DE BATRACOMIOMACHIA

0
9

DE BATRACOMIOMACHIA

Proprio durante una cena a lume di candela nasce il contraddittorio sulla differenza semantica tra “arrogante” e “sprezzante”, lotta che si trasforma presto in una sorta di compito a casa per il giorno dopo.

“Io mi sento sprezzante, non arrogante” sostiene il Direttore Ir-Responsabile di una nota rivista telematica,  che aggiunge inquisitorio “Tu, cosa ne pensi?” spinto alla domanda più da una genuina curiosità che dal proprio soverchiante egocentrismo.

Non rispondo subito, ma faccio fagotto e me ne torno verso casa, con in testa quest’interrogativo squisitamente filologico, ma non solo.

Scorgo connotazioni negative nell’aggettivo “arrogante”, che a mio parere reca in sé i germi di preminenza, autoritarismo, presunzione, superbia e convinzione di avere sempre la ragione dalla propria. Non a caso, mutuato dal latino “arrogare” è sinonimo dell’attribuirci ciò che non ci spetta.

Associo all’essere sprezzante il coraggio di sentirsi in un certo modo (migliore nella propria diversità) rispetto ad altri, quindi presi comunque in considerazione, anche se come meri termini di paragone, un piglio aristocratico che non infierisce sul prossimo, e che non parte dalla convinzione di sentirsi semplicemente un aristos, uno di quelli che tutto possono.

Entrambi rimandano all’ostentazione voluta di un atteggiamento, a volte supportato da precise sicurezze, riguardanti la propria superiorità.

Forse è solo una disquisizione portata all’eccesso, un’esasperazione della teoria dei segni grafici. Ma, essendo il segno qualcosa che rinvia a qualcos’altro (aliquid stat pro aliquo) ritengo comunque si sia attivato un processo di significazione e di comunicazione. Difficile parlare e farsi ascoltare da un arrogante, arduo, ma non impossibile, cogliere l’interesse di una creatura sprezzante.

 

 

©, 2017

Please follow and like us:
0

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here