scambio. Sottomessa. Se era arrivata a tanto, forse era una ninfomane. Certamente le piaceva scopare. Qualche buco nel controcorrente ce lo doveva pure avere. Aveva trovato un compromesso tra il gioco e l’utilità. Farlo a insaputa del marito, solo per piacere, l’avrebbe fatta sentire una ninfomane fedifraga. Così, invece, contribuiva all’economia domestica. E aveva il beneplacito del marito, in cassaintegrazione. E forse anche impotente per stress e depressione. Brava lei.

4)

Quando arrivò la lavatrice nuova, il marito di Mary, Oreste, guardò la moglie con occhi diversi. Scrutò nel suo corpo quella sensualità di cui lui non riusciva più a godere. Ma che era diventata motivo di guadagno, di aiuto per il loro stile di vita. Che stava decisamente precipitando negli ultimi mesi.

«Mary, vedrai che fra un po’ mi rimetto… non sarai più costretta a venderti…»

Ma a lei iniziava a piacere. Stette zitta.

«Mary… quando tornerò in me, col lavoro e col resto, torneremo quelli di prima…»

Tacque ancora.

«Io esco!»

«Dove vai?»

«Mi vedo con Walter.»

«Ah… con…»

«Sì, col nostro benefattore. Devi essergli grato!»

Sbatté la porta e sparì.

5)

Si era fatta portare a cena in un ristorante di un certo livello.

«Senti, caro… questo è il regalo che mi fai… ma perché a Oreste non vengano sospetti, dovresti regalarmi anche qualcos’altro, un televisore, o magari un abbonamento a Sky per vedere le partite.»

6)

Stava andando avanti a suon di regali da tre mesi. Walter dovette controllare il conto corrente, e trovò che era sceso parecchio. Doveva sospendere quella relazione. Mandò un sms a Mary e chiuse.

7)

Qualche giorno dopo, Mary gli telefonò.

«Caro, non voglio che finisca così tra di noi.»

«Devi scusarmi, ma non ho più avuto molto lavoro, e il conto è sceso in maniera preoccupante.»

«Non puoi lasciarmi così … e poi anche Oreste ci contava, sul tuo aiuto…»

«Non sono l’assistente sociale. Senti, quando mi sarò rimesso in sesto, ti chiamo.»

Mary iniziò a singhiozzare.

«Oreste ha detto che se non mi scopi più, e non mi fai più regalini, mi ammazza…»

Oreste la fissava mentre lei parlava al telefono. Impugnava una lattina di birra, la pancia che si sollevava ad ogni respiro, steso sul divano, come un otre peloso.

«Senti… non so cosa… dirti…»

Walter avvertiva la drammaticità della situazione. Ma cosa poteva farci?

«Fra un po’ finiremo i soldi…» Altri singhiozzi. «…la ditta ha chiuso…» «… posso venire a trovarti?…»

Andò a casa di Walter. Il desiderio di normalità, di un po’ di calore, fece sì che si concedesse senza pretendere niente in cambio.

«Ho paura di tornare a casa.»

«Perché?»

«Ha iniziato a picchiarmi.»

Era la rabbia, di non avere più un lavoro e di avere la moglie che andava con un altro, sotto i suoi occhi. Era la sensazione di essere diventato un impotente. Che sfogava con la violenza, per riequilibrare i ruoli.

«Se vuoi puoi fermarti qui, per un po’.»

«Mi fermerei per sempre… lo sai…»

Walter la guardò nelle pupille. E capì che era una donna votata all’infelicità.

 

 

 

©, 2010

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