SIGNORINA SILVANI… SIGNORA PREGO!!! – Mazzamauro / Silvani – Silvani / Mazzamauro

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SIGNORINA SILVANI…

SIGNORA PREGO!!!

Compagnia: Anna Mazzamauro, Alberto Donatelli, Pino Caronia

Regia: Pino Strabioli

dal 25 marzo al 20 aprile 2008 – Teatro San Babila – Milano

 

Mazzamauro / Silvani – Silvani / Mazzamauro un reciproco rimando, una circolarità che prende le mosse – in questo ben recitato monologo – dalla figura della Signorina Silvani di fantozziana memoria, sorta di pretesto per ironizzare, con una punta di amarezza, sulle fisime femminili di tutte le donne, anche delle tante signorine Silvani che, di brutto – se mi è concesso – non hanno l’aspetto fisico, ma la lamentazione infinita riguardo alla linea, al profilo, alla grandezza del seno e dei glutei, quasi che il bello muliebre si potesse in qualche modo sezionare e mettere sulla bilancia, in virtù di un suo preciso prezzo al kilogrammo. Invece, quello che le Silvani/Mazzamauro ci raccontano, è la bellezza delle donne, non quella al kilo, e la lotta che il genere femminile compie – da millenni – per far “pesare” sulla bilancia dell’apprezzamento ciò che pesare non si può, ovvero l’anima. Il racconto/monologo, scritto e recitato da Anna Mazzamauro, si snoda con grande scioltezza, tra scene accompagnate musicalmente da un bel trio di musicisti che, chitarra e fisarmonica alla mano, tra uno stornello e un valzer, fanno volteggiare una Mazzamauro davvero molto in forma e abile mattatrice. Vi sono passaggi che ci fanno commuovere, e altri che ci fanno ridere. Ma non si ride mai a crepapelle, anzi, ma sempre con un senso di amarezza dentro, un senso di tristezza, quella tristezza con la quale, da sempre, la vera, grande comicità, sa accompagnare anche le battute e le scene più ilari. Perché, tra comico e tragico, in fondo, c’è solo una differenza di sfumature, di accenti. La risata è il risvolto delle lacrime, così come Fantozzi, nel farci ridere, ci faceva anche sentire tutto il peso del destino. Un destino segnato, nel caso di Silvani/Mazzamauro da una “bruttezza” che divenne un’icona, che il cinema ha saputo valorizzare e trasfigurare nel suo opposto, oggetto dei desideri di Fantozzi, stilizzato emblema di una femminilità che non si concede e gode di se stessa.

 

©, 2008

 

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