Renzo Paris – Frecce avvelenate

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Renzo Paris (Celano, 1º gennaio 1944) è uno scrittore e poeta italiano. Trasferitosi a Roma, si laurea in letteratura italiana con Alberto Asor Rosa. Ha insegnato nelle scuole medie poi nell'università di Salerno e infine a Viterbo, dove attualmente insegna Letteratura Francese. Ha collaborato con quotidiani e riviste, tra cui il manifesto, Liberazione, il Corriere della Sera, L'espresso. Oltre a importanti studi sull'amico Alberto Moravia, come saggista e traduttore si è dedicato, tra gli altri, a Flaubert, Apollinaire, Prévert. (Wikipedia)

Renzo Paris

“Frecce avvelenate”

romanzo

Bompiani, 1974 

In una terra aspra, quale il Molise, Renzo Paris ambienta la sua storia. Che ha però inizio in un ospedale, dove il protagonista prova su di sé l’assuefazione a un ruolo di paziente più dolorosa del male stesso, una miseria di vita e di giornate tra corsie squallide e compagni di sventura dementi, che anche altra letteratura – come ad esempio “Oh Serafina”, di Giuseppe Berto – ha saputo raccontarci, commuovendoci e a volte turbandoci. La stessa promiscuità viene poi sperimentata dal protagonista nel suo paese, tra ragazzate e ragazzette disponibili, dove fare le prime esperienze di una sessualità dai tratti esacerbati e morbosi. L’esistenzialismo francese è qui alle porte, sembra che la mano protettiva di un Genet abbia fatto la sua parte tra queste splendide pagine. Ma Paris è tuttavia scrittore italico nel più profondo senso del termine. E’ scrittore del Nostro Sud in maniera irriducibile. Vengono alla mente gli interni squallidi e tristi di Cinico TV, o quei vecchi documentari educativi che, agli inizi degli Anni’60, la RAI proponeva per far conoscere agli italiani la loro Italia, dal Pò in giù.

Paris usa trasformare i suoi dialoghi in filastrocche o scioglilingua, nei quali la drammaticità del loro contenuto – anche incestuoso – si trasforma in musica, in nota scabrosa che, però, non diventa mai oscena, salvata in ultimo dall’innocenza, dall’incoscienza pre-peccato-d’Adamo dei suoi personaggi. Si potrebbe dire che questo racconto lirico e musicale, sia una sorta di inno all’innocenza, o anche di pamphlet divulgativo, un grido di libertà e autoaffermazione di una classe di giovani – di una volta, ma ancora per certi versi attuali – che si confrontano coi loro impulsi più segreti, e ne fanno un Canto destinato a varcare le epoche.

©, 2007

 

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