Introduzione alla “Pragmatica della comunicazione umana” di Watzlavick

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Introduzione alla “Pragmatica della comunicazione umana” di Watzlavick

 

La comunicazione umana è conditio sine qua non dell’ordinamento sociale. Si è sempre posto il tentativo di costruire un modello della comunicazione umana.

 

Presupposti teorici

Un fenomeno resta inspiegabile finché il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto in cui esso si verifica.

Nel comportamento disturbato è utile spostare l’interesse dalla monade isolata dell’individuo “malato” al contesto, alla relazione, estendendo l’indagine fino a includere gli altri, gli effetti del comportamento disturbato sugli altri, le reazioni degli altri al comportamento.

Esistono tre settori nello studio della comunicazione umana:

1. sintassi (trasmissione dell’informazione);

2. semantica (si occupa del significato);

3. pragmatica (si occupa del comportamento).

In questo testo i termini comunicazione e comportamento sono usati come sinonimi.

Vengono presi in considerazione sia l’effetto della comunicazione sul ricevitore, che l’effetto che la reazione del ricevitore ha sul trasmettitore, poiché, in questo lavoro, si ritiene che i due effetti siano inscindibili.

Funzione e relazione:

Funzione è un concetto matematico; con la comparsa graduale di un nuovo concetto di numero (ad es. negativo), si comprende che il numero non è solo espressione di grandezze concrete, ma anche astratte; sorge il concetto di variabile, che ha valore solo in rapporto ad un’altra variabile (non rappresenta una grandezza intuitiva come il numero). La funzione è il rapporto tra le variabili.

Relazione (psicologia)è un concetto che può essere assimilato a quello di funzione (matematica). Da Aristotele in poi la mente umana è stata concepita come una monade, di cui una persona si trovava più o meno dotata dalla nascita. Alla fine del secolo scorso cresce un interesse per i vari aspetti della mente umana (memoria, percezione, sensazioni..) e Ashby ha dimostrato come l’acquisizione di memoria sia in rapporto diretto con l’osservabilità di un sistema dato: un osservatore che è in possesso di tutta l’informazione necessaria, non ha bisogno di riferirsi al passato, gli basta lo stato attuale del sistema per poterne spiegare il comportamento.

Esempio della partita di scacchi in cui si possono osservare (e capire) le posizioni, le mosse e le contromosse delle varie pedine in ogni istante, senza ricostruire la storia della partita. Il concetto di memoria è una reificazione (non è poi così oggettivo) di una percezione. La consapevolezza che l’uomo ha di se stesso è sostanzialmente consapevolezza delle funzioni, delle percezioni, delle relazioni in cui si trova implicato.

Informazione e retroazione:

Freud introdusse la teoria psicodinamica nel comportamento umano: il comportamento è conseguenza di un’ipotizzata azione reciproca di forze intrapsichiche che seguono le leggi della fisica sulla conservazione e trasformazione dell’energia. La psicoanalisi trascura l’interdipendenza tra l’individuo ed il suo ambiente, lo scambio di informazione, la comunicazione: nei rapporti umani non c’è trasmissione di energia, ma comunicazione. Quindi, l’interesse si sposta al campo dell’informazione. Non si considera il comportamento umano in termini lineari (causa-effetto) ma si introduce il concetto di retroazione (che può essere positiva o negativa).

Ridondanza:

Esempio dell’omeostato di Ashby (isomorfismo): un congegno di quattro sistemi autoregolantisi ed interconnessi; in esso il movimento di ognuno influenza gli altri, e a sua volta ciascuno reagisce attraverso gli altri; ha un numero elevatissimo di possibilità di adattamento a qualsiasi cambiamento (390.625 combinazioni), ma certi raggruppamenti di configurazioni diventano ripetitivi e più probabili di altri (non ricomincia ogni volta da zero). Tale procedimento si chiama processo stocastico: esso mostra ridondanza (o vincolo o modello, cioè probabilità di ripetitività, di scelta delle soluzioni già sperimentate). Il concetto di processo stocastico e ridondanza valgono anche nel sistema del comportamento umano. E’ possibile quindi leggere (non interpretare o spiegare) i modelli, le regole di ridondanza di taluni comportamenti di un ambiente (es. della partita di scacchi che può essere ‘letta’ – da chi non conosce le regole – come un modello complesso di ridondanze ).

