Biografia

dal 6 ottobre 2017, la storica Rivista ideabiografica.com – fondata da Andrea Di Cesare nel 2001 – diventa

informazioneecultura.it

 

 

“PROFONDO VIOLA”

Personale di Andrea Di Cesare

Cup Cafe’ – Via Turati, 3 – Milano

vernice: sabato 16 settembre 2017 – ore 18

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Foto di Silvia Petrone

 

 

Andrea Di Cesare nasce nel 1967 a Milano, dove tuttora vive e lavora con indefesso amore per la cultura non istituzionale, l’arte e la letteratura. Giornalista pubblicista, è autore di alcuni romanzi, tra cui “Reggae bang bang”, di prossima pubblicazione, saggi, tra cui “Vite da Ring”, in cui descrive dall’esterno il settario mondo del pugilato e brillanti commedie.
Trascorre i suoi anni giovanili tra lo studio intenso – ma ostico – di materie tecniche e la passione – profonda – per le scalate di grandi pareti alpine lombarde e svizzere, in quella remota parte delle Alpi Centrali che va sotto il nome di Masino-Bregaglia-Disgrazia (suo primo di cordata fu “l’indimenticabile amico e Maestro Dante Porta”).

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Amy

CASSANDRA

Sul suo primo 3.000 – P.zzo Cassandra – luglio 1983 – alle sue spalle la Est seraccata del Disgrazia. (Sullo sfondo, nel riquadro in basso a destra, la Punta Kennedy). (Foto scattata con una vecchia Kodak Retinette):

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Folgorato in età giovanile dalla lettura dell’opera omnia di Giovanni Comisso, è spinto a trascorrere gran parte del suo tempo a Venezia, città in cui vive il suo primo ed ultimo amore romantico, e dove porta avanti con successo i suoi studi universitari. Grazie agli insegnamenti della compagna dell’epoca, inizia ad affinare la sua percezione dell’architettura e della pittura, gettando i germi di quella che sarà una grande passione futura per le arti figurative.
Sospinto da un impensato slancio di coraggio, contatta il poeta e biografo Nico Naldini, autore del Volume “Vita di Giovanni Comisso”, ed instaura con lui un sincero rapporto di amicizia. E’ lo stesso Naldini ad incoraggiarlo sulla via della scrittura, assegnandogli dei piccoli incarichi per alcune ricerche bibliografiche, utili ai suoi successivi Volumi “De Pisis” e “Pasolini – Lettere”, entrambi editi da Einaudi.
E’ con grande incredulità che Andrea Di Cesare scorge un giorno il proprio nome sia nella pagina dei ringraziamenti di entrambi i Volumi, sia in una dedica particolare – scritta di pugno dal Naldini – sul Volume di poesie “La curva di San Floreano”, in cui l’autore lo ringrazia a mezzo di un inciso: “Ad Andrea Di Cesare, mio primo collaboratore di ricerche depisisiane”. Copia del predetto Volume verrà poi persa dal Di Cesare con immenso dolore durante un trasloco.
La curva di San Floreano rappresenta un toponimo “caro” alla famiglia Di Cesare, e Andrea sente di portarsi dentro, con dolore e struggimento, la luce di quei cieli già cari a Giambattista Tiepolo, a Casanova, a Comisso e a Pasolini.
Andrea inizia intanto il suo percorso professionale di Riabilitatore Psichiatrico, per cui si laurea con successo, costruendo un personale bagaglio di conoscenze dell’animo umano che lo porterà ad interpretare con abilità anche i più piccoli segni di disagio della persona. Ambito durissimo e scomodo questo, le cui logiche stereotipate e alienanti, figlie della nuova aziendalizzazione sanitaria italiana, lo indurranno presto a ridurre l’entusiasmo per questa professione, e a cercare altre dimensioni in cui esprimere le proprie abilità professionali e creative. Ci tiene però a ricordare, di quegli anni, gli insegnamenti del Prof. Claudio Mencacci, e della Prof. Manuela Peserico, poiché di grande profondità e che, oltre alla precisione dell’aspetto clinico – fondamentale per comprendere la psiche e la cura – infondevano consapevolezza etica e civile in una professione soggetta a facili distorsioni e derive deontologiche.

