PETER FALK – IO, IL TENENTE COLOMBO

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Falk nacque a New York il 16 settembre del 1927, figlio di Michael Peter Falk (1897-1981), proprietario di un negozio d'abbigliamento, nato da una famiglia ebraica di origini polacche e russe, e di Madeline Hochhauser (1904-2001), contabile e responsabile acquisti presso l'impresa del marito, nata da una famiglia ebraica di origini ungheresi e ceche. A causa di un retinoblastoma, all'età di tre anni Peter fu sottoposto a un intervento chirurgico di asportazione dell'occhio destro, in seguito al quale gli fu impiantata una protesi oculare che portò per tutta la vita e gli conferì quella particolarità dello sguardo che divenne il suo tratto distintivo. (Wikipedia)

PETER FALK

“IO, IL TENENTE COLOMBO”

Milano Libri Edizioni, 1986 

Mi ritrovo tra le mani un vecchio libro, acquistato sicuramente dal mio amico Renato in Galleria Vittorio Emanuele (Milano) in quel Remainders’ center verso il quale la cultura milanese sarà sempre debitrice, per l’onestà dei suoi prezzi, e per la generosità con cui il proprietario metteva sui bancali quantità enormi di libri importanti, e introvabili, edizioni rare e biografie a volte molto preziose, come la presente.

Il Tenente Colombo ci ha intrattenuti sin dai lontani Anni’70. Chi non si ricorda il suo sguardo strabico, il sigaro tra i denti, il lacero impermeabile, e quel ritratto dorato e al tempo stesso malinconico che le sue storie ci davano della California, di San Francisco e della sua classe lavoratrice, agiata a volte, donne fatali e imprenditori col gusto d’uccidere il concorrente? Le indagini venivano portate avanti con cura dal Tenente Colombo, sempre “sul pezzo” come si usa dire in gergo giornalistico, sempre a fiutare l’osso come il segugio, in un serrato e incalzante avvicendarsi di scene che fluivano verso l’esito finale, con la calma – però – del più classico Simenon, la sicurezza del buon professionista che sa come e dove andare, e per questo non perde mai la pazienza. Anzi, a volte scherza e fa battute ilari con le sue stesse “prede”, guadagnandosi rispetto e una certa dose di avversione.

In questa autobiografia bizzarra e fotografica, ritroviamo Falk, il nostro amato Colombo, nei panni dapprima di un giovane in cerca di lavoro, poi di perfetto disegnatore, quindi sui set di film importanti, come “Mariti” – di John Cassavetes – in una scena da american dream, al bancone di un bar – in smoking – insieme a Ben Gazzara e Cassavetes. L’iter formativo di Peter Falk, alla giovanile ricerca di una sua via – ricerca che lo portò anche nell’Ex Blocco Sovietico per un progetto di cooperazione – la sua passione per l’arte e per le belle donne, per la vita un po’ zingaresca di chi sa scegliere alla giornata: ecco gli ingredienti di quello che è un bel libro, da sfogliare più che da leggere dall’inizio alla fine, un Volume che sono contento di avere nella mia libreria, in serate – magari un po’ tristi e sfaccendate – come questa.

 

©, 2008

PETER FALK

“I, Lieutenant Colombo ‘

Milano Libri Edizioni, 1986

I find myself in his hands an old book, bought from my friend Renato definitely in the Galleria Vittorio Emanuele (Milano) in that remeinder to which the Milanese culture will always be indebted for the fairness of its prices, and for the generosity with which the Owner put on pallets huge amounts of important books, and impossible to find, rare editions and biographies sometimes very valuable, as the present.

The Columbo us entertained since the 70s away. Who does not remember his eyes squint, the cigar between his teeth, tear proof, and that portrait golden and melancholy at the same time gave us his stories of California, San Francisco and his working-class, wealthy sometimes femmes fatales and entrepreneurs with the taste of killing the competitor? The investigations were carried out with care by Columbo, always “on track” as they say in the journalistic jargon, always sniffing the bone like the hound in a tight and fast-paced succession of scenes that flowed into the final outcome, with the calm – however – the most classic Simenon, the security of a good professional who knows how and where to go, and we never lose patience. Indeed, at times hilarious jokes and makes jokes with his own “prey”, earning respect and a certain amount of aversion.

In this bizarre and photographic autobiography, we find Falk, our beloved Columbus, initially in the shoes of a young man in search of work, then a perfect artist, then on the sets of major motion pictures as “Husbands” – John Cassavetes – in a scene by American Dream, the counter of a bar – in a tuxedo – with Ben Gazzara and Cassavetes. The training process by Peter Falk, his early research on its own – research that also led the former Soviet bloc for a cooperation project – his passion for art and beautiful women, some for life ‘Gypsy of who knows how to choose the day: these are the ingredients of what is a good book to leaf through more than to read from beginning to end, a volume that I’m glad to have in my library, in the evenings – maybe a little’ sad and idle – like this.

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