Metacomunicazione e concetto di calcolo:

Continuando l’analogia con il gioco degli scacchi, anche nella comunicazione umana si hanno sequenze di ‘mosse’ rigidamente governate da regole, ed è irrilevante che i comunicanti siano consapevoli delle regole; su tali regole però si può fare asserzione, si può cioè metacomunicare. Esiste quindi un calcolo della pragmatica della comunicazione umana, le cui regole vengono osservate nella comunicazione efficace, violate in quella disturbata.

Conclusioni:

a) Il concetto di scatola nera: la difficoltà della ricerca sulla mente umana consiste soprattutto nell’assenza di un punto archimedeo fuori della mente stessa. Psicologia e psichiatria riflettono se stesse ed ogni ipotesi tende ad autoconvalidarsi. Allora, come avviene per un hardware, è più corretto trascurare la struttura interna (funzione intrapsichica) ed osservare esclusivamente i rapporti di ingresso-uscita, cioè la comunicazione.

b) Consapevolezza e non consapevolezza: attribuire un significato ai messaggi della comunicazione è senza dubbio importante, ma impossibile poiché tale attribuzione dipende necessariamente dalla personale valutazione; pertanto il significato è indecidibile ed esula dai fini dello studio della comunicazione umana.

c) Presente e passato: nella nostra memoria del passato siamo strettamente legati alle nostre relazioni in corso; osservando quindi direttamente la comunicazione in atto, modelli qui ed ora, si possono identificare i modelli prevalenti di comunicazione sia dal punto di vista diagnostico, che per la terapia.

d) Causa ed effetto: la causa ha un’importanza secondaria, mentre s’impone l’effetto del comportamento come criterio estremamente rilevante nell’interazione (il perché? finale).

e) Circolarità dei modelli di comunicazione: impossibile individuare un rapporto di causa-effetto: è patologica la comunicazione di una famiglia, perché uno dei membri è psicotico o un membro è psicotico perché la comunicazione è patologica?

f) Relatività delle nozioni di “normalità” e “anormalità”: la condizione del paziente non è statica (il malato), ma dinamica e potenzialmente variabile nel contesto (situazione patogena…).

 

Tentativo di fissare alcuni assiomi della comunicazione:

1° assioma della comunicazione: “non si può non comunicare”.

L’impossibilità di non comunicare: non esiste il non-comportamento, quindi non esiste la non-comunicazione.

2° assioma della comunicazione:

“ogni comunicazione ha un aspetto di contenuto ed un aspetto di relazione, di modo che il secondo qualifica il primo ed è quindi Metacomunicazione.”

Contenuto = informazione; relazione = istruzioni o metainformazione.

3° assioma della comunicazione: “La natura di una relazione dipende dalla punteggiatura delle sequenze di comunicazione dei comunicanti”.

Da un osservatore esterno la comunicazione può essere considerata una sequenza ininterrotta di scambi: in essa la punteggiatura organizza gli eventi.

Comunicazione numerica e analogica:

l’uomo è il solo organismo che si conosca che utilizza moduli di comunicazione sia numerici (tutte le informazioni anche nella tradizione; sintassi logica assai complessa e di estrema efficacia) che analogici (campo esclusivo della relazione; ha una sua semantica, ma non ha nessuna sintassi adeguata per definire in un modo che non sia ambiguo la natura delle relazioni).

L’interazione può essere complementare (basata sulla differenza – one-up )o simmetrica (basata sull’uguaglianza).e one-down

 

La comunicazione patologica;

L’impossibilità di non comunicare;

Il comportamento schizofrenico (ad es. la chiusura in se stesso, il silenzio, il ritirarsi, l’immobilità) proposti dal paziente come non comunicazione, in realtà comunicano, ed il paziente assume il compito impossibile di negare che sta comunicando.

Il sintomo stesso è comunicazione, è un messaggio non verbale.

