IL FINE ULTIMO – racconto

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The Eruption of Mt. Vesuvius Seen Across the Bay of Naples by Michael Wutky

IL FINE ULTIMO

Aveva arrestato il suo viaggio in uno dei quadranti più esterni dell’universo, in prossimità della falsa galassia, in attesa dell’evento finale.

La sua qualità di storico gli aveva permesso di far parte del gruppo degli osservatori, circa quattrocento unità senzienti selezionate tra gli oltre settecentomila miliardi di esseri esistenti.

Non che tutti gli altri ne sarebbero rimasti all’oscuro, anzi: quello che stava per accadere sarebbe stato visto e sentito nell’intero cosmo conosciuto, ma solo a pochi era stato dato di assistervi di persona.

Ebbe un involontario sorriso, riflettendo sul fatto che “di persona” era un termine probabilmente molto inadeguato: a lui continuava a sembrare che in realtà la sua persona fisica fosse ancora sulla Terra, il pianeta di origine della sua specie, e non aveva mai compreso fino in fondo il concetto dello spostamento quantico che permetteva di muoversi in un qualsiasi punto dell’universo pur senza muoversi di un millimetro da dove si trovava, ma in fondo lui era uno storico, non un fisico.

Tutte le sue espansioni neurali le aveva dedicate alla propria passione, lo studio della storia delle specie senzienti, altrimenti non avrebbe mai potuto immagazzinare dati sufficienti ai propri studi.

Un mezzo sorriso gli increspò il volto.

Gli piaceva pensare di avere dato un contributo sostanziale a quanto stava accadendo, visto che vi aveva dedicato qualcosa come trecento anni terrestri di studi ininterrotti, oltre metà della sua vita biologica, anche se, obiettivamente, doveva riconoscere che il suo lavoro non era altro che completamento finale del pensiero e degli studi di migliaia prima di lui, appartenenti alle razze più disparate.

Erano trascorsi quasi tre milioni di anni terrestri da quando la sua specie si era timidamente avventurata oltre il proprio pianeta.

Era davvero un lungo periodo di tempo, rifletté, anche se la razza umana non era certo la più antica dell’universo, anzi, era una delle specie senzienti più giovani, ma era una caratteristica la cui importanza era pressocchè nulla.

Sin dai suoi primi anni di vita era rimasto affascinato dalla storia, dallo scorrere degli eventi e del loro intersecarsi in quello straordinario concatenarsi di causa ed effetto che era, in fondo, alla base del funzionamento stesso dell’universo: alla fine del suo periodo orientativo, compiuti i cent’anni, era stato praticamente automatico decidere di divenire uno storico.

Si rilassò nella poltrona speciale che assecondava ogni movimento del suo corpo come fosse viva, e chiuse gli occhi abbandonandosi per qualche momento ai ricordi.

Tre milioni di anni.

Certo, i suoi antenati terrestri avrebbero faticato a riconoscerlo come uno di loro, ma era indubbiamente un discendente. Le espansioni neurali, il corpo biomeccanico e le modifiche genetiche non erano altro che il frutto degli straordinari avanzamenti tecnologici intercorsi in quel lasso di tempo.

Intorno al tremila d.C. (la vecchia datazione umana) era avvenuto il primo contatto con un’altra specie senziente, quando gli umani si erano avventurati al di fuori del sistema solare, e da quel momento tutto era cambiato. L’ordinamento politico del pianeta aveva subito un micidiale scossone, ed in pochissime centinaia di anni quelli che erano i governi e le economie erano divenuti obsoleti, privi di significato, ed erano stati rimpiazzati da un qualcosa che i termini del tempo non avrebbero nemmeno saputo definire, una sorta di imperialismo anarchico globale con risvolti democratici.

Il primo mezzo milione di anni era stato davvero rutilante, con il contatto tra le oltre seicento specie senzienti ospitate dall’universo (senza contare le oltre cinquemila non ancora sufficientemente evolute tecnologicamente da poter essere contattate) e l’incredibile apertura mentale che era derivata da una simile varietà.

C’erano state alcune scaramucce, agli inizi, ma presto il concetto stesso di conflitto era divenuto talmente illogico che più nessuna specie aveva tentato di aprirne uno: d’altronde, che senso aveva un conflitto, quando l’universo disponeva di un numero quasi illimitato di mondi dove espandersi, talmente grande che nessuna specie avrebbe mai potuto nemmeno immaginare di dominarli tutti? Il concetto stesso di guerra era divenuto assurdo quanto il mettersi a contare i granelli di sabbia in un deserto, e l’avanzamento tecnologico era tale da permettere di modificare soli, spostare pianeti, ridistribuire interi sistemi planetari… povertà e ricchezza erano parole che avevano perso il loro senso, appartenevano ad un passato lontano che non sarebbe mai più potuto tornare.

