LA LEADERSHIP NEI TEMPI ULTIMI

0

LA LEADERSHIP NEI “TEMPI ULTIMI”

 

Viviamo nei “Tempi Ultimi”, quell’era che Julius Evola – recuperando un concetto induista – denomina Kali-Yuga.

Si tratta di un’Era Cosmica caratterizzata dal tramonto di ogni IDEALITA’, che vive sotto la spinta di continue forze occulte, distruttive, infere, materiali.

Nei Tempi Ultimi, gli esseri umani risentono – per la maggioranza, anche se vi sussiste una piccola “casta” di “eletti” e “guerrieri”, che consente una non totale deriva, quasi essi siano dei “fari” o dei “presidi” contro il prevalere assoluto del Male – della spinta infera e materiale che giunge loro da un Dharma compromesso, che li renderebbe volgari, abietti, mossi da bassi interessi;

essi sono gli uomini “pashu”, gli ultimi nella gerarchia che vede, in alto, alla sommità, i sacerdoti e i guerrieri.

In un clima di totale decadenza, gli uomini pashu hanno in mano i commerci e il potere economico. Spesso i sacerdoti e i guerrieri sono da cercare tra le classi meno abbienti della società, persone che vivono a latere, che si sono volontariamente estromesse dai commerci, o che lo sono state.

Nella mia lunga esperienza come terapista psichiatrico, ho visto la sofferenza, la disperazione nera e totale degli schizofrenici e degli psicotici. L’ho toccata con mano sia nelle sue fasi “produttive”, con accese manifestazioni sintomatiche a volte anche pericolose, sia nella cronicità, nello spegnimento di ogni volontà e impulso vitale.

Vorrei qui spendere due parole per queste persone, anche se intendo dedicare questo mio scritto ad altre problematiche, ma vorrei parlare degli schizofrenici, in quanto, quello che ho visto, e su cui tuttora continuo a ragionare, a latere ha qualche attinenza con quanto sto scrivendo.

A latere… appunto…

@@@

Quello su cui ultimamente, e con una certa insistenza, mi trovo spesso a ragionare, è il carattere di sovrastruttura intellettuale che normalmente trovo nelle persone cosiddette normali.

A parte il fatto che mi è sempre meno chiaro cosa sia la cosiddetta normalità, trovando sempre più psicopatologia attorno a me, anche nel cosiddetto mondo normale, tanto da scoprire che nelle ultime versioni del DSM sono state tolte alcune definizioni sintomatologiche, in quanto così diffuse da non essere più considerate malattie, a parte questo, lo stesso Freud affermava che, nell’arco di una giornata, tutte le persone cosiddette normali entrano ed escono dalla psicosi almeno otto volte, una volta all’ora nell’arco della giornata lavorativa.

Ma volevo dire altro. Ovvero: cosa è la normalità, se non quell’insieme di sovrastrutture intellettuali e, Marx direbbe, economiche, che attanagliano la mente delle persone? Cosa è la normalità, se non quell’insieme di rigidità, di giudizi preconcetti, di paure, di stereotipie del pensiero e del comportamento, che conducono l’individuo verso una sua progressiva perdita dell’individualità, a favore di un ideale di sé conformistico, omologato, acquiescente e subordinato al potere?

Nella mia esperienza lavorativa accanto a chi soffre, agli schizofrenici, agli psicotici, queste sovrastrutture non le ho mai trovate, anzi, ho trovato la più totale assenza di queste sovrastrutture, ovvero, la capacità della persona di esprimere pienamente il proprio Essere.

E qui finisco l’inciso, per ipotizzare che i veri sacerdoti e guerrieri di cui si parlava sopra, in molti casi siano questi poveri soggetti, il più delle volte estromessi dalla Società e additati. Posso anche dire che in questi soggetti, non ho quasi mai trovato l’indole dell’uomo pashu, ma bensì l’animo disinteressato dell’idealista. Quello che mi viene da dire, in ultimo, è che la tragica condizione della schizofrenia sia quella di un individuo che ha fermamente deciso di restare radicato alla condizione dell’Essere, di uomini che abbiano rinunciato alla corruzione di un Divenire che pone in atto tutta una serie di commerci (necessitanti di sovrastrutture) che corrompono appunto l’Essere, lo incarnano in una condizione di deterioramento ontologico, sociale (nel flusso del tempo, ovvero, dei rapporti sociali, delle convenzioni, dei commerci). In tal senso, ho sempre considerato gli schizofrenici degli individui caratterizzati da un carattere aristocratico, nel senso in cui lo intende Nietzsche, ovvero, distaccato.

@@@

Se oggi gli uomini pashu detengono il potere economico e politico, diremmo, sono l’ago della bilancia della socialità, dei suoi commerci, delle sue innumerevoli convenzioni, va da sé che anche i leader – in qualsiasi settore – vi sia buona possibilità che siano dei pashu, ovvero, persone mosse da bassi interessi, da personali tornaconti, che poco si interessano della collettività.

Gli uomini pashu, e i leader odierni, mal tollerano la presenza, attorno a loro, di persone di valore. Le vedono come aceto negli occhi. Le temono. E preferiscono contornarsi di altri esseri abietti come loro, altri pashu che, essendo mossi da interesse e tornaconto, riescono a tenere facilmente al laccio, sotto ricatto.

Il pashu che sia un leader, deve però avere abbastanza potere – sotto qualsiasi forma esso si esprima – da poter impaurire i suoi collaboratori, o servi, perché sa benissimo – conoscendo bene se stesso – che essi sono delle iene e dei traditori, pronti a saltargli alla gola, non appena lui mostri una qualche debolezza.

Il potere, oggigiorno, i leader lo esprimono soprattutto inducendo timore, o paura, o terrore, nei loro servi/schiavi/collaboratori. Non con l’AUTOREVOLEZZA (che appartiene al vero guerriero), ma col RICATTO, arma che appartiene ai deboli, ai vigliacchi.

In tutti i campi. Anche un gruppo di amici, può avere al suo interno un leader, e degli schiavi. Dal gruppo di amici, si salta alla politica, al Governo, alle alte sfere: le dinamiche sono le stesse, più in grande, ma la dinamica del ricatto è la medesima, e il pashu, sia esso un maschio primario del pub sotto casa, sia esso un Boy Scout, sia esso un Premier, è sempre un PASHU.

©, 2018

Condividi l'articolo sui social

LASCIA UN COMMENTO