HACKERS – la storia, le storie – A cura di Maya

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“HACKERS – la storia, le storie”

Saggio storico – giocoso e divertente

A cura di Maya

Malatempora, 2004

 

Gli Hackers non sono Cracker, anche se l’uso corrente del termine è da tempo stato assimilato a quello dei criminali informatici, che si infiltrano nei sistemi altrui per trarne qualche beneficio personale, o semplicemente per danneggiare.

Cosa è la filosofia Hacker?

Si dovrebbe fare un – lungo – passo indietro, e andare in California negli Anni’70 del secolo scorso. Laggiù, in quel vasto territorio, era nata, in quel periodo, la prima e più avanzata cultura informatica, grazie all’attività, per lo più nascosta e anonima, di gruppi di appassionati dei primi pc che, studiando i tabulati stampati – gettati nei rifiuti, per strada – di grandi ditte, iniziavano a scoprire le falle dei sistemi. Il fenomeno Silicon Valley stava avanzando, sempre più garages venivano trasformati in piccole ditte di assemblaggio di pc. Gli Hackers elaboravano le loro “filosofie” sull’uso democratico dei sistemi di comunicazione, e sperimentavano le prime telefonate gratuite – pirate – in teleselezione da uno Stato all’altro degli USA.

Comunicaresecondo la filosofia Hacker – è un diritto di tutti, e soprattutto comunicare gratis. Sulla base di questo assunto, gli Hacker storici si sono sempre scagliati contro i sistemi di realtà finanziarie ed economiche che facevano un uso non corretto dei mezzi di comunicazione, ricavandone grossi guadagni a discapito della buona fede della gente. Col tempo – fine Anni’80, inizio Anni’90 – l’hackeraggio si è evoluto nel senso di una produzione di pensiero, di informazioni, messe a disposizione del pubblico in maniera gratuita: è nata la controinformazione.

Principi di giustizia ed equità animano la filosofia Hacker sin dai suoi primordi. Oggigiorno stiamo assistendo, però, a una deriva utilitaristica di questo assunto, l’ideale di base si sta perdendo, così molti ragazzini (per lo più classificabili come Lamer o Nerd), fanno irruzione nei sistemi altrui solo per rubare, o divertirsi, o passare il tempo, o disturbare l’attività lavorativa di individui o entità a loro antipatiche.

Bruce Sterling autore del libro Giro di vite contro gli hacker.

©, 2007

Hackers are not the Cracker, even if the current use of the term has long been equated to that of criminal information, which infiltrate other systems to gain some personal benefit, or simply to cause damage.
What is the philosophy Hacker?
You should do a – long – step back and go to California in anni’70 of the last century. Over there in that vast territory, was born in that period, the first and most advanced literacy, thanks to, largely hidden and anonymous, groups of fans of the first PC that studying printouts printed – thrown in waste on the streets – large firms, began to discover flaws of the systems. The Silicon Valley phenomenon was advancing, more and more garages were transformed into small companies assemble PCs. The Hackers developed their “philosophies” on democratic communication systems, and experienced the first free phone calls – pirate – in teleselezione from state to state in the U.S..
Communicate – the philosophy Hacker – is a right for everyone, and especially communicate for free. Based on that assumption, the Hacker historians have always been launched against systems of financial and economic realities that did not use proper means of communication, and achieve big gains at the expense of the good faith of the people. Over time – end anni’80, beginning anni’90 – the hackeraggio has evolved as a production of thought, information made available to the public in a free counter is born.
Principles of justice and fairness animate Hacker philosophy since its beginnings. Today we are witnessing, but a utilitarian result of this assumption, the ideal base is losing so many kids (mostly classifiable as lamer or Nerd), they broke into systems to steal other people only, or fun, or pass the time, or disturb the work of individuals or entities to build them.

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