LE TRE SEPOLTURE – Tommy Lee Jones-Barry Pepper-Dwyght Yoakam-frontiera-western-noir-usa

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LE TRE SEPOLTURE

Con: Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Dwyght Yoakam, January Jones, Melissa Leo, Julio César Cedillo, Vanessa Bauche

Usa, 2006

Regia: Tommy Lee Jones

Western

Durata: 116 minuti

 

Prima e seconda sepoltura

Il tema della linea di confine Texas-Mexico ritorna, dopo “The Border – Frontiera”, a circa vent’anni di distanza, con un altro grande film, “Le tre sepolture”, nel quale Tommy Lee Jones – oltre che attore principale – è alla sua prima prova come regista. Prova superata brillantemente, per la capacità di dare voce al dramma del popolo messicano, ma anche di un’America minore, fatta di oscuri lavoratori e oscure esistenze, che su quel borderline che divide Texas e Mexico finiscono per incontrarsi, faccia a faccia, mescolandosi, e mescolando i rispettivi drammi. Nei pressi di El Paso (Texas) la polizia di confine, detta Migra dai messicani, svolge il suo alacre lavoro di pattugliamento per evitare l’afflusso clandestino di poveri diavoli in cerca di un cielo migliore sotto il quale vivere, accontentandosi di una magra paga e una baracca in cui riposare le ossa. Il cielo affogato nella calura, la polvere del deserto, il vuoto squallore delle cittadine di confine fatte di casette prefabbricate a un solo piano, ci parlano di un’America giunta al capolinea, oltre il quale non rimane che varcare quel deserto messicano, che lambisce gli abitati affacciati su trafficate Highways. Nel vedere queste scene si possono con la memoria risentire le note di un Tom Russell o di un Calvin Russell, entrambi singers texani di grande profondità, con le loro storie di reietti e diseredati, che spesso stanno dalla parte sbagliata della Legge.

Una coppia giovane è appena scesa da Cincinnati. Lui è una guardia di confine, Mike Norton, lei la sua moglie bionda e carina, accanita fumatrice e così giovane e dolce da chiedersi cosa possa trovare di bello in suo marito. Vanno a vivere in una casetta prefabbricata ai margini di una rumorosa Highway percorsa continuamente da grossi camion che sollevano la polvere del deserto. Lui parte al mattino, completo di divisa, per il confine, dove tutti i giorni pattuglia a bordo della Jeep di ordinanza, munito di fucile di precisione e una copia di Hustler. Tra una canzone di Merle Haggard (Workin’ Man Blues) e una di Freddy Fender (Before The Next Teardrop Falls), le giornate seguono il loro corso, fatto di sporadiche scazzottate coi messicani e di retate. Mike non si mette in buona luce col suo superiore, dopo aver rotto il naso a una messicana sferrandole un pugno in pieno volto. Un mattino la moglie gli dice di tornare presto, che si annoia da morire. Lui le risponde di fare amicizia coi vicini. Ma lei nega questa possibilità. Al che lui le risponde che le comprerà il Nintendo. Un’altra giornataccia ha inizio sul borderline. Il sole, implacabile, accecherà la ragione di Mike, troppo preso dal masturbarsi con Hustler sotto il cielo del Sud Ovest, per accorgersi che il messicano non stava sparando a lui, ma a un coyote che minacciava le sue pecore. Mike afferra il fucile di precisione, e mira al petto da una distanza di 300 metri. Il messicano cade, colpito a morte. Tutto verrà messo a tacere. Ma il ranchero Pete Perkins (Tommy Lee Jones), amico del messicano ucciso Melquiades Estrada, non si darà per vinto.

Attraverso sapienti dosaggi dei flash-back, veniamo a sapere che Melquiades era venuto a cavallo dal Mexico in cerca di lavoro come vachero in Texas. Lo soccorrerà Pete, con il quale nascerà una solida amicizia. Li vediamo in alcune scene condividere la dura vita dei cowboy, alle prese con marchiature e lunghe cavalcate nella selvaggia natura dell’Ovest. E poi alle prese con le belle donne del posto, Pete con la sua amante fissa e Melquiades con la moglie annoiata di Mike Norton. L’amante di Pete fa il triplo gioco con Pete, il marito – che dirige uno snack bar nel quale lei fa la cameriera – e un poliziotto, conoscente di Pete, che dovrebbe indagare sulla morte di Melquiades. Ma il poliziotto è troppo preso dalle sue nevrosi di impotenza sessuale, per occuparsi di un messicano morto. Pete gli sta alle calcagna, tanto da farlo quasi impazzire. Intanto Mike non sopporta più il peso del senso di colpa, e si desume che confessi tutto alla polizia. Perché l’amante dei tre uomini ascolta la verità dalla bocca del suo amico poliziotto, e lo va a riferire a Pete.

