MAURIZIO CATTELAN

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MAURIZIO CATTELAN

Milano, Palazzo Reale – 24 settembre – 24 ottobre 2010
Milano, Piazza Affari – 24 settembre – 3 ottobre 2010

 

E’ stato con leggero spavento che mi accinsi ad andare alla mostra di Maurizio Cattelan, e con altrettanto spavento nutrivo il proposito di recensirla.

Le cronache su questo artista, e quel poco che sapevo su di lui, me lo presentavano in certo qual modo come esponente di un’arte criptica, per addetti ai lavori o meglio, per iniziati, che in me non invogliava la visita a Palazzo Reale, e nemmeno scrivere in merito, per un mio sentimento di inadeguatezza a-priori.

Mi sbagliavo.

Davanti alle sue opere, decisamente spiazzanti, anzitutto non trovai violenza e cattivo gusto, come spesso i giornali additarono, ma grande poesia, rigore tecnico, leggerezza.

Qualità che solo i grandi artisti, da Mozart a Picasso, a Topor – di cui trovai qua e là qualche traccia ispirativa – hanno saputo esprimere, giungendo a una semplificazione geniale del caos umano, in pochi tratti, in un insieme di note pulite, in visioni metaforiche esplosive nella loro fulminea capacità di illuminare la mente.

Non è tutto. Trovo squisitamente puerile, rifacendomi alla radice fanciullesca del termine (dal latino puer, ovvero, fanciullo), Cattelan, perché, se sono riuscito ad apprezzare quanto ho visto, è stato grazie a un salto a ritroso, grazie al quale ritrovai in me il bambino che fui. E’ uno sforzo che, tutti, andando a questa mostra, dovremmo compiere: lasciare da parte gli intellettualismi, e riscoprire la semplicità, la purezza dell’infanzia. E allora ravviseremo in Maurizio Cattelan il gesto di un bambino impertinente, dispettoso, che si ficca le dita nel naso, magari in chiesa, o fa la pernacchia dietro a un adulto, per strada, o meglio, al maestro di scuola!

I paragoni mi vengono con Pierino, con Gian Burrasca, ma anche con il Signor Bonaventura, che trovava in maniera molto semplice, e sempre con onestà, la via per far breccia nel cuore della gente, ed essere premiato; come? Guardando la vita con occhi senza paraocchi.  

 

 

©, 2010

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