Introduzione alla vita di Cesare Musatti

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Introduzione alla vita di Cesare Musatti

 

A poco più di cento anni dalla nascita, ed a pochi dalla morte di Cesare Musatti, è ancora vivo il senso e significato del suo immane lavoro ed alacre impegno per studiare e divulgare l’introspezione della psicologia e della filosofia. Musatti porta in Italia gli studi di Freud, sulla scia di una spiccata curiosità intellettuale per i progressi della conoscenza del mondo della psicanalisi e dell’inconscio, e le trasformazioni della società contemporanea. Dal 1948, titolare della cattedra di Psicologia dell’Università di Milano, a lui si devono i primi approfondimenti di comunicazione interetnica, interculturale, multiculturale ed intergenerazionale. Affronta i problemi dell’infanzia e dell’adolescenza in rapporto ai massmedia e, nel 1957, partecipa ad un congresso internazionale per la ricerca dei fattori psicologici nella filmologia. Il suo impegno culturale e politico, di carattere socialista, non fu mai partitico. Di chiara ispirazione antifascista, collaborò con il Partito Comunista Italiano fondando, insieme ad Armando Cossutta, un’associazione culturale marxista, convinto che tali spazi gestionali del sapere avessero una loro evidente importanza; invece, purtroppo, andavano inesorabilmente riducendosi. A lui si deve la fondazione della Casa Della Cultura e del Centro di Psicanalisi, entrambi a Milano. Durante il fascismo rifiutò di aderire al voto imposto dal regime totalitario a tutti i docenti universitari. Nel 1938, con le leggi razziali in Italia, il Ministero della Pubblica Istruzione pretese un censimento dei professori di origine ebraica. A Musatti, ebreo per parte di madre, venne sospeso l’incarico presso l’Università di Padova.

Nel 1942 fu interpellato dall’Olivetti, come consulente per sperimentare la nuova Psicologia del Lavoro, che esprimeva un diverso ruolo della fabbrica nella società, e l’intervento degli intellettuali nel processo produttivo. Musatti auspica una radicale riorganizzazione del lavoro, attuando colloqui di gruppo con gli operai, insegnando loro a tenere comizi ed assemblee a scopi organizzativi. La Scuola della Rinascita, che anticipò il concetto di democrazia scolastica, fondata dai partigiani della Valdossola, per permettere ai compagni studenti di riprendere lo studio e partecipare così alla “rinascita” del Governo, affidò l’attività di orientamento didattico dei reduci e degli ex partigiani a psicologi quali Musatti e Kanitzsa. Nel saggio “Libertà e servitù dello spirito”, Musatti dichiara il diritto umano di resistere ad ogni forma di repressione e di oscurantismo, rivalutando appunto l’episodio storico della Resistenza, e considerando la psicologia e la psicanalisi, condannate dai nazifascisti quali scienze ebraiche, per il loro fondatore Sigmund Freud, come discipline anticipatrici di libertà, perché ogni totalitarismo è negazione del libero pensiero, e quindi della psicologia e della filosofia, strumenti per indagare e comprendere i problemi, le esigenze, i conflitti, le complessità dell’animo umano.

©, 2003

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