Qui inizia la necrofila trafila di Pete alle prese con Mike e il cadavere di Melquiades e il lungo viaggio verso il Messico. Dopo la prima sepoltura di Melquiades Estrada – seppellito in una fossa comune – sarà la volta della seconda sepoltura, quando, rapito nottetempo in casa sua da Pete, Mike, ammanettato e tramortito dal pestaggio di Pete, è costretto a riesumare il cadavere del messicano. A portarlo in spalla sino alla baracca in cui Melquiades dormiva. A vestirlo coi suoi vestiti e a caricarlo su un mulo.

La notte è alta, e il viaggio sarà lungo, sino a Himenez.

 

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Terza sepoltura

Lee Jones regista sa usare in maniera sapiente e per nulla retorica i flash-back, ed è grazie ad uno di questi che apprendiamo che Melquiades, lontano da casa da cinque anni, ha come il presagio che non morirà in Messico, ed ha paura di venire seppellito “tra tutti i fottuti cartelloni pubblicitari”, in suolo americano. Consegna dunque a Pete una piccola mappa tracciata su un foglietto, nel quale indica all’amico gringo il percorso da fare per raggiungere Himenez, nel caso lui fosse morto in suolo americano; compito di Pete, quello di portare la sua salma nella sua terra, e lì seppellirlo. La profezia del messicano purtroppo si avvera. Sarà ammazzato da un gringo in suolo americano, e il suo corpo sarà sepolto in una fossa comune.

Il tema dell’amicizia, in questo western dal sapore antico, per quanto di ambientazione moderna, è portato sino alle sue estreme conseguenze da Tommy Lee Jones. Codici di comportamento arcaici, profondo senso dell’onore e della parola data, generosità e amicizia che vanno al di là delle diversità, sono il tema portante del film. Così come la solitudine dell’eroe, le sue morbose ossessioni che lo rendono un outsider alla Ethan (Sentieri Selvaggi), la noia di una qualsiasi cittadina del Sud Ovest, la corruzione delle forze dell’ordine locali. Miscela che compone un grande film western per quanto collocato in un tempo civilizzato, viziato, abitato da telefonini cellulari e potenti jeep al posto dei cavalli. Ma i sentimenti sono ancora quelli di John Ford e Sam Peckimpah.

 

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La mappa segnata da Melquiades su quel misero pezzetto di carta è tanto vaga quanto perentoria nella sua valenza mitica e mistica. Vi è contenuta in essa tutta la potenza visionaria dell’avventura western. Un miraggio, un luogo di sogno, lontano, appena agognato, più con la fantasia che con reali e concreti dati di fatto. Pete è un eroe intransigente e idealista. Porterà a conclusione la sua missione, e si perderà in quel selvaggio Sud Ovest che l’ha generato dal nulla.