La struttura di livello della comunicazione (contenuto e relazione):

Nella comunicazione disturbata è frequente far confusione tra gli aspetti di contenuto e di relazione. Il disaccordo può manifestarsi a livello di contenuto (è oggettivabile) o di relazione (si deve metacomunicare). Nella comunicazione gli individui si definiscono e questo può suscitare nell’interlocutore tre reazioni diverse:

1. Conferma: è il più grande fattore singolo che garantisca lo sviluppo e la stabilità mentali; alimenta la bellezza, la poesia, l’humor. L’uomo deve comunicare per avere consapevolezza di sé (se comunicasse-informasse solo per fini utilitaristici, svanirebbero la bellezza, la poesia, l’humor).

2. Rifiuto: può essere doloroso, ma presuppone comunque il riconoscimento dell’individuo e del giudizio che egli dà di se stesso; il messaggio è: “Hai torto!”.

3. Disconferma: mette in dubbio l’autenticità dell’individuo, non considera la sua stessa esistenza; il messaggio è: “Tu non esisti!”. E’ ciò che è capitato a molti pazienti schizofrenici. La disconferma del sé da parte dell’altro è conseguenza di una particolare mancanza di consapevolezza delle percezioni personali definita impenetrabilità: il messaggio (definizione del sé) non raggiunge il ricevente (non c’è disaccordo ma fraintendimento) ed il trasmettitore non si sente capito, preso in considerazione; si può reagire all’impenetrabilità con l’impenetrabilità e si ha quindi un secondo livello di impenetrabilità: il trasmettitore non si accorge che il ricevente non è stato raggiunto.

La punteggiatura della sequenza di eventi:

Se non si risolvono le discrepanze relative alla punteggiatura delle sequenze di comunicazione, l’interazione è un vicolo cieco che giunge a reciproche accuse di follia e cattiveria. E’ gratuito supporre che l’altro abbia lo stesso grado di informazione del proprio o che debba trarre da questa informazione le stesse conclusioni. La comunicazione patologica può diventare un circolo vizioso che si interrompe solo se la comunicazione diventa l’oggetto della comunicazione stessa cioè quando i comunicanti diventano in grado di metacomunicare, uscendo fuori dal circolo. Vi è una circolarità dei comportamenti, per cui è impossibile stabilire quale è la causa e quale l’effetto (l’individuo crede di reagire a quegli atteggiamenti e non di provocarli); nella punteggiatura si può arrivare alla ‘profezia che si autodetermina’ (equivalente nella comunicazione è il ‘dare la cosa per scontata).

Errori nella “traduzione” del materiale analogico in numerico:

Tutti i messaggi analogici sono invocazione di relazione e sono quindi proposte che riguardano le regole future della relazione: il ricevente deve attribuire a tali proposte il futuro valore di verità positivo o negativo. Questo processo è fonte di innumerevoli conflitti di relazione.

Le patologie potenziali dell’interazione simmetrica e complementare:

a. Escalation simmetrica: è il rischio sempre presente in una relazione simmetrica, il voler essere uguali. La patologia dell’interazione simmetrica è caratterizzata da uno stato di guerra più o meno aperta o scisma.

b. Complementarietà rigida: le patologie delle relazioni complementari equivalgono a disconferme del Sé e dell’altro. Gli aspetti psichiatrici di questa patologie sono più vistosi: sadomasochismo.

L’importanza dei contenuti diminuisce quando emergono i modelli di comunicazione:

Cap 4: L’organizzazione dell’interazione umana;

L’interazione come sistema;

L’interazione può essere considerata un:

· sistema = “ un insieme di oggetti e di relazioni tra gli oggetti ed i loro attributi” in cui gli oggetti sono componenti o parti del sistema (individui), gli attributi sono le proprietà degli oggetti (comportamenti) e le relazioni tengono insieme il sistema. L’aspetto importante non è il contenuto della comunicazione, ma il ‘comando’ (relazione).

· L’ambiente di un dato sistema è costituito dall’insieme di tutti gli oggetti che sono tali, che un cambiamento nei loro attributi influenza il sistema e anche di quegli oggetti i cui attributi sono cambiati dal comportamento del sistema.

