Nicola Borzi La Popolare di Vicenza e i conti dei servizi segreti-violazione diritti giornalisti

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19.11.2017 – IL SOLE 24 ORE E LA VERITA’. La Guardia di Finanza ha acquisito documenti e file informatici del giornalista Nicola Borzi  (autore dell’articolo ‘La Popolare di Vicenza e i conti dei servizi segreti’ pubblicato il 16/11) nelle sedi di Milano e Roma del quotidiano economico ‘Il Sole 24 Ore’, nell’ambito dell’inchiesta imperniata sull’articolo 261 Cp (“Rivelazione di segreti di Stato”)”. La polizia giudiziaria anche nella redazione del quotidiano “La Verità” a seguito di un articolo di Francesco Bonazzi pubblicato il 15/11 (“La Popolare di Vicenza la banca dei servizi segreti”). Monito di Alessandro Galimberti (presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Lombardia): “Il Csm faccia chiarezza. Una ingerenza peraltro già difficile da ammettere in una democrazia veramente compiuta”. Franco Abruzzo (Cnog): “La Procura di Roma ha ignorato le sentenze della Corte di Strasburgo: le fonti dei giornalisti sono inviolabili”. In coda uno studio di Franco Abruzzo sul punto e il comunicato del CdR de “Il Sole 24 Ore” e quello di Alg/Fnsi. – TESTO INhttps://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=24062

MILANO, 19  novembre 2017. – La Guardia di Finanza ha acquisito  documenti e file informatici di un giornalista nelle sedi di  Milano e Roma del quotidiano economico ‘Il Sole 24 Ore’, nell’ambito dell’inchiesta sui conti correnti dei Servizi segreti italiani (Aise, Aisi e Dis) nella filiale romana della  Popolare  di Vicenza. Lo rende noto l’Ordine dei giornalisti di Milano  precisando che il provvedimento è stato disposto dalla Procura  di Roma nei confronti di Nicola Borzi, autore di un’inchiesta (“La Popolare di Vicenza e i conti dei servizi segreti”) pubblicata il 16 novembre e poi sviluppata il 17 (“Hostess, armi, argenteria pagati dai servizi segreti”). L’inchiesta è imperniata sull’articolo 261 Cp (“Rivelazione di segreti di Stato”), reato ascrivibile a pubblici ufficiali. Sul metodo investigativo ha preso posizione il presidente  lombardo dell’Ordine dei Giornalisti Alessandro Galimberti, il quale chiede che “il Csm faccia  chiarezza”. “L’accesso della polizia giudiziaria della Gdf nelle  redazioni e nei sistemi informatici dei quotidiani Il Sole 24 Ore e La Verità- sottolinea  – ripropone con forza il tema della proporzionalità degli atti  di indagine delegati dalla Procura, e perciò del rispetto dei  diritti dei giornalisti, delle loro fonti e, in definitiva, dei  lettori-cittadini. Senza neppure entrare nel merito dell’ipotesi di reato – violazione del segreto di Stato – ciò che non quadra, e che non può passare sotto silenzio, è il metodo investigativo. Non è ammissibile che gli ufficiali di Pg  ritengano di avere accesso – su delega in questo caso del  procuratore capo di Roma – a tutta la memoria informatica dei dispositivi del giornalista, perché questo configura un chiaro  eccesso (abuso) rispetto alle finalità dell’inchiesta”.  “Sul punto – conclude Galimberti – sarebbe opportuno che il  Csm indicasse le linee guida delle attività investigative delle  Procure nei confronti della stampa, un tipo di ingerenza  peraltro già difficile da ammettere in una democrazia veramente  compiuta”. Franco Abruzzo (consigliere nazionale del’Ordine  dei giornalisti –  Cnog) ha aggiunto: “La Procura di Roma ha ignorato le sentenze della Corte di Strasburgo secondo le quali le fonti dei giornalisti sono inviolabili”. La polizia giudiziaria nelle stesse ore ha “visitato” la redazione del quotidiano “La Verità” a seguito di un articolo di Francesco Bonazzi pubblicato il 15/11 (“La Popolare di Vicenza la banca dei servizi segreti”). Anche in questa sede la GdF ha acquisito l’hard disk del computer di redazione relativo all’attività professionale di Bonazzi. (ANSA e www.francoabruzzo.it).

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CdR di Il Sole 24 Ore/comunicato sindacale: “Aggirato il segreto professionale”. Milano, 18.11.2017. Nella serata di venerdì la Guardia di finanza, su disposizione della procura di Roma, ha proceduto all’acquisizione dell’hard disk del computer redazionale del nostro collega, Nicola Borzi. Il Comitato di redazione ritiene grave quanto avvenuto: in questo modo la pubblica accusa ancora una volta pensa di aggirare, in contrasto con la giurisprudenza della Cassazione e della Corte europea dei diritti dell’uomo, il vincolo del segreto professionale, posto a tutela della riservatezza delle fonti, un cardine del lavoro giornalistico.  Il Cdr

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Finanza acquisisce hard disk del giornalista Nicola Borzi del Sole 24 Ore, Fnsi e Alg: «Inammissibile»   – Roma, 19.11.2017. «La Federazione nazionale della Stampa e l’Associazione Lombarda dei giornalisti condividono in pieno il comunicato del Comitato di Redazione del Sole 24 Ore dopo che la Guardia di finanza, su disposizione della procura di Roma, ha acquisito l’hard disk del computer di redazione del giornalista Nicola Borzi. Non è infatti ammissibile che venga violato in questo modo e in contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte europea dei diritti dell’uomo, il vincolo del segreto professionale che tutela la riservatezza delle fonti, cardine del lavoro giornalistico. La tutela delle fonti e dei diritti dei giornalisti coincidono – è bene non dimenticarlo – con il diritto dei cittadini ad essere correttamente informati». Lo affermano, in una nota, la Federazione nazionale della stampa italiana e l’Associazione Lombarda dei Giornalisti.


DOCUMENTO. SEGRETO PROFESSIONALE E PERQUISIZIONI. – Con le sentenze Goodwin, Roemen e Tillack, la  Corte di Strasburgo impone l’alt alle perquisizioni nelle redazioni e tutela le fonti dei giornalisti. Pm e giudici italiani devono indagare solo sui loro collaboratori (che “spifferano”  le notizie) e non su chi riceve l’informazione in maniera pulita.  – analisi di FRANCO ABRUZZO – TESTO INhttp://www.francoabruzzo.it/document.asp?DID=2356


 

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