Pete guida in testa sul cavallo regalatogli da Melquiades. Mike, ammanettato e privato degli stivali, lo segue su un altro cavallo, un mulo porta le provviste e un ultimo mulo la salma di Melquiades. Procedono in fila indiana, a passo lento, su dirupi, canyon, mentre la polizia li segue a vista. Le sierras sono aspre e solitarie, come nella migliore tradizione western. I bivacchi alla luce del fuoco, sotto un manto di stelle, ci riportano a quell’implacabile spirito di frontiera mai sopito nel popolo americano, quella spinta verso un ideale di purezza e avventura che ha dato vita a questa nazione forte, arrogante e contraddittoria, che sa però essere di una dolcezza a volte disarmante. Il poliziotto che ha in comune con Pete l’amante, dalla sommità di un canyon punta Pete nel cannocchiale del suo fucile di precisione. Ha un momento di indecisione prima di premere il grilletto, e in quell’istante gli squilla il cellulare. Scena bellissima, che denuncia quanto il western si sia adattato ai tempi attuali: < Sto lavorando >, dice alla donna il poliziotto. La vastità del deserto, quell’immane cielo che si stende sulla pianura sprofondata nell’immensità, sembrano così estranei a quella conversazione al cellulare. < Stesso posto stessa ora >, concludono i due amanti. Per un momento il mondo civilizzato, pressochè alle porte del deserto, fa irruzione in una scena di rarefatta selvaticità, corrompendo per un momento l’unione dell’eroe con la natura, trasformando il western in un noir cittadino. Ma il tono western riprende subito corpo, quando i due uomini giungono all’abitazione di un vecchio cieco che vive da solo, in completa miseria, ascoltando radio messicane per tenersi compagnia nella totale solitudine di quella baracca sperduta ai bordi del confine. Il vecchio, dall’olfatto fine, avverte puzza di marcio. Al che Pete dice di aver cacciato un cervo, che si sta decomponendo. Chiede al cieco se abbia del sale, ma questi dice di non averne nemmeno da metterne in tavola. Gli offre una tanica di liquido antigelo, che Pete travaserà nel corpo putrefatto del cadavere, per rallentarne la decomposizione. I tre mangeranno insieme una modesta minestra, e il vecchio, quando avrà ringraziato il Signore per la venuta di quelle brave persone, vuoterà il sacco della sua disperazione: il figlio, che ogni mese veniva a portargli delle provviste, si è ammalato di cancro, e non sarebbe più venuto. Implora Pete di sparargli, per porre fine alle sue sofferenze e alla sua solitudine. Ma Pete non raccoglie quella richiesta, e si rimette in viaggio.

Le attenzioni che Pete tributa al cadavere di Melquiades sfociano quasi nella necrofilia, in un patologico attaccamento al feticcio putrefatto della loro passata amicizia. Mike, sempre più stremato dalla marcia forzata, ammanettato e continuamente torturato psicologicamente da Pete, tenta la fuga. Verrà morso, in una grotta, da un serpente a sonagli. Ma lo salverà, con un’incisione e un decotto di erbe, la stessa messicana che lui aveva picchiato in volto. Ormai la Migra non li cerca più. I due, anzi, tre, sono ben oltre il confine. Ancora una volta si presenta una scena che attesta l’intrusione, nell’atmosfera western, di elementi tecnologici, civilizzati: un gruppo di rancheros messicani, seduti davanti al fuoco, nell’ombra di una profonda gola rocciosa, fissano un televisore che trasmette un telefilm americano, probabilmente alimentato dalla batteria del loro fuoristrada. Accolgono i viandanti, regalando loro della carne fresca appena mattata, e del whisky. Mike scoppia in lacrime, riconoscendo il telefilm che guardava tutte le sere nel salotto di casa sua.

Finalmente raggiungono un villaggio, che non è Himenez. Di Himenez nessuno ha mai sentito l’esistenza. Ma la donna nella fotografia – la moglie di Melquiades – la conoscono, anche se non si chiama come Melquiades aveva riferito a Pete. Indicano una casa. Lì vive la donna. Che però si spaventa al cospetto del gringo venuto da lontano, con quella fotografia che la ritrae. Dice di non conoscere nessun Melquiades. Di andarsene via, per non metterla nei guai con suo marito. La moglie non era la moglie. Il paese non era Himenez. Ma Pete è convinto che Himenez esiste. Da qualche parte deve esistere. E troveranno Himenez. Un gruppo di case diroccate e bruciate. Quello era il luogo dove dovevano seppellire Melquiades. Rifecero il tetto a una casa, e sotto seppellirono il messicano. Bevvero del whisky. Pete disse a Mike di tenersi pure il cavallo. Quindi se ne va. Ma noi capiamo che non tornerà mai più a Nord. Resterà a vagare nel Messico, sino alla fine del tempo. E Mike – primo piano sul suo sguardo – per un momento ci apparirà nella sua straziante umanità.   

