ORIZZONTALITA’ E DEMOCRAZIA DELLA RETE – LA CULTURA

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Alessandro Barbano

ORIZZONTALITA’ E DEMOCRAZIA DELLA RETE – LA CULTURA

 

Dopo una recente visita da un editore, di cui non posso fare il nome, e che – credo – nel leggermi, sarebbe dalla mia stessa parte, mi chiedo una cosa: a cosa servono oggi i libri, e a chi?

Alla prima domanda, ovvero: a cosa servano

credo di poter rispondere che servano alla crescita espansiva del Mercato.

Mercato quale entità sovra individuale, e sovra culturale, che determina anche le scelte, gli orientamenti, i valori culturali.

Mi rifaccio al recente intervento di Alessandro Barbano – Direttore Responsabile del “Mattino” di Napoli – a “Di martedì” (conduttore: Giovanni Floris – La 7 – martedì 3 aprile 2018) che affermava che oggi è la piazza a fare la politica, e non viceversa, per trarre le mie – non dico conclusioni, ma ipotesi – sulla Cultura.

Se – prima dell’avvento della globalizzazione e della dittatura della tecnologia – la Politica aveva una funzione diremmo plasmante, pedagogica, e ideale, che ricadeva sulla “piazza”, oggi la piazza detterebbe alla politica la sua agenda.

Questo è quanto ha affermato Alessandro Barbano, aggiungendo che siamo di fronte a un processo di delegittimazione di ogni verticalismo culturale, e valoriale, per cui la parola di un semplice cittadino che posta un commento su Facebook, avrebbe lo stesso valore – piazza, orizzontalità, democrazia della rete! – di quella di un filosofo della Normale di Pisa o di un giornalista come lo fu Indro Montanelli.

L’orizzontalità – tecnologica e democratica – cui stiamo assistendo, ha reso lecito dire tutto, fare tutto, a tutti.

E’ un bene questo? E’ veramente democrazia? O non forse dittatura degli idioti, degli ignoranti?

Siamo di fronte a una nuova forma di dittatura?

Credo che l’orizzontalità democratica della Rete, abbia generato questa forma di dittatura, che non è più la dittatura di un singolo dittatore sui molti – di un Stalin sul popolo sovietico, di un Tito o di un Mussolini – ma dei molti che, resi omogenei nel loro modo di pensare, hanno imposto una forma di pensiero così omogeneo, diffuso, inappellabile, da aver reso quello stesso pensiero una forma di dittatura: la dittatura del vuoto e dell’ignoranza.

Che i Poteri Forti – su questo punto ho avuto modo di scrivere nella “copertina” di apertura alla Sezione “Rete e Dintorni” – non fossero a parte di questo processo, da loro stessi generato scientemente, a tavolino, preventivamente e criminalmente – dando in mano alle masse Internet, la sua falsa democrazia orizzontale e la tecnologia nel suo insieme – non lo si può credere.

Così come oggi la Politica insegue la piazza, e non viceversa, la Cultura (ovvero, l’editoria) insegue i lettori.

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Mi son trovato, da quell’editore, a leggere alcune frasi di libri di successo da lui pubblicati, titoli di libri che gli permettono di vendere, titoli i cui contenuti – per stessa ammissione di questo editore – non hanno alcun valore letterario nei loro contenuti, le cui pagine sono scritte coi piedi da dilettanti allo sbaraglio in cui, però, oggi, il lettore medio si rispecchia.

Abbiamo così dedotto che, oggi, anche l’editoria insegue i lettori, abbassando il livello letterario, la stessa bellezza estetica di una pagina ben scritta, per arrivare a quel pubblico – dire “medio” è fare un complimento – che oggi non avrebbe più le categorie mentali, estetiche e morali, per apprezzare la pagina – ad esempio – di un Leonardo Sciascia.

Come siamo giunti a questo deplorevole stato di cose?

Ci siamo arrivati con quel deplorevole “processo di orizzontalizzazione” generato dalla dittatura della Rete, di cui si diceva sopra. Dopo vent’anni di appiattimento valoriale, politico, culturale, siamo arrivati ad aver generato una “massa” di gente talmente amorfa, talmente orizzontale e spenta, da non avere più la capacità emozionale e cognitiva di apprezzare la vera letteratura, così da “rifugiarsi” nelle pagine mal scritte di gente come lei, in cui si rispecchia, e non la fa sentire inferiore.

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E’ dunque cambiata la FUNZIONE del libro.