I dati dello scibile erano talmente vasti che era indispensabile l’uso delle espansioni neurali per poterli gestire, ed era buffo pensare che il suo sistema nervoso sarebbe apparso impossibile, ai suoi antenati: il suo cervello aveva praticamente le capacità riunite di un centinaio di geni del tempo prespaziale, e ormai stava all’antico homo sapiens come questi si poteva paragonare ad un’ameba.

Una cosa, però, in qualche modo accomunava tutte le varie specie senzienti, ed era quanto di più intangibile si poteva immaginare: la fede, il credere in una qualche sorta di essere supremo che aveva generato l’universo tutto.

Il continuo confronto reciproco tra le varie culture, tuttavia, aveva lentamente modificato l’atteggiamento delle specie senzienti nei confronti dell’essere “superiore”, considerandolo sempre meno divino, con il continuo progredire della conoscenza.

Quando poi era stata definitivamente sconfitta la morte organica, avevano smesso di ritenere l’essere divino come tale, ed avevano iniziato a considerare il concetto di “creatore” non più come quello di un essere soprannaturale, ma come quello di una realtà tangibile e concreta, per quanto sfuggente, la cui natura doveva assolutamente essere investigata. Se non c’era più bisogno di morire, non c’era più motivo di avere timore o bisogno di una entità che dominava l’aldilà, e l’intero universo si mise in cerca di Dio.

Era stata una ricerca lunga e complessa, che aveva coinvolto migliaia di menti ed impiegato una moltitudine di mezzi, ma ormai le specie senzienti avevano abbondanza di tempo e risorse, e la difficoltà dell’impresa era semmai motivo di stimolo, più che di rinuncia: per chi poteva modificare una stella, o spostarsi ovunque nell’universo con un battito di ciglia, non era rimasto molto altro di stuzzicante da fare, in fondo.

Infine, circa mille anni terrestri prima, quando lui non era ancora nemmeno nato, si erano convinti di averlo trovato.

La falsa galassia era stata scovata quasi per caso, in un remoto angolo dell’universo: era stata chiamata così per via delle sue quasi impercettibili anomalie, ma che i sofisticatissimi strumenti delle razze senzienti avevano infine rilevate.

Erano state fatte tutte le analisi possibili, ed infine era divenuto chiaro che quel piccolo angolo di universo nascondeva l’entità che lo aveva creato, circa quindici miliardi di anni terrestri prima.

Le specie senzienti si erano interrogate a lungo su cosa si sarebbe dovuto fare, ed infine avevano deciso, nella più assoluta unanimità.

Erano state unite le forze delle più eccellenti menti scientifiche di tutte le razze, in quello che forse sarebbe stato definibile come il più grande sforzo congiunto mai visto nella storia dell’intero universo, e si sentiva orgoglioso di essere presente per testimoniare il risultato di quella impresa titanica.

Cento anni terrestri prima era stato compiuto il gesto finale, e finalmente era finita l’attesa per poter vedere se l’impresa era riuscita: non era possibile avvicinarsi a meno di cento anni luce dalla falsa galassia per poter osservare il fenomeno, ed avevano dovuto attendere impedendo l’accesso a quel quadrante per chiunque, ma finalmente il momento era giunto.

Alcuni messaggi gli confermarono che era ormai imminente, e si rilassò per potersi assicurare di essere massimamente presente a se stesso: miliardi di strumenti erano all’opera per registrare ogni minimo dettaglio anche ben al di sopra delle sue capacità di comprensione, ma voleva essere certo di non perdersi nulla di quanto poteva percepire.

La falsa galassia sembrò come tremolare per un attimo, poi si accese di tutti i colori dello spettro, uno spettacolo reso quasi surreale dalla totale assenza di suoni. L’universo intero si sarebbe acceso di quella luce maestosa, paragonabile solo alla creazione dello stesso, come magnificenza. Tutto durò pochi secondi terrestri, ed infine, con lampo davvero sovrannaturale, la falsa galassia svanì, lasciando al proprio posto il vuoto più assoluto e profondo di tutto lo spazio conosciuto, nella più totale assenza di materia e di luce.

Un boato di esultanza si diffuse rapidamente su tutti i canali di comunicazione, mente lui stesso cercava di venire a patti con ciò che aveva appena visto accadere, di comprenderlo pienamente: le specie senzienti erano ora libere dall’unico giogo che le aveva limitate per milioni di anni.

Avevano finalmente ucciso Dio.

©, 2015

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