 

©, 2007

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THE Three Burials

With: Tommy Lee Jones, Barry Pepper, Dwyght Yoakam, January Jones, Melissa Leo, Julio Cesar Cedillo, Vanessa Bauche

USA, 2006

Director: Tommy Lee Jones

Western

Duration: 116 minutes

First and second burial

The theme of the Texas-Mexico border returns, after “The Border – Border”, about twenty years later, with another great film, “The Three Burials”, in which Tommy Lee Jones – as well as the main actor – is in his first test as a director. Test passed successfully, the ability to give voice to the drama of the Mexican people, but also less of an America made up of dark and obscure workers lives, and on the borderline that divides Texas and Mexico end up meeting face to face, mixing , and mixing the respective dramas. Near El Paso (Texas) the border police, called by the Mexicans Migrate, plays its sheer hard work of patrolling to prevent illegal influx of poor devils in the sky looking for a better in which to live, settling for a meager pay and a cabin to rest the bones. The sky drowned in the heat, the dust of the desert, the empty city squalor of the border made of prefabricated single-storey houses, we speak of an America come to an end, after which all that remains is to cross the Mexican desert, which skirts the villages overlooking the busy Highways. Seeing these scenes can suffer from the memory with the notes of a Tom Russell or Calvin Russell, both Texans singers of great depth, with their tales of outcasts and dispossessed, who are often on the wrong side of the law.

A young couple has just fallen from Cincinnati. He is a border guard, Mike Norton, his wife, her blonde and pretty, fierce and so young and sweet smoker wonders what will find beautiful about her husband. They go and live in a prefab house on the edge of a noisy highway traveled by large trucks that constantly raise the dust of the desert. He begins in the morning, complete with uniform, to the border, where every day in the jeep patrol ordinance, equipped with a sniper rifle and a copy of Hustler. Between songs by Merle Haggard (Workin ‘Man Blues) and Freddy Fender (Before The Next Teardrop Falls), the days following their course, because of sporadic fistfights with Mexican and raids. Mike did not put in a good light with his superior, after breaking his nose in a Mexican punch in the face. One morning his wife tells him to return soon, which is bored to death. He tells her to make friends with neighbors. But she denies this possibility. To which he replies that it will buy Nintendo. Another bad day begins on the borderline. The sun, relentless, will blind the reason for Mike, too busy masturbating with Hustler under the sky of the Southwest, not to realize that the Mexican was shooting at him, but a coyote that was threatening his sheep. Mike grabs the sniper rifle, and aim to the chest from a distance of 300 meters. The Mexican fell, mortally wounded. Everything will be silenced. But the rancher Pete Perkins (Tommy Lee Jones), a friend killed by Mexican Melquiades Estrada, will not be beaten.

Through wise doses of flashbacks, we learn that Melquiades was riding came from Mexico looking for work as Vachero Texas. Pete The helpers, who will be born with a solid friendship. We see them in some scenes to share the hard life of the cowboy, struggling with branding and long rides in the wilderness of the West. And then struggling with the beautiful women of the place, Pete and Melquiades fixed his mistress with his wife bored by Mike Norton. Pete’s lover is the triple play with Pete, her husband – who runs a snack bar where she works as a waitress – and a policeman friend of Pete, who should investigate the death of Melquiades. But the cop is too taken by his neuroses of sexual impotence to deal with a Mexican dead. Pete is at his heels, almost crazy enough to do it. Meanwhile, Mike can no longer bear the weight of guilt, and it appears that confession to police. Because the lover of the three men hear the truth from the mouth of his policeman friend, and goes to report to Pete.

Here begins the necrophiliac rigmarole of dealing with Mike Pete and Melquiades’ corpse and the long journey to Mexico. After the first burial of Melquiades Estrada – buried in a mass grave – will be the turn of the second burial, when caught at night in his house by Pete, Mike, handcuffed and beaten unconscious by Pete, is forced to exhume the corpse of Mexico. To bring it back up to the shack where he slept Melquiades. A dress with its load of clothes and a mule.

The night is high, and the journey will be long, up to Himenez.

Third burial

Lee Jones knows how to use film in a masterly rhetoric and no flash-back, and it is thanks to one of these we learn that Melquiades, away from home for five years, has a premonition that will not die in Mexico, and fears be buried “among all the fucking billboards” on American soil. Delivery to Pete so a little map drawn on a piece of paper, which indicates the path gringo friend to go to achieve Himenez, where he died on American soil; role of Pete, to bring his remains to his land, and buried there. The prophecy of the Mexican unfortunately come true. Will be killed by a gringo on American soil, and his body will be buried in a mass grave.

