MICHAEL MOORCOCK – Jerry Cornelius: programma finale

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Divenne redattore per Tarzan Adventures nel 1956, a soli sedici anni, collaborando successivamente con Sexton Blake Library. Come curatore della controversa rivista di fantascienza inglese New Worlds, dal maggio 1964 fino al marzo 1971 e quindi nuovamente dal 1976 al 1996, Moorcock incoraggiò lo sviluppo del filone New Wave nel Regno Unito e indirettamente negli Stati Uniti. La sua edizione a puntate di Jack Barron e l'eternità (Bug Jack Barron) di Norman Spinrad fu tristemente famosa perché portò un membro del parlamento appartenente al partito conservatore a condannare in aula il finanziamento della rivista da parte dell'Arts Council. (Wikipedia)

MICHAEL MOORCOCK

“Jerry Cornelius: programma finale”

Romanzo

Fanucci, 2006

Uscito nel lontano 1969, “Programma finale” è stato salutato da William Gibson come il primo romanzo cyberpunk. Moorcock, nato nel 1939, ha esordito come scrittore di fantascienza all’età di soli 16 anni, ed è stato per molti anni direttore della rivista New Worlds, che tanta influenza ebbe sulla letteratura fantastica, annoverando fra i suoi Autori James G. Ballard e Brian Aldiss. Jerry Cornelius è un personaggio geniale, che unisce stravaganza, bisessualità, amore per la musica, a grande coraggio, sangue freddo, spirito d’azione. Potrebbe essere considerato un perfetto eroe da fumetto, in quanto la sua personalità risulta ritagliata  su misura su quella del disincantato vincitore, che raramente ha dei cedimenti, e sa concedersi lauti piaceri tra una dis-avventura e l’altra, senza mai abbassare la guardia; un eroe positivo, non però rassicurante, data la sua ambiguità di fondo.  

Il romanzo è decisamente baroccheggiante, non per il linguaggio, piuttosto asciutto e “pratico”, quanto per la vicenda, complessa e molto articolata. Si va dalle azioni violente con un gruppo di mercenari, alle scene di dissipata vita notturna nei locali londinesi, fra flirt di tutti i tipi, edonismo smaccato e continuo azzardo vitale. Moorcock ha in sé tutte le doti dello scrittore british, ovvero, senso dello humor e quella vena che direi “pettegola” e “salottiera” – nei dialoghi, soprattutto – che tanto differisce dalla scuola di scrittura americana.  

La brutalità di alcune scene non è resa in maniera realistica, ma è attenuata da una forma di scrittura filtrata da una lente opaca, che toglie alla scena descritta ogni elemento aggressivo. Anche in questo Moorcock è diverso dai suoi cugini americani, e si avvicina a certa scrittura edulcorata fantascientifica che ama ancora il decoro vittoriano.

Sicuramente si tratta di un testo originale, che unisce bizzarria narrativa a vere qualità letterarie, e si presta a una lettura “storica”, in quanto qui Moorcock anticipa di diversi decenni uno scenario letterario che sarebbe divenuto “corrente” solo con l’avvento dell’era cyber.

 

©, 2007

 

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Released back in 1969, “Final program” was greeted by William Gibson as the first cyberpunk novel. Moorcock, born in 1939, began as a writer of fiction when he was just 16 years, and has been for many years director of the magazine New Worlds, which had so much influence on fantastic literature, among its authors James G. Ballard and Brian Aldiss. Jerry Cornelius is a genius, combining extravagance, bisexuality, love for music, a great courage, nerve, spirit of action. Could be considered a perfect comic hero from, because his personality is cropped tailored to the disenchanted winner, who rarely has weaknesses, and can afford lavish pleasures of a mishap and another, never lower our guard, a hero positive, but not reassuring, given the ambiguity of the fund.

The novel is decidedly baroccheggiante, not for the language, rather dry and “practical”, but for each other, complex and very articulate. They range from violent actions by a group of mercenaries, the scene of dissipation in the local nightlife in London, among flirt of all types, hedonism smaccato vital and continuing hazard. Moorcock itself has all the qualities of the British writer, or, sense of humor and that vein that say “Stelkur” and “salottiera” – in the dialogues, in particular – that both differs from the school of American writing.

The brutality of certain scenes is not made in a realistic, but is mitigated by a form of writing filtered by an opaque lens, which would remove any element scene described aggressive. Even in this Moorcock is different from its American cousins – which, however, I prefer – and comes close to writing some sweetened fantascientifica who still loves the Victorian decor.
Surely this is an original text, which joins oddness fiction to real literary quality, and lends itself to reading a “historic”, because here Moorcock anticipates several decades a literary scene that would become “current” only with the advent of ‘Cyber era.

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