CAREL CAPEK (1890 – 1938) – R.U.R – Rossum’s Universal Robots

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CAREL CAPEK (1890 – 1938)

“R.U.R – Rossum’s Universal Robots”

Bevivino, 2006

 

“Sottouomini” – per dirla con Céline – sottoprodotti di un’umanità degradata dalle leggi del profitto, macchine prive di anima col compito di abbattere i costi di produzione al fine di garantire all’Uomo (essere superiore?) la libertà definitiva dal giogo biblico (solo biblico?) del lavoro, e quindi la felicità terrena.

Dramma allucinato e di una sottile perversione filosofica, il testo di Capek ci butta in faccia, brutalmente, la tragicità della condizione del lavoro subordinato, qui metaforizzato dalla figura del Robot, ma che noi lettori – facilmente – possiamo riconoscere nei molti “sfruttati” di ieri e soprattutto di oggi:

lavoratori arresi di fronte allo strapotere padronale, sottomessi al punto da aver rinunciato alla propria “anima”, alla propria voce – indignata – interiore.

Quando però – per una metafora che ci avvicina alla disobbedienza di Adamo, e pone il creatore del Robot in una condizione simile a quella del da lui usurpato e oltraggiato Creatore – il Robot viene riprogrammato, con un “sistema operativo” (parole dell’Autore!) in grado di fargli provare emozioni umane:

ecco che sopravviene la ribellione di fronte al suo creatore, l’Uomo, e sfruttatore, una rivolta d’anime oppresse, la rivolta di tutti i Robot in nome di una dignità calpestata, e di una superiorità (atto di Conoscenza, di Volontà in termini biblici?) che un lettore avveduto può ricondurre alla Rivoluzione d’Ottobre, già – dalla critica – avvicinata alla matrice storica di questo magnifico testo. E via via, si può andare avanti, nella citazione di rivolte celebrate dalla cinematografia: quella del Robot – Computer Hall 9000, che sterminerà l’intero equipaggio della navicella in “Odissea 2001 nello Spazio”, sino a quella degli zombies, ne “La notte dei morti viventi”, celebre film di Romero,

dove i morti, uccisi dal consumismo, si vendicheranno, una volta risorti, dando l’assalto a un supermercato, in una vorace riappropriazione dei propri diritti.

 

©, 2006

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