The theme of friendship, in this old western flavor, as a modern setting, it is carried to its extreme by Tommy Lee Jones. Codes of conduct archaic, deep sense of honor and word, generosity and friendship that go beyond the differences, are the main theme of the film. Just as the hero’s loneliness, his morbid obsessions that make it an outsider to Ethan (Wild Trails), the boredom of any citizen of the South West, the corruption of local law enforcement. Mix that makes up a great movie Westerns as placed in a civilized time, pampered, inhabited by mobile phones and powerful jeeps instead of horses. But the feelings are still those of John Ford and Sam Peckimpah.

The map marked by Melquiades on that miserable piece of paper is both vague and peremptory in its mythical and mystical significance. There is contained within it the power visionary adventure westerns. A mirage, a dream place, far away, just craved more with fantasy than with real and concrete facts. Pete is a hero and uncompromising idealist. It will lead to the conclusion of his mission, and be lost in that wild South West that generated from nothing.

Pete help given him by Melquiades on the horse head. Mike, handcuffed, and deprived of boots, followed him on another horse, a mule carries supplies last mule and the body of Melquiades. Proceed in single file, slowly, on cliffs, canyons, while the police follow them on sight. The sierras are harsh and lonely, in the best Western tradition. The bivouacs in the firelight, under a blanket of stars, take us back to that implacable frontier spirit never dormant in the American people, the drive towards an ideal of purity and adventure that has made this nation strong, arrogant and contradictory, But who knows how to be a disarming sweetness at times. The cop who has in common with Pete’s lover, from the top of a canyon in the telescope pointing Pete of his sniper rifle. He has a moment of indecision before pressing the trigger, and at that moment the phone rings. Beautiful scene, the complaint that the western has adapted to current times: ‘I am working on>, the policeman says to the woman. The vastness of the desert, that huge sky that lies submerged in the vastness of the plain, they seem so alien to that conversation on a cell phone. <Same place same time>, end the two lovers. For a moment the civilized world, almost at the gates of the desert, breaks into a scene of rare wildness, corrupting the union of the hero for a moment with nature, transforming the western in a noir city. But the tone once again Western body, when the two men come to the house of an old blind man living alone, in complete misery, listening to Mexican radio to keep each other company in the total solitude of the remote cabin on the edge of the border. The old, the end of smell, feels stench of rot. To which Pete says he chased a deer, you are decomposing. The blind man asks if he has the salt, but they say they do not even have to be put on the table. It offers you a tank of antifreeze, that Pete travaserà decomposing body in the body, to slow decomposition. The three together will eat a small soup, and the old, when he thanked the Lord for the coming of those good people, will drain a lot of his despair: his son, who came every month to bring the supplies, was sick with cancer, and would no longer come. Pete begs to shoot him, to put an end to his suffering and his loneliness. But Pete does not collect the request, and sits back on the road.

The attention she pays to the corpse of Melquiades Pete flow almost in necrophilia, in a pathological attachment to the fetish of their rotten past friendship. Mike, increasingly exhausted by forced march, handcuffed and tortured psychologically by Pete constantly, trying to escape. Will bite, in a cave by a rattlesnake. But will save him, with an incision and a decoction of herbs, the same Mexican that he had beaten in the face. Migrate now to look them over. The two, even three, are well beyond the border. Once again there is even a scene that attests to the intrusion, western atmosphere, the technological elements, civilized: a group of Mexican ranchers, sitting before the fire, the shadows of a deep ravine, a television set broadcasting a American TV series, probably powered by the battery of their SUVs. Welcome the travelers, giving them the meat freshly matt, and whiskey. Mike bursts into tears, acknowledging that watched the show every night in his living room.

Finally reach a village, which is not Himenez. No one has ever heard of Himenez existence. But the woman in the photograph – the wife of Melquiades – know it, even if it is called as Melquiades had told Pete. Indicate a house. There she lives. But it scares the presence of the gringos came from afar, with this photograph that portrays her. Melquiades says he does not know any. To go away, not to put it in trouble with her husband. The wife was not his wife. The country was not Himenez. But Pete is convinced that there Himenez. Somewhere there must be. It will Himenez. A group of dilapidated houses and burned. That was where they had to bury Melquiades. Retraced the roof of a house, and buried under the Mexican. They drank whiskey. Pete told Mike to keep the horse well. So it goes. But we understand that will never return to the North. Remain to roam in Mexico, until the end of time. And Mike – on top of his eyes – for a moment they will appear in its heartbreaking humanity.

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