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Negli anni 2002-2003, collabora come cronista bordo-ring con la rivista pugilistica “Boxe Ring”, scrivendo un certo numero di articoli riguardanti incontri fra pugili dilettanti della Lombardia. Nel 2007 esce, per le Edizioni Libreria Croce, il suo Volume “Vite da Ring” che è resistito, sugli scaffali delle librerie, per almeno 8 anni consecutivi (attualmente disponibile).
Sempre intorno a quegli anni, grazie alla presentazione di Nico Naldini e alla conoscenza dei testi di Giovanni Comisso, conosce due importanti giornalisti del Corriere della Sera, Leo Vergani e Giuliano Gramigna. Da entrambi riceve sia incoraggiamenti che critiche, proprio quelle di cui un giovane scrittore ha estremo bisogno. La morte prematura di Leo Vergani fa sì che nasca un vero rapporto di amicizia solo con Giuliano Gramigna (scomparso a sua volta nel 2006), momento, per Andrea, di vera crescita e profonda maturazione.
Il 26 luglio 2010 – giorno del suo ottantesimo compleanno – scompare il Maestro e amico Gian Luigi Falabrino, che negli ultimi due anni e mezzo di vita aveva contribuito all’ulteriore crescita di Andrea con insegnamenti mai imposti dall’alto, ma “proposti” con la semplicità delle persone che sanno mettersi al livello di tutti e che hanno a cuore soprattutto l’etica e la giustizia. (vari links su Gian Luigi Falabrino).

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Punto di svolta è il sito web “ideabiografica.com”, che nasce nel 2001 allo scopo di promulgare l’attività di Andrea Di Cesare come Biografo su Commissione. Da fucina di resoconti personali il sito evolve verso una nuova e più ispirata direzione, diventando prima un portale di informazione alternativa, libera e non soggetta a vincoli politici ed editoriali, che si auto-sostenta, e poi una vera e propria Rivista telematica, registrata nel 2007 presso il Tribunale di Milano.
In esso vivono recensioni di libri poco conosciuti e di famosi tomi letterari, valutazioni di film di nicchia o di grandi capolavori della cinematografia, profonde tesi sull’animo umano e dissertazioni di psicologia e psichiatria, oltre ad un’aggiornata esposizione dell’attualità e degli avvenimenti contemporanei. Tutti filtrati sotto la lente critica di un cronista vecchio stampo e del tutto “sui generis”, animato da un serio impegno civile e che mal sopporta la qualifica di giornalista, e che ama essere definito semplicemente un uomo di cultura.
Nel 2011 l’ennesima trasformazione, in sito dinamico. Php.
A cura di Silvia Petrone
1 gennaio 2017