E’ comunque difficile definire quando un oggetto appartiene al sistema e quando all’ambiente. Ogni sistema può essere ulteriormente suddiviso in sottosistemi (i cui oggetti possono appartenere all’ambiente di un altro sottosistema).

La flessibilità dei concetti sistema-ambiente e sistema-sottosistema è dovuta al fatto che – come spiega la teoria dei sistemi – i sistemi organici (biologici, psicologici…) sono sistemi aperti, cioè scambiano materiali, energie o informazione col loro ambiente. Un organismo vivente o un corpo sociale non sono l’aggregazione di parti elementari o processi elementari, ma una gerarchia integrata di sottoinsiemi autonomi costituiti a loro volta da sottoinsiemi e così via. Quindi le unità funzionali ad ogni livello della gerarchia sono a due facce: agiscono come totalità quando sono rivolte verso il basso, come parti quando sono rivolte verso l’alto.

Le proprietà dei sistemi aperti:

Totalità: un sistema non è un semplice composto di elementi indipendenti, ma ogni parte di un sistema è in rapporto tale con le parti che lo costituiscono che qualunque cambiamento in una parte causa un cambiamento in tutte le parti ed in tutto il sistema. Totalità non significa quindi – anzi è agli antipodi – sommatività. Si stabiliscono quindi dei corollari della totalità:

Non-sommatività: un sistema non può essere fatto coincidere con la somma delle sue parti (è necessario trascurare le parti per la Gestalt);

Non-unilateralità: il concetto di totalità esclude l’esistenza di rapporti unilaterale; i rapporti sono sempre interazioni. A influenza B e suscita in lui una reazione che a sua volta influenza A… ;

Retroazione: ciò che tiene unito un sistema quindi non è la somma, né l’unilateralità, ma la retroazione, la correlazione circolare complessa. Retroazione e circolarità sono il modello causale appropriato per la teoria dei sistemi interattivi. La natura specifica di un processo di interazione è molto più interessante della sua origine e dei suoi risultati;

Equifinalità: in un sistema circolare e autoregolantesi i ‘risultati’ (modificazioni dello stato dopo un certo tempo) non sono determinati dalle condizioni iniziali, ma dalla natura del processo. Secondo il principio di equifinalità gli stessi risultati possono avere origini diverse, perché ciò che è determinante è la natura dell’organizzazione, il processo, la modalità di comunicazione (premesse uguali possono dare risultati diversi e premesse diverse possono dare risultati uguali). (Cambia il modo di intendere l’eziologia della schizofrenia: è più importante domandarsi ‘come infligge il trauma chi lo infligge?’, poiché alla domanda ‘chi infligge il trauma?’ è già stato risposto).

Sistemi interattivi in corso:

· “Un sistema è stabile rispetto a certe sue variabili se tali variabili (relazioni, amicizie, gruppi vitali con storie…) tendono a restare entro limiti definiti”;

· Concetto di limitazione: “In una sequenza di comunicazione, ogni scambio di messaggi restringe il numero delle possibili mosse successive”. Il contesto dunque può essere più meno limitante, ma in qualche misura determina sempre le situazioni contingenti;

· Regole di relazione: in ogni interazione gli individui definiscono la propria relazione: la regola di una relazione è lo stabilizzarsi delle definizioni della relazione stessa (le famiglie vanno viste come sistemi governati da regole; molti comportamenti possono essere inclusi in una singola espressione);

· La famiglia in quanto sistema: in essa valgono i concetti di:

Ø Totalità: il comportamento di ogni individuo è in rapporto con il comportamento di tutti gli altri membri;

Ø non-sommatività: l’analisi di una famiglia non è la somma dell’analisi dei suoi individui; esistono delle caratteristiche che sono proprie del sistema;

Ø retroazione e omeostasi: il sistema famiglia, come ogni sistema organico, tende alla stabilità, e tale stato è mantenuto da meccanismi di retroazione negativa;

Ø Calibrazione: è la messa a punto del sistema (equivale al concetto di regola) ed ha un effetto stabilizzatore; si ottiene con le Ø funzioni a gradino.

