PHILIP K. DICK – TUTTI I RACCONTI – 1947 – 1953

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PHILIP K DICK TUTTI I RACCONTI 1947 1953 Fanucci 2006
Philip Kindred Dick (Chicago, 16 dicembre 1928 – Santa Ana, 2 marzo 1982) è stato uno scrittore statunitense. La sua fama, in vita esclusivamente noto nell'ambito della fantascienza, crebbe notevolmente presso la critica ed il grande pubblico dopo la sua morte, in Patria così come in Europa (in Francia e in Italia negli anni ottanta divenne un vero e proprio scrittore di culto, anche in seguito al successo del film Blade Runner del 1982, liberamente tratto dal suo romanzo Il cacciatore di androidi), venendo dunque ampiamente rivalutato come un importante autore postmoderno, precursore della corrente artistico-letteraria dell'avantpop. Gli sono stati dedicati molteplici studi critici che lo collocano ormai tra i classici della letteratura contemporanea. (Wikipedia)

PHILIP K DICK TUTTI I RACCONTI 1947 1953 Fanucci 2006

Philip K. Dick non ha bisogno di presentazioni, credo. Da quando Ridley Scott ha adattato per il cinema Blade Runner, Philip K. Dick è diventato una sorta di icona non solo della fantascienza, ma della letteratura in generale, con la sua enorme portata visionaria e, potremmo anche dire, anticipatoria. Dire che Philip K. Dick sia stato solo un Autore di fantascienza mi sembra riduttivo, e credo che questa mia opinione sia condivisa da molti lettori e critici. Al tempo stesso un Orwell non è solo letterario in senso tradizionale, ma è anche fantascientifico, nel tratteggiare Mondi e modi di percepire non dissimili dal Nostro, ma con forti elementi di alterità al loro interno, che distorcono e assottigliano il Nostro modo di sentire/percepire la realtà. Quanto in comune vi è tra questi due Autori, nel mettere in guardia dalla possibilità di un controllo totale delle coscienze?! Per non dire poi di W. S. Burroughs. Tutti e tre legati, nel loro mondo interiore, da una sorta di visione paranoica della realtà, che, a mio avviso, è l’unica visione sensata nell’era dei mezzi tecnologici di massa.

Philip K. Dick si è formato, in età giovanile, sui romanzi di Frank Baum, che formano il ciclo de Il Mago di Oz

Frank Baum

In Dick la vena fantastica e quella più strettamente fantascientifica si sono sempre intrecciate. Eppure Philip K. Dick non ha mai rinunciato a dare – nei suoi libri – una descrizione precisa e realistica del mondo, con le sue cittadine americane a misura d’uomo e personaggi presi dalla vita quotidiana. Si potrebbe dire che, in questo, abbia anticipato, se non ispirato, Stephen King, con le sue descrizioni di vite e cittadine del tutto comuni, che a un tratto vengono travolte da fatti misteriosi, da forze oscure, che poi questi elementi perturbatori provengano dal sottosuolo, o dalla psiche degli individui, poco importa. La narrativa di Philip K. Dick, al contrario di Asimov (vedi Io robot) o di Clarke, non è pervasa da uno stile divulgazionista, ma è invece percorsa da una forte valenza simbolica, come nella tradizione del romance americano ottocentesco di Poe e Nathaniel Hawthorne (Carlo Pagetti). A questo punto sarebbe bene citare da Wikipedia.org un passo dedicato a Philip K. Dick a mio avviso molto importante e esemplificativo:

Le sue Opere sono caratterizzate da un senso della realtà costantemente eroso, con protagonisti che spesso scoprono che i loro cari (o anche loro stessi) sono segretamente robot, alieni, esseri soprannaturali, sottoposti a lavaggio del cervello, spie, morti o una combinazione di queste possibilità.

Le Opere realistiche di Dick, dapprima ignorate o incomprese dai fan della fantascienza, sono comunque degne della massima attenzione, e alcune di loro, come L’uomo dai denti tutti uguali, In questo piccolo mondo e l’ultimo, La trasmigrazione di Timothy Archer, tengono testa ai suoi migliori romanzi fantascientifici. Dick contribuisce alla costruzione dell’immagine letteraria della California a pari dignità con i suoi predecessori John Steinbeck e Raymond Chandler, spianando la strada alla produzione di Jonathan Lethem e di altri autori avantpop, come Steve Erikson.

PHILIP K DICK TUTTI I RACCONTI 1947 1953 Fanucci 2006

 

©, 2007

 

 

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PHILIP K. DICK

“ALL STORIES – 1947 – 1953”

Fanucci, 2006

Philip K. Dick did not need any introduction, I think. Ever since Ridley Scott has made into a film Blade Runner, Philip K. Dick has become a sort of icon not only of science fiction, but literature in general, with its far-reaching and visionary, we could also say, anticipation. To say that Philip K. Dick was just a science fiction author seems simplistic, and I think that my opinion is shared by many readers and critics. At the same time, Orwell is not only a literary in the traditional sense, but it’s also science fiction, sketching in the worlds and ways of perceiving is not dissimilar from ours, but with strong elements of otherness in them, that distort and narrow the way we feel / perceive reality. As there is in common between these two authors warn against the possibility of a total of conscience! Not to mention W. S. Burroughs. All three are linked, in their inner world, a sort of paranoid view of reality, which, in my opinion, is the only sensible vision of the era of mass media technology.

Philip K. Dick has been formed, at a young age, on the novels of Frank Baum, who make up the cycle of The Wizard of Oz. Dick in the vein of the fantastic and science fiction have always been closely intertwined. Yet Philip K. Dick has never given up on giving – in his books – a realistic and accurate description of the world, with its American city on a human scale and characters taken from everyday life. One could say that, in this, he anticipated, if not inspired, Stephen King, with its descriptions of life and all of the common citizens, who suddenly are overwhelmed by mysterious events, from the dark forces, then these disruptive elements come from underground or from the individual psyche, it does not matter. The fiction of Philip K. Dick, in contrast to Asimov or Clarke, it is pervaded by a divulgazionista style, but is instead covered by a strong symbolic value, as in nineteenth-century American romance tradition of Poe and Nathaniel Hawthorne (Charles Pagetti). At this point it would be good to quote from Wikipedia.org step devoted to Philip K. Dick in my opinion a very important limitation:

His works are characterized by a sense of reality is constantly eroded, with protagonists who often find that their loved ones (or themselves) are secretly robots, aliens, supernatural beings, subjected to brainwashing, spies, or a combination of dead these possibilities.

The works of Dick realistic, at first ignored or misunderstood by fans of science fiction, are nonetheless worthy of attention, and some of them, like the man from the teeth all the same, in this small world and the last, The Transmigration of Timothy Archer , stand up to his best science fiction novels. Dick contributes to the literary construction of the image of California at equal dignity with his predecessors John Steinbeck and Raymond Chandler, paving the way for the production of Jonathan Lethem and other authors avantpop, Steve Erikson.

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