SERATA MINITRANSAT 2009 – OCEANO E AVVENTURA ALLA LIBRERIA MURSIA

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SERATA MINITRANSAT 2009 – OCEANO E AVVENTURA ALLA LIBRERIA MURSIA

La Minitransat è la difficile regata atlantica della Classe Mini (che si disputa ogni due anni) imbarcazioni abituate ai regimi estremi di soli 6 metri e mezzo, i cui skipper – coraggiosi e abili atleti – rischiano la vita in sintonia con uno spirito marinaresco d’avventura e romanticismo che richiede molto, e in cambio – il più delle volte – dà solo la gloria. Ho potuto ascoltare con le mie orecchie, e vedere sui volti di questi velisti, l’entusiasmo e quella dose di fanciullezza sognatrice, di disinteressata generosità verso la vita, che anima i concorrenti della Minitransat 2009.

L’incontro, o meglio, la festa inaugurale, si è svolta il 1° ottobre 2008 alla Libreria Mursia di Milano, sotto – uso le parole di Lorenza Sala, capo ufficio stampa Mursia – il cappello della grande Biblioteca del Mare Mursia, una quantità infinita di titoli marinareschi, dal romanzo al manuale, dalle memorie al libro di guerra e d’avventura, che fa della Mursia la più importante casa editrice italiana specializzata in libri di mare. Oltre che sponsor ufficiale del Prysmian 626, il Mini di serie manovrato dallo skipper fiorentino Giancarlo Pedote.

A condurre la serata, il redattore della Gazzetta dello Sport Gianluca Pasini, che – con lo charme dell’animatore – fa domande anche personali ai velisti. Una sulla “paura”, sentimento che solitamente si nega, o si tratta con scaramantico pudore. Invece, su questo tema, emergono, una alla volta, le sincere, commuoventi risposte dei “ministi” atlantici.

La Classe Mini rappresenta – secondo Giancarlo Pedote – la soglia per il navigatore solitario, la soglia tra il farcela e il non farcela, una soglia assoluta, perché il Mini impone allo skipper solitario di riassumere su di sé tutte le peculiarità della navigazione che di solito sono distribuite su un equipaggio di più persone. Ma la paura, è la vera nemica del navigatore solitario. Una paura che allerta, che determina tensione e attenzione, ed è quindi protettiva di fronte al pericolo, ma che può bloccare, in maniera pericolosa, le facoltà mentali del velista, quando si trasforma in panico. Tutti, però, sono concordi che le più grandi tragedie in mare si sono verificate quando lo skipper non aveva paura, magari durante una bonaccia.

Altro tema emerso, quello dell’alimentazione. Come poter mangiare qualcosa di caldo, come invece optare per la frutta secca – che ti lascia libera una mano per il timone, e ti risparmia di dover mettere il pilota automatico mentre ti scaldi una minestra liofilizzata con il fornelletto – come invece optare per bresaola e barrette energetiche. Ognuno di questi campioni ha una sua maniera di intendere l’alimentazione. Ognuno di loro è diverso, ma tutti sono uniti dal mare, diverso soprattutto psicologicamente, nell’ammettere di fronte a sé certe cose, o nel negarne altre, ma il mare è lo spirito che accomuna questi coraggiosi marinai, che li rende amici pur nella serrata competizione. Davvero amici, anche nella testimonianza delle molte battute che si scambiano vicendevolmente via radio mentre navigano in solitaria.

Dunque, facciamo un grande in bocca al lupo a: Andrea Caracci, Luca Del Zozzo, Simone Gesi, Daniela Klein, Gaetano Mura, Giancarlo Pedote, Ingo Ravazzolo, Luca Tosi, Luca Zoccoli.

©, 2008

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