ZZ PACKER – Bere caffè da un’altra parte – Orgoglio senza orgoglio di neri e omosessuali (n.d.r.)

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ZZ PACKER Bere caffè da un'altra parte ISBN 2006 Orgoglio senza orgoglio di neri e omosessuali

ZZ PACKER Bere caffè da un’altra parte ISBN 2006 Orgoglio senza orgoglio di neri e omosessuali  

Si potrebbe parlare di orgoglio ferito, sempre che orgoglio ci sia in queste pagine percorse da una dilagante ma mai sbandierata sofferenza.

Le città sono quelle viste dai neri d’America, dei ghetti periferici, dove i paria vivono una vita di sussidi e assicurazioni e monete nascoste sotto i materassi di divani rattoppati. Un’America anch’essa senza orgoglio, povera e post Katrina e post 11 settembre.

ZZ PACKER Bere caffè da un'altra parte ISBN 2006 Orgoglio senza orgoglio di neri e omosessuali

 

Anche l’America sta cambiando, sotto il Nostro sguardo incredulo, che la vede sciogliersi come un’iceberg al sole, remissivamente e inesorabilmente. L’American Dream ne ha incassati di colpi in questi ultimi anni, così ora, la parola, la prendono i reietti, quelli che parola non hanno mai avuta, e dicono come stanno veramente le cose nel Grande Paese a Stelle e Strisce. C’è da pensare che ZZ Packer dica la verità sugli USA senza compromissioni di tipo politico, visto il suo stato anagrafico e l’aspetto piuttosto borghese che la ritrae nel fondo del libro. Non siamo più ai tempi dei beat, dei freak e dei generici incazzati. Ora la classe giovanile non si fa fregare, è più scaltra e disincantata, e lo si vede e si sente, non solo in America, ma anche nelle metropolitane, nei call center e nei bar italiani, e aspira, e ammette di aspirare, a una vita borghese, essendosi liberata dei residuati post-punk (e forse ancora più borghesi) di certi atteggiamenti ormai datati.

Bere caffè da un’altra parte potrebbe essere considerato il manifesto culturale – nascente – di una giovanile classe americana di “diversi” che non si sentono appartenere alla dominante classe media – non necessariamente bianca – che detiene il potere economico e politico. Malgrado qui i “diversi” siano sempre neri, non sfugge ai – miei – occhi l’intento – forse mi sbaglio – dell’Autrice di richiamare l’attenzione di tutta una – mondiale – popolazione giovanile che si sente “tradita” dai propri progenitori, in un mondo – quello occidentale – ormai allo sbando, sia economicamente che culturalmente, dominato sempre più da logiche di profitto schiaccianti e escludenti, che imbarbariscono sempre di più i rapporti sociali e di classe, e confermano i “diversi” nella loro commovente necessità di fare “gruppo”, di bere caffè, appunto, dove non vengano disturbati dal brusio di fondo della classe dominante.  

 

©, 2006

 

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