LA BIPOLARITA’ DELL’ATTO CREATIVO

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LA BIPOLARITA’ DELL’ATTO CREATIVO

Arte del romanzo, arte del dipingere, arte in tutte le sue forme, del cucinare, del fare l’amore, del Vivere e stare con gli altri.

Parliamo di Arte, e della bipolarità insita nell’atto creativo.

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La donna in gravidanza, se ha una gravidanza felice, serena, può anche subire l’effetto di stati affettivi espansivi, connotati da un senso euforico di onnipotenza. Stati che, col parto, lasciano il vuoto della depressione. Siamo, dunque, nella bipolarità, nell’alternanza, esistenziale, tra un + e un -, un positivo e un negativo.

Oscilliamo. Tutti. Sempre. Ma non ce ne accorgiamo. L’artista, più degli altri, oscilla, e se ne rende – più – drammaticamente conto. Anzi, ne fa, di questa oscillazione, cibo propulsivo per la propria arte.

Arte, produttività artistica, in senso lato = sintomo.

Sintomo (nevrotico, psicotico) in senso lato = atto creativo, prodotto, tanto che, in clinica psichiatrica, lo psicotico allucinato (in stato di scompenso, acuto) si dice anche essere “produttivo”.

Dopo lo stato produttivo, in arte, come in psicosi, può subentrare lo svuotamento (in arte: critica e distruzione dell’opera; in psicosi: sintomatologia negativa).

La madre produce la sua opera, se ne separa, si svuota.

Separazione dal sintomo = stato di lutto.

Separazione dal sintomo creativo, critica depressiva riguardo la validità della propria opera d’arte = lutto, svuotamento.

Bisogna ricaricare le batterie.

Come fare?

L’essere umano è, in effetti, una buona batteria ricaricabile. Sempre che la sua struttura affettiva non abbia subito traumi troppo grossi nell’infanzia.

Lo stato che ci permette di ricaricare le batterie è la capacità d’amare.

©, 2012

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Henry Miller – Dipingere è amare di nuovo

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