FILOGENESI E ONTOGENESI – RIAPPROPRIARSI DELLA MEMORIA ANTICA

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SANDOR FERENCZI - THALASSA - Psicoanalisi delle origini della vita sessuale

FILOGENESI E ONTOGENESI – RIAPPROPRIARSI DELLA MEMORIA ANTICA

C’è una memoria antica, in tutti noi, una memoria filogenetica. Che risale alle nostre origini animali. Silvano Arieti, nella sua Opera capitale “Interpretazione della schizofrenia”, ci insegna che, al cospetto di un paziente che soffra di allucinazioni visive, ci troviamo di fronte a una persona gravemente regredita, molto di più, rispetto a uno psicotico, magari in fase di esordio, che soffra di allucinazioni uditive. Perché?

La schizofrenia produce una regressione, che fa risalire l’individuo a fasi filogeneticamente antiche. Siccome l’udito si è sviluppato – nella scala evolutiva umana – dopo la vista, Arieti ci spiega che, a livello di cammino regressivo, risalendo la china, la lunga scala dell’evoluzione, il paziente affetto da allucinazioni visive raggiunge una condizione psichica che coincide allo stadio evolutivo in cui è comparsa la vista, molto prima dell’udito. E’ ormai raro incontrare soggetti affetti da allucinazioni visive. Per lo più, sono casi destinati a scomparire, insieme alla vecchia psichiatria, che generava regressione, peggioramento clinico soprattutto per cause iatrogene, che generavano la cosiddetta “sindrome da istituzionalizzazione”, un aggravamento del quadro clinico, dovuto alle condizioni ambientali, alle cattive cure, al pessimo trattamento del personale.

Abbiamo scomodato la clinica, e soprattutto un testo di enorme importanza come “Interpretazione della schizofrenia”, allo scopo di parlare di una cosa importante nello sviluppo personale dell’individuo: il riappropriarsi della memoria antica.

Lo sviluppo dell’individuo, la sua ontogenesi, ricapitola la filogenesi. Vale a dire che, dal momento del concepimento, al raggiungimento della completa maturazione psicofisica, l’individuo ripercorre tutte le tappe evolutive della specie umana. Questo comporta che, dentro di sé, negli strati più profondi del Sistema Nervoso Centrale, a livello psichico, l’individuo conservi una memoria animale. Essa per lo più scompare, viene rimossa col cammino del sapere, dell’educazione, della vita sociale. Col tempo, l’individuo, da sottocorticale, istintuale, diviene sempre più corticale, cognitivo, e diremmo sociale. Ma quella memoria non scompare, agisce, anche se nascostamente. Il fatto che essa agisca nascostamente, in maniera surrettizia, comporta però la possibilità che vengano a svilupparsi sintomi psicogeni, un malessere diffuso chiamato anche “male di vivere” o “disagio della civiltà”.

Ci sono fasi nel cammino individuale, però, di enorme crescita, soprattutto se la persona ha fatto – insieme allo studio, all’amore per l’arte e le lettere – anche un percorso analitico. C’è un momento, infatti, che il tutto si dischiude, gli strani e imperscrutabili segreti della vita e dell’animo umano si svelano, che tutto appare chiaro, e la serenità viene alla luce come una Venere dalle acque. E’ il momento in cui si fanno dei bellissimi sogni, come quello di correre a quattro zampe, a grande velocità e senza fare fatica, come un leopardo. Non il sogno classico di volare, di natura nevrotica e compensatoria. No. Ma quello di essere tornati animali, essendoci riappropriati di una memoria antica che, venuta alla luce, riscoperta e riconosciuta, ci farà agire con successo, e ci renderà – quasi – felici.

©, 2012

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