Giustina Porcelli – 101 motivi per non smettere di guardare Beautiful – Genere: saggio di costume

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Giustina Porcelli

“101 motivi per non smettere di guardare Beautiful”

Genere: saggio di costume

Morellini, 2007

 

101 capitoli per 101 pagine che elencano 101 motivi abbastanza ragionevoli per non smettere di guardare la soap delle soap, Beautiful, che – dal 1987 – continua a inviarci da Los Angeles il suo narcotizzante messaggio: ottimismo a go go, nulla è veramente ineluttabile, i nostri (sadici) sceneggiatori sono al vostro servizio per soddisfare tutte le (vostre) voglie più segrete (e frustrate), compreso l’incesto e l’omicidio.

Giustina Porcelli ha saputo cogliere l’essenza di Beautiful, quella di un plot infinito, che (ci) dà l’illusione che, nella vita, nulla è veramente tragico, basta chiedere scusa, berci sopra, prendere un’aspirina dopo la sbronza, e tutto-magicamente-torna-come-prima. Veramente il sogno americano (american dream) portato alle sue estreme conseguenze: il potere dei soldi e del successo = potere di cambiare – o rendere innocue – le conseguenze dei nostri (più nefasti) atti. Ma – viene da chiedersi – la responsabilità sta di casa in Beautiful? No, perché “responsabilità” è un concetto che – nella dimensione a-temporale di Beautiful – non può trovare posto, come, non essendo Beautiful calato nel tempo sociale, fisico, di tutti noi comuni mortali, non sottostà alla legge causa – effetto.

Che bello, potremmo dire, vivere in Beautiful. Ma sì, basta accendere il catodico, e immergerci 20 minuti al giorno in questo irreale flusso di accadimenti, per poter anche noi sognare di avere corpi senza cellulite, portafogli a fisarmonica, amiche ninfomani che vogliono sempre venire a letto con noi. Beautiful ha il (pregio?) di rapirci, di cooptarci, di trattenerci come la tela di ragno. Ma chi è il ragno? Il Team dei sadici sceneggiatori di Beautiful, il consumismo capitalistico, l’infantilismo recondito di ogni essere umano che non si è staccato dal Complesso d’Edipo?

…ma alla fine mi domando: era proprio necessario questo libro?

©, 2008

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