 

La natura del paradosso:

Nella natura del paradosso c’è qualcosa che ha per tutti noi un’importanza pragmatica ed esistenziale.

Il paradosso è una contraddizione che deriva dalla deduzione corretta da premesse coerenti. E’ diverso da una semplice contraddizione.

Tre tipi di paradosso:

1. Paradossi logico-matematici

Es.: “La classe di tutte le classi che non sono membri di se stesse”.

2. Definizioni paradossali (paradossi semantici).

Es.: “Io sto mentendo”.

“Ogni linguaggio ha una struttura della quale nulla può dirsi in quel linguaggio, ma vi può essere un altro linguaggio che tratti della struttura del primo linguaggio e possegga a sua volta una nuova struttura; una tale gerarchia di linguaggi può non avere alcun limite” (Wittgenstein).

Teoria dei livelli del linguaggio, linguaggio come oggetto.

Per i logici l’asserzione del mentitore è priva di significato; nel comportamento può avere effetti terribili, come una trappola, un ingabbiamento.

3. Paradossi pragmatici

1) Ingiunzioni

Il paradosso del barbiere quando questi è un soldato a cui viene ordinato di radere la barba a tutti coloro che non se la radono da soli e a nessun altro. Elementi essenziali di questa definizione paradossale:

1) Una forte relazione complementare (ufficiale e subordinato);

2) Schema di relazione: viene data un’ingiunzione che deve essere obbedita, ma deve essere disobbedita per essere obbedita;

3) La persona che in questa relazione è one-down non è in grado di uscire fuori dallo schema del paradosso metacomunicando.

Se dal punto di vista logico non esiste un tale barbiere, e tale ordine non ha senso, nella vita reale la posizione del barbiere è frequente e diventa quindi insostenibile! Non è possibile comportarsi in modo logico e coerente in un contesto illogico e incoerente (a meno che non si esca dal contesto commentandolo). Dove il paradosso contamina i rapporti umani compare la malattia.

2) La teoria del doppio legame

Quali sequenze di esperienza interpersonale possono provocare comportamenti schizofrenici in un paziente? “Lo schizofrenico deve vivere in un contesto in cui i suoi comportamenti non convenzionali risultano appropriati” (Bateson e altri, 1956); si crea cioè un doppio legame i cui elementi paradossali sono:

1. due o più persone sono coinvolte in una relazione intensa che ha un alto valore di sopravvivenza fisica e/o psicologica;

2. in tale contesto viene dato un messaggio che a) asserisce qualcosa, b) asserisce qualcosa sulla propria asserzione, c) queste due asserzioni si escludono a vicenda;

3. si impedisce al ricettore del messaggio di uscire dallo schema (o metacomunicando o chiudendosi in se stesso).

Il doppio legame ha qualità interattiva, non può essere unidirezionale; è un modello di interazione ben preciso, un circolo vizioso; non causa la schizofrenia, ma dove il doppio legame è il modello predominante di comunicazione si osserva che il comportamento dell’individuo disturbato soddisfa i criteri diagnostici della schizofrenia. Il doppio legame non è solo un’ingiunzione contraddittoria, ma paradossale: nella 1° è salva la scelta (seppur di un male minore), nella seconda fallisce il principio stesso della scelta, nulla è possibile e viene messa in moto una serie oscillante e autoperpetuantesi.

3) Le predizioni paradossali

Come l’esempio del professore che annuncia un compito inatteso nella prossima settimana in un giorno qualunque tra lunedì e venerdì.

Elementi fondamentali:

1. annuncio che contiene una predizione nel linguaggio;

2. e contiene una predizione nel metalinguaggio che nega la predicibilità (cioè la predizione – l’oggetto predetto – sarà impredicibile);

3. le due predizioni si escludono a vicenda;

4. chi manda il messaggio può impedire a chi lo riceve di uscire dalla situazione creata dal suo annuncio.

Lo schizofrenico può essere sia nella posizione dello studente (intrappolato in quanto intelligente, preso nel dilemma logica-fiducia), che del direttore impegnato in messaggi di comunicazione che sono indicibili.

©, 2003

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