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Prefazione all’edizione e-book del 2016 di Fausto Narducci – Caporedattore Varie – Gazzetta dello Sport – Autore di libri sul pugilato:
Ormai sono passati quindici anni da quegli incontri ripetuti in Gazzetta ma una cosa la ricordo bene: io e Andrea eravamo partiti da due sponde opposte ma le nostre barche si erano ritrovate in un mare tranquillo, di assoluta comprensione. Io, giornalista alla Gazzetta dal lontano ’84, mi ero avvicinato al giornalismo proprio attraverso la boxe quando, ai tempi del liceo, avevo cominciato a frequentare la Fulgor Napoli del maestro Geppino Silvestri dove si allenavano Patrizio Oliva e Alfredo Raininger ed ero rimasto folgorato da quel Piccolo Mondo Antico al punto da cominciare subito la collaborazione con Boxe Ring che mi ha portato fino a Milano. Da tempo nei giornali non esiste più la rubrica (nel senso che gli spazi sono occasionali) e la conoscenza del ring è diventato un aspetto marginale della mia professione ma il sudore dei pugili che ho conosciuto (alcuni molto bene, più di tutti il compianto Giovanni Parisi) mi è rimasto in qualche modo incollato addosso, anche se non riconosco più il mio vecchio sport. Andrea Di Cesare veniva da un percorso completamente diverso e il suo approccio culturale sembrava distante dalla psicologia sempliciotta e un po’ grezza dei personaggi che ero abituato a frequentare. Invece, pian piano, entrò in sintonia con loro aggirando più di quanto sia riuscito a fare io quella diffidenza istintiva verso i giornalisti che creava sempre un ostacolo fra i giornalisti e la stampa. Chiariamolo subito: ai calciatori devi estirpare le parole con le pinze, devi guadagnarti con pazienza certosina la loro fiducia ma non sarai mai loro amico. Un pugile, più di qualsiasi altro sportivo, ti firma una cambiale in bianco, ti concede la sua fiducia assoluta ma tende a colpirti con gli effetti speciali, fa il guascone per una sorta di soggezione culturale e psicologica che raramente sono riuscito a superare. Andrea, come si evince dalle pagine del libro che ho riletto con piacere a distanza di 15 anni, proprio per la sua formazione professionale ha tirato fuori l’anima di ogni pugile o ex pugile intervistato: il mio concittadino e coetaneo Raininger, che già ai miei tempi mi aveva colpito per intelligenza e profondità di giudizio, qui appare diverso da come mi era apparso attraverso la mediazione giornalistica, sicuramente più vicino a come è veramente. Capisco che Andrea si sia innamorato dei pugili. Non esiste nessuno sportivo più diretto, disponibile e più vulnerabile di un frequentatore del ring: credo che nella società moderna non esistono personaggi pubblici che riescono a mettersi a nudo come i pugili come se il ring funzionasse da transfert fra il mondo interiore e quello esterno. A distanza di tanti anni i ritratti di questo libro sono ancora vividi e attuali, attualissimi direi. Fa effetto, assistendo al degrado a cui è arrivata oggi la boxe nonostante l’esplosione della dimensione fitness, leggere che già allora si parlava di sopravvivenza del ring come metafora e di sport anacronistico. Sembra incredibile ma ogni anno escono decine di libri di argomento pugilistico e per la prossima stagione cinematografica sono in uscita quasi dieci film che parlano di boxe ma in Italia non si combatte quasi più, le tv trasmettono raramente gli incontri e anche un campione mondiale come Giovanni De Carolis è per lo più sconosciuto alle masse. Eppure grazie alla Gazzetta sono stato l’unico giornalista italiano a cui è stato concesso un posto a bordo ring al Mondiale miliardario Mayweather-Pacquiao di Las Vegas e vi assicuro che da quelle parti è tutta un’altra cosa. Forse la lezione che, attraverso questo libro, ci viene dal passato servirà a riaprire un percorso per tante nuove vite da ring.
Fausto Narducci
Caporedattore Varie Gazzetta dello Sport
Autore di libri sul pugilato

 

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Da “Sentieri e ferrate lecchesi” di Sandro Gandola. Scatti avvenuti sulla Ferrata Rebuzzini – Zuccone Campelli – una bellissima e accessibile cima “dolomitica” nella zona orobica di Barzio (ottobre/novembre 1983 – foto di Bruno Morandin).

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ASIAN (particolare) – 2012

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PRIMAVERA NELLA CITTA’ (particolare) – 2012

Interviste contenute in “Vite da Ring” (prima edizione: Edizioni Libreria Croce, 2007 – seconda edizione: e-book, 2016):

Bruno Arcari; Nello Barbadoro; Nino Benvenuti; Carmelo Bossi; Nino Crociani (pittore); Mario D’Agata; Giovanni Dicanio; Bruno Fabris (allenatore di Tiberio Mitri); Franco Festucci; Giancarlo Garbelli; Sandro Lopopolo; Sandro Mazzinghi; Patrizio Oliva; Alfredo Raininger; Paolo Vidoz; Gianna Vizzich (sorella di Tiberio Mitri); Lorenzo Zanon.

 

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prima edizione – Edizioni Libreria Croce, 2007

METROPOLI

Metropoli
Dal cuore d’acciaio
Metropoli
Dal sesso sbandato
Metropoli
Dal volto deforme
Metropoli
Dal corpo che palpita
Metropoli
Così bella
Così ferita
Così amata.

