WILLIAM S. BURROUGHS – Le città della notte rossa

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William Seward Burroughs II, più noto come William S. Burroughs, pronuncia /ˈbʌroʊz/ (Saint Louis, 5 febbraio 1914 – Lawrence, 2 agosto 1997), è stato uno scrittore, saggista e pittore statunitense, vicino al movimento della Beat Generation. Burroughs scrisse diciotto romanzi, sei raccolte di racconti e quattro raccolte di versi. Cinque sono inoltre i libri pubblicati che raccolgono interviste o corrispondenze. Apparve in vari film e collaborò con numerosi musicisti e performer. (Wikipedia)

WILLIAM S. BURROUGHS

“Le città della notte rossa”

Arcana, 2006

 

In questo stupefacente libro di racconti, William S. Burroughs dà forse il meglio di sé, in quanto puntualizza, una volta di più, il suo credo in un mondo governato da un Potere che sfugge agli individui, presi e intrappolati in meccanismi piuttosto oscuri, difficilmente leggibili secondo schemi logici, non irrazionali. L’irrazionalità ormai celebre di William S. Burroughs trova tra le pagine di questi racconti un’espressione fantastica, esotica: le ambientazioni in remote foreste pluviali e strani, abbandonati villaggi del Sud Est asiatico, avvicinano l’Autore de “Il pasto nudo” a scrittori meno celebri della narrativa americana di cassetta, ma non meno bravi e di qualità come ad esempio Robert Ervin Howard.
La vena fantastica di Burroughs trova qui linfa vitale nelle vicende di uomini alle prese con epidemie radioattive, militari allo sbando in missioni ai confini con la realtà, sdoppiamenti e fenomeni di corpi astrali, in una cornice esistenziale malata, disgregata, in una sorta di minaccia torbida, come quella che Don DeLillo paragona (Great Jones Street) alla sensazione che proviene dallo stare al cospetto di una palude tropicale.

La paranoia pandemica di Burroughs sembra non soffrire mai di esiguità di argomenti con cui autoalimentarsi, in un infinito gioco di rimandi. La spirale della violenza umana, cieca e inarrestabile, la sessualità sempre più morbosa, sembrano anticipare scenari che poi si sono verificati nel Nuovo Millennio, nel controllo-delle-masse-via-Internet, con mezzi subdoli, e un tempo, impensabili. Vecchie paranoie sembrano al giorno d’oggi essere suffragate dal dato-di-realtà; vecchie paure di essere spiati, ascoltati, ecc…

“Le città della Notte Rossa” ci rimanda a un altro libro, al racconto “La Peste Scarlatta”, di un buon scrittore, il buon vecchio Jack London, che ebbe l’illuminazione-allucinazione di scrivere di una pestilenza che avrebbe annientato, in pochi giorni, l’umanità intera.  

©, 2006

 

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WILLIAM S. BURROUGHS

“Cities of the Red Night”

Arcana Editions, 2006

In this amazing book of short stories, William S. Burroughs gives perhaps the best, because it points out, once again, his belief in a world ruled by a power that escapes the individuals caught and trapped in mechanisms rather obscure, difficult to read the second diagrams, not irrational. The now famous irrationality of William S. Burroughs is in the pages of these fantastic tales expression, exotic: the environments in remote rain forests and strange, abandoned villages in Southeast Asia, bring the author of “Naked Lunch” less famous writers of American fiction cassette but no less good quality such as Robert Ervin Howard.
The great vein of Burroughs lifeblood here in the affairs of men struggling with epidemics radioactive disbanded military missions on the border with reality, and splitting phenomena of the heavenly bodies, in an existential frame sick, broken up, in a sort of threat turbid, like the one Don DeLillo compares (Great Jones Street) to the feeling that comes from being in the presence of a tropical swamp.

Pandemic Paranoia Burroughs never seems to suffer from scarcity of topics with which self-sustaining, in an endless game of references. The spiral of human violence, blind and relentless, increasingly morbid sexuality, seem to anticipate scenarios that then occurred in the New Millennium, in the control-of-mass-via-Internet, devious means, and a time, unthinkable. Old paranoia seem to be supported today by the data-to-reality, old fears of being watched, listened, etc. …

“Cities of the Red Night” reminds us of another book, the story “The Scarlet Plague”, a good writer, good old Jack London, who had the hallucination of light-writing of a plague that would have destroyed, in few days, the whole of humanity.

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