IL NARCISISMO COME INCAPACITA’ DI AMARE

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IL NARCISISMO COME INCAPACITA’ DI AMARE

Solo nel rapporto con gli altri, nel darsi in una relazione, l’essere umano trova la sua realizzazione più alta, se si eccettua il passaggio allo stadio successivo, quello dall’etico al religioso prospettato da Kierkegaard. Appartiene precisamente alla dimensione etica dell’esistenza la capacità d’amare (e perdonare) ampiamente descritta da Freud, la capacità di provare gratitudine, non però sottomissione. Le sfumature che intercorrono tra sottomissione e gratitudine, tra capacità d’amare in maniera sana e narcisismo patologico, sono lievi e a uno sguardo poco esercitato il più delle volte sfuggono. E non basta un primo, o un secondo approccio a individuare queste sfumature, bensì esse si possono cogliere soltanto all’interno di un lungo percorso. Da qui dovrebbe nascere la capacità di perdonare, il primo passo per poter poi cogliere l’amore nella sua pienezza.

L’essere umano lo si può cogliere soltanto in maniera dinamica, soltanto al di là delle semplici, veloci etichettature diagnostiche della triste nosografia psichiatrica, in quanto una fotografia non ci dona l’insieme di un individuo, che soltanto un film, dinamico e in divenire, è in grado di farci comprendere, insieme a tutto il divenire propriamente umano.

Ma quante fotografie, quante tristi stilizzazioni siamo indotti a compiere giornalmente! A volte costretti! C’è da chiedersi quanto di positivo abbia dato la cultura del digitale alle nostre vite. E’ proprio la cultura del digitale che ci induce, impietosamente, a ridurre le infinite gradazioni dei sentimenti in un pixel binario, in una e-mail il più delle volte troppo tranciante per indurci a pensare che, dall’altra parte, ci sia un essere umano in tutto e per tutto come noi, che, come noi, cerca di creare ponti, di varcare solitudini, ma che il mezzo, la protesi del digitale sopprime e comprime appunto in un pixel binario, in un B o N che non lasciano revoche, che in pochi KB cancellano tutte le sfumature dell’anima, le offuscano dietro un breve mostrarsi che altro non è se non un celarsi definitivo.

La cultura del digitale ha dato vita a una degenerazione comunicativa. Al bisogno compulsivo nei blog di buttar fuori, di espellere, senza la necessità, o il desiderio di un ritorno: a una comunicazione unidirezionale narcisistica e patologica, tesa a sommergere l’invisibile interlocutore (termine leggermente improprio) di tutta la propria disagiata produzione di idee. Viviamo in un narcisismo a dir poco epocale. L’Io degli individui si è fatto ipertrofico, come un fegato malato. La politica anch’essa soffre di una ipertrofia egoica che sta rovinando irrimediabilmente la cosa pubblica, il senso della Comunità e di un Noi partecipato. Anche in politica assistiamo quotidianamente a una unidirezionalità ipertrofica di tanti Io politicanti in lotta per il proprio spazio fisico, il proprio, e non quello della Comunità, che rimanda a un Noi, a un insieme democratico.

Imperando il narcisismo patologico, impera appunto la psicosi e l’incapacità di generare vere relazioni umane, a tutti i livelli. Il momento storico è pericoloso, rivela un allarmante disagio negli individui, nelle dirigenze, nelle istituzioni. Soltanto i singoli individui onesti, ormai, sono la vera forza rimasta. E’ a loro, e non più alle istituzioni, che bisogna guardare con fiducia e un po’ di speranza.

 

©, 2008

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