© Andrea Di Cesare, 2012

da “Reggae bang bang”, di prossima pubblicazione

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REGGAE BANG BANG

Presentazione di Silvia Petrone
La storia narrata è in parte una sincera autobiografia, in parte una pura invenzione letteraria, e le diverse forme narrative presentano elementi tra loro distinti ma complementari: la brevità del lasso temporale della novella, la magia e l’eccezionalità dei personaggi della fiaba, e l’attenzione rivolta ai meccanismi mentali ed emotivi dei protagonisti del romanzo psicologico. Lo stile apocalittico di questa storia, si lega all’uso sperimentale e innovativo della punteggiatura, un uso non solo grammaticale, ma in certi passaggi – a sottolineare con enfasi la trama – respiratorio e teatrale, quasi a far voler entrare il lettore nello stesso “respiro” del protagonista. Idealmente accompagnata dai suoni sofisticati ma brutali del reggae, di partiture elettroniche e gregoriane, di sonorità etniche e religiose, prende corpo la descrizione di un suburbio freddo e distante (ma sempre amato), in cui si muove Corrado, l’eroe del romanzo, nella sua evoluzione frenetica e complessa, che lo conduce a sorpresa verso un epilogo imprevisto. “Adesso che sono entrato nelle magioni di Corso Venezia e Piazza San Babila, rimpiango le notti passate al bar con egiziani armati e trans fatti di coca, era gente più onesta. Qui, tra queste mura iper-eleganti, segretarie evanescenti con accento dell’Est, corridoi che conducono al cuore del Potere di M., dove tutto sembra a posto e ben stirato, non mi sento affatto sicuro.” Mentre raccoglie i cocci di una esistenza rabbiosa e di protesta verso se stesso e verso il Sistema costituito, Corrado incontra casualmente Marina, La Dea, che – muovendosi sinuosa come un serpente – lo inizia alle arti marziali e al sesso tantrico. E’ sempre più difficile per lui condurre un’esistenza normale, tra loschi figuri di periferia, un amico di infanzia che a 50 anni fa ancora a botte con bande marocchine, ed un animo sensibile che si pone mille interrogativi, faticando a perdonarsi gli sbagli del passato “Mi rendo conto di essere un oggetto complesso, che prima di avvicinarmi, bisogna leggere le istruzioni per l’uso, solo che le istruzioni, sono scritte in ebraico …”. La lunga frequentazione di uno studio psicoanalitico, giustifica questa affermazione di Corrado che, in ultimo, prende le distanze dal suo analista, e prosegue la strada da solo, in una vicenda che esamina il rapporto dell’Uomo contemporaneo con la Tecnologia, i Poteri Forti, il senso di lealtà e il Terziario, sostenuta dal leitmotiv di un vecchio volo in parete, risalente alle sue giovanili esperienze alpinistiche, che diventa il Simbolo di una ricerca, di uno scampato pericolo, attraverso le tinte del Rosa e dell’Ambra (le tinte del pre-morte), che avrebbero percorso l’intera esistenza di Corrado. Insieme a lui attraversiamo l’abisso e ne usciamo, a fatica, sospinti dall’amore per la vita e dal cinismo disincantato di molte situazioni borderline. La storia di Corrado si dipana per vicoli bui, incontri di boxe truccati e traffici clandestini. Non è la vita di tutti noi, ma in lui ritroviamo debolezze e punti di forza che ciascuno può sentire come propri. Impossibile circoscrivere “Reggae Bang Bang” in un preciso genere letterario, poiché esso rappresenta ora un road movie di fine costruzione, ora un romanzo introspettivo e di potente maturazione, ora uno spaccato crudele della collettività contemporanea. “Chi possiede un cuore, rischia più degli altri, oggigiorno. Non è una società che ammetta di avere un cuore. Nei rapporti sociali, vale la regola messa in giro dai rotocalchi femminili e maschili – organi informativi dei Poteri Forti – che vincono le persone di successo, e per avere successo si debbono mettere da parte i sentimenti”. La sensazione è quella di incrociare un uomo perbene travolto da un potente flusso di coscienza, che riporta a galla vecchie emozioni in cui, parallelamente al cammino del lettore, crescono l’importanza e lo spessore della storia. Alla fine piangiamo con lui e soffriamo per le sue disavventure, come se Corrado fosse un amico, un amante, un fratello, e siamo al suo fianco fino all’ultima pagina, sperando nel lieto fine della storia.
Silvia Petrone
© Silvia Petrone, 2015

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in una bella giornata invernale sulla “Cresta Segantini” – sullo sfondo le Guglie della Val Tesa (al centro Fungo-Torre-Lancia) – (da “Arrampicate in Grignetta” di Dante Porta e Bruno Morandin).

 

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millionaire articolo

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Edizioni Sannite, 2003

Anghiari

2009

Libera Università dell’Autobiografia – (Anghiari)

La storia, le storie – decennale 1999-2009

dove compare uno scritto di Andrea Di Cesare del 1999, depositato presso l’Archivio Diaristico di Pieve Santo Stefano

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MERCE UMANA – 2012

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