SEMIOLOGIA DI UNA INCHIESTA-MORTIN-ROBERT PINGET

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Raymond Queneau - Odile

SEMIOLOGIA DI UNA INCHIESTA-MORTIN-ROBERT PINGET

Siamo nel 1970, i caratteri tipografici sono quelli della Casa Editrice Einaudi: Robert Pinget, “Inchiesta su Mortin”.

 

Raymond Queneau

 

Erano anni che avevo in mente di scrivere queste righe, per ricordare un Autore francese che ho avuto la fortuna di incontrare (non personalmente, ma fra le righe di un suo libro, trovato in qualche perduto scaffale di qualche perduta libreria dell’usato, già una ventina d’anni fa… pensate quanto vecchio sia questo libro… e dimenticato: uso il termine “dimenticato” nella speranza che qualcuno, prima di dimenticarlo, l’abbia almeno letto, ma nutro la convinzione che Robert Pinget sia un Autore passato inosservato quasi totalmente, anche ai suoi tempi…).

Chi era questo Mortin?

Era anzitutto un esercizio letterario, la nuvoletta uscita dalla penna stilizzata di un fumettista, un’idea astratta.

Era la COLPA.

Mortin era l’incarnazione stessa della COLPA e di qualche REATO che la Società – quella delle BRAVE PERSONE, della BRAVA GENTE – ha bisogno di imputare a qualcuno, pur di sentirsi diversa, più buona, più giusta, al di sopra di ogni macchia e di ogni giudizio.

Mortin è nato dall’idea di uno scrittore che credo abbia avuto non poche frequentazioni con altri del suo genere (mi viene in mente un Raymond Queneau e i suoi “Esercizi di Stile”), non estraneo ai “giochetti” della Semiotica cara a Roland Barthes, …

Dicevo, Mortin è il risultato di una sperimentazione letteraria leggera e ilare, anche se sottendeva la grande, immane tristezza di uno studioso dei “segni” (vedasi, per “segni” la Lezione di Umberto Eco), che non considerava l’Essere Umano capace di Sentimenti.

Roland Barthes

Roland Barthes “Frammenti di un discorso amoroso”

 

Mortin era un qualunque di noi che, caduto sotto la lente persecutoria dell’osservazione dei suoi vicini si casa, o di quartiere, era reso in altrettante “interviste/inchiesta” su di lui come un personaggio altamente pericoloso, eversivo, socialmente da evitare, un mostro.

La leggerezza, il tocco lieve e quasi allegro – l’ottimismo di facciata dei semiologi alla Barthes e alla Eco sottende in verità una immensa disperazione – con cui viene dipanata questa inchiesta, è tipico di queste sperimentazioni letterarie dove il SEGNO prevale sulla NARRAZIONE, dove, in verità, la NARRAZIONE implode nel SEGNO e diventa puro esercizio MATEMATICO (vedasi Raymond Queneau “Odile”, romanzetto triste/allegro leggero e quasi inconsistente…), un esercizio sulle mille e mille PROBABILITA’ COMBINATORIE… provate a leggerlo… triste amaro, ma divertente, e offre uno spaccato su quegli Anni che ho definito i Ruggenti Anni’70. … che nostalgia…

Robert Pinget

©, 2018

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