MARIO PETRUCCIANI – SCIENZA E LETTERATURA NEL SECONDO NOVECENTO

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MARIO PETRUCCIANI

“SCIENZA E LETTERATURA NEL SECONDO NOVECENTO”

saggio critico letterario

Mursia, 2008

“La ricerca letteraria in Italia tra algebra e metafora”

Si tratta sicuramente di un testo che alletterà i ricercati cultori della critica letteraria, coloro che amino il sapore raffinato della semiotica o il rigore formale dello strutturalismo, che inseguano un filo rosso che unisca i vari saperi, dalla poesia alla biologia alla fisica delle particelle, secondo un intento – a dire del nostro Autore – ancora utopico, ma capace di aprire impensabili, insperabili e inesauribili filoni di ricerca.

Quale filo rosso – appunto – unisce letteratura e scienza? L’una è esauribile nell’altra, e viceversa? In che senso si può parlare di una letteratura scientifica?

Mario Petrucciani sgombera subito il campo da possibili fraintendimenti: qui non si parlerà di fantascienza (e a tale proposito, adduce motivazioni un po’ affrettate e fumose che ai cultori del genere potranno sembrare un tantino snob e ghettizzanti, ma lo perdoniamo, vista la passione e quella sana dose di sincerità e onestà intellettuale che animano queste pagine).

L’excursus storico si apre con il Vittorini de “Il Politecnico”, la rivista che salutò il miracolo economico – avvicinandosi alle masse, allora crescenti, di lettori – analizzando con spirito laico, illuminista e razionale la società, i costumi, la letteratura, proponendosi non come (organo – n.d.r.) “di diffusione d’una cultura già formata ma (come – n.d.r.) uno strumento di lavoro per una cultura in formazione”, secondo una fusione organica “di attività conoscitiva e di ricerca sperimentale”, nell’analisi continua e lucida di economia marxismo critica letteraria sociologia psicoanalisi cinema, procedendo “sotto il medesimo segno del progresso tecnico della letteratura, intesa come invenzione e ricerca”(Petrucciani). Sarà, più tardi, Ludovico Geymonat – puntando su un rinnovamento del sistema scolastico – a porre l’accento sul nocciolo della questione già avviata da Elio Vittorini: il rapporto Uomo-Mondo.

Un rapporto che sarebbe notevolmente cambiato dopo l’enunciazione delle teorie di Einstein, tanto che Vittorini si chiedeva come mai – “malgrado Joyce e Proust” – gli oggetti e i personaggi della nostra letteratura, e i loro sentimenti, siano ancora dislocati in un concetto di spazio che la scienza ha superato da tempo, ovvero continuino ad essere pensati secondo la fisica di Newton anziché di Einstein.

Da questa sorta di ritardo, la letteratura verrà emancipata grazie agli sforzi di Leonardo Sinisgalli e – con maggiore apporto teorico – di Giacomo Debenedetti, entrambi appassionati di matematica e fisica, ricercatori di una letteratura che potremmo definire – senza tradire l’animo di questo libro – “non euclidea”.

Mario Petrucciani, in questa sede, preferisce aprire delle aree tematiche, farsi e fare delle domande a questa “danzatrice” che è la letteratura, e rimandare il tempo delle risposte. Ma sono domande talmente affascinanti, che da sole bastano a soddisfare la nostra sete di conoscenza, a porci in maniera inquieta e curiosa di fronte alla dea letteratura, una dea ambigua, diseguale, cangiante, il cui più grande regalo che ci faccia è proprio quello di non infilare le nostre teste in un imbuto pieno di facili risposte, ma di farci affacciare di fronte alla distesa del mare di Ulisse.

©, 2008

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