BANDA A MANO LIBERA – DETENUTI IN AZIONE – disegni di Ugo Pierri

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BANDA A MANO LIBERA 

DETENUTI IN AZIONE

disegni di Ugo Pierri

edizioni abrigliasciolta, 2009

 

Banda a mano libera fa subito pensare al mondo malavitoso, detenuti in azione, a chi abbia un conto in sospeso con la Legge, l’insieme delle due espressioni, invece, dà sbocco ad una speranza di cambiamento, in quanto contiene in sé il germe della liberazione attraverso l’arte, l’espressione, l’azione: a mano libera. 

Una mano che si fa libera di impugnare, anziché armi d’offesa, altre armi, questa volta dialettiche, espressive, come appunto i pennelli, o armi del tutto psicologiche, come una maggiore autostima, una maggiore consapevolezza di sé, attraverso la poesia.

Qui a mio avviso il senso di questo prezioso libricino, tanto esile quanto denso di contenuti. Un libro che nasce da un lungo, faticoso ma entusiastico progetto presso il Carcere di Varese, con detenuti seguiti lungo un percorso di riabilitazione attraverso l’uso concreto dell’Arte.

Il gesto quotidiano dell’arte, poetico, pittorico, dell’arte in tutte le sue forme, è in grado di spezzare le catene che avvolgono l’individuo. Un progetto di espressione artistica all’interno di un carcere ha un grande valore, in quanto dà al detenuto gli strumenti emotivi per affrontare il trauma che ve lo ha portato, e – soprattutto – per affrontare con maggiore consapevolezza delle proprie risorse interne una condizione difficile, tragica, come quella carceraria.

Il lavoro artistico è un lavoro a tutti gli effetti e, in quanto tale, dà ritmo e senso alle giornate, in una dimensione separata, come quella carceraria, dal resto della Società. Credo che questo lavoro testimoni lo sforzo di carcerati e formatori di gettare un ponte tra la realtà interna al carcere, e il mondo di fuori, di avvicinare, per quanto possibile, queste due realtà, in modo da far sentire il carcerato meno avulso dalla Società, e rendere questa ultima meno giudicante verso chi si trova oltre le sbarre.

 

©, 2010

Il periodico “In corso d’Opera” (32 pagine illustrato a colori) pensato e scritto da persone detenute nel carcere di massima sicurezza di Milano-Opera

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