Se, prima dell’avvio di tale processo, il libro rappresentava uno scrigno, segreto, che racchiudeva un mondo sconosciuto, fatto di un linguaggio che si diceva appunto “letterario”, perché non era il linguaggio di tutti i giorni, uno scrigno che dava accesso a una “dimensione” che non era la dimensione concreta e al livello di tutti, ma la dimensione estetica elevata e inaccessibile che, il lettore, decideva di avvicinare riconoscendo la propria “inadeguatezza”, ma volendo al tempo stesso “imparare qualcosa di nuovo”,

oggi il libro rappresenta e ripropone la stessa livellazione della vita di tutti i giorni, e lo stesso linguaggio, e il lettore si vuole sentire un “pari” dello scrittore, uno che, al limite, posta anche la sua recensione “negativa” sul libro, senza aver mai letto un solo testo di critica letteraria, senza magari essersi mai formato sulla letteratura e senza avere alcuna autorevolezza in materia. Dicevamo: delegittimazione, appunto, di ogni verticalismo valoriale e culturale, tutti possono fare tutto, dire tutto, impunemente, senza alcuna preparazione in materia.

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UN MONDO DI DILETTANTI

Un mondo di dilettanti è molto più rassicurante di un mondo di veri professionisti.

Lo vediamo anche in politica, col Movimento 5 Stelle, fenomeno appunto generato dalla livellazione della Rete.

“Se loro sono diventati politici, lo posso diventare anch’io”, è il pensiero che passa sicuramente nella testa di molti.

“Se quel tale scrive così da cani, posso scrivere anch’io”, passerà certamente per la testa di molti lettori.

Ma la vera domanda, è: a cosa serve questo stato di cose?

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Aver dato libera voce ai dilettanti, aver dato autorevolezza a chi autorevolezza non ha, ha avuto la funzione di alimentare l’illusione – nelle masse poco istruite e poco formate – di “potercela fare”. Ha generato l’illusione dell’Ascensore Sociale, di cui si alimentano anche i Talent Show.

Aver creato una sorta di “casta di potere dei dilettanti”, ha fatto sentire tutti “professionisti”, ma senza sforzo.

Questo “saturarsi” improvviso di ogni spinta al vero miglioramento, al volersi veramente formare, tanto: basta essere dilettanti

ha fatto sì che l’offerta formativa delle Università e delle Scuole divenisse sempre più bassa e scadente, così come il livello di preparazione dei docenti stessi.

Se, per “farcela” basta fermarsi a questo livello di semi-dilettantismo, va da sé che nessuno avrà più a cuore i valori, anche gli stessi valori morali, oltre che estetici, e il sapere.

Ma mi si chiederà, ancora: a che pro, tutto questo? Perché generare una Società di dilettanti e di ignoranti?

Qui torniamo all’inizio di questa riflessione:

il Mercato.

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Con l’avvento della globalizzazione, il Mercato si è imposto come nuovo valore in Sé, una nuova metafisica, che ha sostituito la precedente.

La popolazione detta l’agenda ai politici, si è detto più sopra. Ma la popolazione, da chi è plasmata, da chi è “formata”?

dal Mercato.

Se il Mercato plasma la popolazione, e questa plasma i politici: il Mercato plasma i politici.

L’intero processo politico e culturale si è semplificato, avendo messo il Mercato al di sopra di ogni altro processo, sulla base di una semplificazione, e di una infantilizzazione degli stessi gusti, pensieri, orientamenti culturali della popolazione. Abbiamo creato un mondo molto più facile da gestire, molto più redditizio per i Poteri Forti e molto più illusorio per le persone.

Ma la gente, non si accorge della propria condizione di illusione, perché il livello su cui si è attestata, è quello di un qualunquismo dilettantesco, che vale quanto quello di un grande intellettuale, di un grande artista, cui il Mercato ha dato la più completa e totale libertà d’espressione, tramite l’Orizzontalità Democratica della Tecnologia.

Se tutti possono fare tutto, e dire tutto, senza formarsi, se uno scrittore dilettante della domenica fa fare più vendite, a un editore, di uno scrittore realmente formato, e se questo dilettante può salire sul gradino dove risiede la figura di un -. ad esempio – Leonardo Sciascia, o Albert Camus, abbiamo creato una situazione deplorevole, dalla quale sarà difficile uscire.

Aver alimentato il narcisismo e il protagonismo de-responsabilizzato di intere masse di popolazione, ha un triplo effetto:

  • Esse dettano l’agenda ai politici e:
  • Esse stesse, già sature del proprio Ego, già soddisfatte del proprio stato illusorio di “potere”, non rivendicheranno nulla alla politica, e la politica potrà continuare a fare i suoi porci comodi, sulla testa di queste persone.
  • Infine, il Mercato potrà crescere incontrastato, perché ha generato dei politici che gli sono sudditi, dei quali nessuno può lamentare l’assenza, in quanto un “Parlamento” esiste ancora, e nessuno può dire che la Democrazia non esista.

 

©, 2018

 

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