ROBERT ERVIN HOWARD – Visionario e vagabondo di mondi perduti

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ROBERT ERVIN HOWARD Visionario e vagabondo di mondi perduti
Robert Ervin Howard (Peaster, 22 gennaio 1906 – Cross Plains, 11 giugno 1936) è stato uno scrittore statunitense. Viene considerato uno dei padri della moderna heroic fantasy, nonché uno dei massimi esponenti della letteratura dell'orrore e grande interprete del romanzo d'avventura. Il suo personaggio di maggior successo è Conan il barbaro, che appare in un ciclo di ventidue opere tra racconti e romanzi. Sulla vita di Howard e sulla sua breve relazione con Novalyne Price Ellis il regista Dan Ireland ha tratto, nel 1996, il film Il mondo intero, con Vincent D'Onofrio nel ruolo dello scrittore. (Wikipedia)

ROBERT ERVIN HOWARD Visionario e vagabondo di mondi perduti

Robert E. Howard è nato nel 1906 a Cross Plains (Texas), cittadina dalla quale non si è mai spostato. Lo si considera il creatore assoluto della corrente letteraria “Sword and Sorcery” (quel particolare filone del Fantasy caratterizzato dallo svolgersi di avventure cruente in un ambiente barbarico ove domina la magia), e – al pari di Emilio Salgari – è stato una sorta di visionario capace di varcare lo spazio e il tempo, nonostante la limitatezza dei propri spostamenti fisici. Howard è stato anche creatore di mondi virtuali, tratti da antiche leggende pre-cristiane, un misto di cultura woodoo e egizia, celtica e araba.

Main Street in Cross Plains, Texas about 1912

 

La sua creazione, o meglio, creatura, è il Puritano eroe a nome Solomon Kane, un vagabondo, nel senso kerouachiano ante-litteram del termine, oppure – meglio – vicino alla cultura tardo romantica del vagabondare alla Knut Hamsun. Ci sarebbe da aggiungere che il vagabondare di Kane, tra jungle misteriose e savane selvagge, assomigli al vagabondare di altro avventuroso personaggio, pure qui recensito, Tristan Jones (Storia di un marinaio da strada). La cultura del vagabondaggio ha antiche radici, e nomi illustri della letteratura ne hanno fatto il proprio tema portante, come Charles Bukowski, sia pur parlando di un wandering sconnesso tra bar e corse di cavalli, e Malcolm Lowry.

Ho citato alcuni nomi: Knut Hamsun, Charles Bukowski e Malcolm Lowry (i primi che mi siano venuti in mente), e cosa hanno costoro in comune con Howard? Mi sembra di poter affermare che i personaggi – vagabondi di questi Autori siano accomunati dall’avere all’interno un demone, un richiamo verso qualcosa che finirà per distruggerli, o che farà di tutto per farlo (nel caso dei primi tre, saranno la povertà e l’alcool, nel caso di Kane il richiamo, demoniaco, misterioso, incomprensibile della Jungla).

Lo stesso Kane, in un passo de “I figli di Asshur”, si autointerroga sul motivo che lo spinge a vagabondare – apparentemente senza scopo – in jungle infestate da demoni e presenze malefiche. Egli attribuisce il fenomeno a una sorta di infestazione della sua psiche da parte di un fluido antico, generatosi prima del tempo, prima del mondo, che l’avrebbe in qualche modo catturato nel corso delle sue prime esplorazioni, senza più abbandonarlo. A proteggerlo dai demoni, porta con sé un bastone magico, la verga ju-ju donatagli dallo sciamano (suo fratello di sangue di nome N’Longa) che appartenne all’antico Re Salomone. Con questo bastone, appuntito e con l’impugnatura a forma di testa di gatto, Kane sconfigge armate di schiavisti moreschi, i Demoni che Re Salomone avrebbe ricacciato a Ovest all’interno di strane prigioni nascoste nella jungla, morti viventi che, di notte, si cibano delle anime dei vivi attorno ai villaggi disseminati nella savana. Il linguaggio  di Howard è favolistico, pieno di immagini folgoranti, capace di trascinare il lettore, e giungere al dunque senza troppi giri di parole, molto simile allo stile di Emilio Salgari, e di certi giallisti di terza categoria che hanno saputo intrattenerci in tante, magiche serate di pioggia (come questa).

 

©, 2008

 

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ROBERT ERVIN HOWARD

Visionary and wandering of lost worlds

Robert E. Howard was born in 1906 in Cross Plains (Texas), a small town from which he never moved. It is considered the creator of the current literary absolute “Sword and Sorcery” (that particular genre of Fantasy is characterized by bloody adventures take place in an environment where it dominates the barbaric magic), and – like Emilio Salgari – was a kind of visionary able to cross space and time, despite the limitations of their physical movements. Howard was also the creator of virtual worlds, drawn from ancient pre-Christian legends, a mixture of voodoo culture and Egyptian, Celtic and Arabic. His creation, or rather creation, the Puritan hero named Solomon Kane, a tramp, in the sense of the term was invented Kerouac pre-term, or – better – close to the culture of the late romantic wanderings of the Knut Hamsun. We would add that the wanderings of Kane, in mysterious jungles and savannahs wild, looks like the other wandering adventurous character, well reviewed here, Tristan Jones (Story of a sailor from the road). The culture has ancient roots of homelessness, and illustrious names of literature have made it their main theme, such as Charles Bukowski, even talking about a wandering uneven bars and horse racing, and Malcolm Lowry.

I mentioned a few names: Knut Hamsun, Charles Bukowski and Malcolm Lowry (the first that I have come to mind), and what they have in common with Howard? I think I can say that the characters – these authors are united wanderers from having a demon inside, a reference to something that will eventually destroy them, or who will do anything to it (in the case of the first three, will be poverty alcohol, in the case of the recall Kane, the demonic, mysterious, incomprehensible to the Jungle).

Kane himself, in a passage from “The Children of Asshur” is autointerroga on the ground that leads him to wander – seemingly without purpose – in a jungle infested with demons and evil presences. He attributes the phenomenon to a kind of haunting his psyche by a fluid ancient generated in the first time, before the world, that he would somehow captured during his first explorations, without abandoning it. To protect him from demons, brings with it a magic stick, a rod given to him by the shaman ju-ju (his blood brother named N’Longa) that belonged to the ancient King Solomon. With this staff, pointed and with the handle shaped like a cat’s head, Kane defeated armies of Moorish slave, the demons that King Solomon would have driven back to the West in strange hidden in the jungle prisons, the living dead that night, eat the souls of the living in villages scattered around the bush. Howard is the language of fable, full of dazzling images, able to drag the reader, and come to the point without too many turns of phrase, much like the style of Emilio Salgari, and certain third category of crime writers who knew how to entertain us in many, magical nights of rain (like this).

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