LAWRENCE SUTIN – DIVINE INVASIONI – La vita di Philip k. Dick – biografia

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LAWRENCE SUTIN

“DIVINE INVASIONI – La vita di Philip k. Dick”

biografia

Fanucci, 2008


Recensire questo libro non è un compito facile, in quanto vita e arte – stando a queste pagine – in Philip K. Dick sono indissolubilmente unite, intrecciate in un tessuto fatto di una trama e un ordito che nascondono, stratificate, le molteplici paure di Dick, le sue molte mogli e amanti, le sue convinzioni filosofiche di tipo gnostico e orientale, addirittura gli oggetti di uso quotidiano. Dal lungo racconto biografico di Lawrence Sutin emerge un quadro confuso, quello di una mente attraversata da visioni spesso indotte dall’uso massiccio di droghe e psicofarmaci, il cui uso finiva per accentuare una predisposizione congenita, in Dick, alla persecutorietà paranoide. Una predisposizione dovuta a inconsce paure o addirittura fantasie omosessuali, alimentate forse dal morboso e conflittuale attaccamento alla madre e da una figura paterna assente. Un ideale di madre che le sue moltissime mogli non hanno saputo eguagliare. La storia di Philip K. Dick scrittore è quella di un uomo molto sensibile, dotato di una pericolosa permeabilità agli stimoli ambientali, che entrava in sinergia con una fantasia a tratti febbricitante. E’ anche quella di un giovane dotato scrittore di SF che, a partire dagli anni ’50, si guadagna da vivere con i racconti pubblicati su misere riviste pulp, ma che in ogni caso si guadagna da vivere con la scrittura! e riesce ad andare via di casa, dapprima in una comunarda di scrittori, poi nelle svariate case abitate con le sue svariate mogli; ma con l’idea costante, e frustrante, l’aspirazione di farsi riconoscere come scrittore mainstream, un riconoscimento fuori dal “ghetto” della SF che non gli arriverà mai, e al quale rinuncia definitivamente quando consegue il massimo riconoscimento per la SF, il “Premio Hugo”: con questo riconoscimento Sf era rimasto nel ghetto ma, almeno – citando Sutin – ne era diventato il Re. Protagonista di questa biografia, oltre allo gnosticismo e alle teorie filosofiche di cui Dick si cibava, è la musica, soprattutto classica, che Dick amava da esperto e fine conoscitore; e poi i gatti, gli impianti per ascoltare la musica (il Magnavox), gli elettrodomestici e i dischi (che Dick vendeva da giovane, ai tempi in cui sbarcava il lunario in rispettabili botteghe, divenute poi fonte di ispirazione per alcune sue opere). La cornice di queste storie è quella della California del Nord, di San Francisco e – soprattutto – della Marin County e della Bay Area, sfondo di molti, se non quasi tutti, i romanzi di Dick. Emerge il ritratto di una California libertaria, aperta grazie agli influssi universitari di Berkeley, disordinata e vitale, dove poter sognare, sposarsi innumerevoli volte, passare da un’amante all’altra, vivere promiscui – già alla fine degli anni ’50 – secondo uno stile da Bohème, che diverrà la fascinosa espressione della vita californiana trasmessaci anche da molti film e telefilm. Ma Dick – con la sua vita e le sue opere – ne è stato un geniale anticipatore, anche se ha pagato di tasca propria con una vita emotiva spesso sull’orlo della frammentazione totale.

 

©, 2009

Lawrence Sutin

“DIVINE INVASIONS – Life of Philip K. Dick “

biography 

Fanucci, 2008

Reviewing this book is not an easy task, because life and art – according to these pages – in Philip K. Dick are inextricably linked, woven into a fabric made of a weft and a warp that hide, stratified, the many fears of Dick, his many wives and lovers, his philosophical type Gnostic and Eastern Europe, even the objects of daily use . By Lawrence Sutin long biographical account of a confusing picture emerges, that of a mind through visions often induced by the massive use of drugs and psychotropic drugs, whose use ended a congenital predisposition to stress, in Dick, the persecutory paranoid. A predisposition due to unconscious fears or even homosexual fantasies, perhaps fueled by morbid attachment to the mother and conflicted and lacking a father figure. A perfect mother that his many wives have not been able to match. The story of Philip K. Dick is the writer of a very sensitive man, with a dangerous permeability to environmental stimuli, which came in synergy with a fevered imagination at times. It ‘also with that of a young writer of SF, since the ’50s, he earned his living with the miserable stories published in pulp magazines, but in any case you earn a living from writing! and unable to leave home, first in a communard of writers, then in many inhabited houses with its many wives, but continued with the idea, and frustrating, the aspiration to be recognized as a writer mainstream recognition out of the “ghetto” of the SF will not ever, and definitely a waiver when it achieves the highest recognition for the SF, the “Hugo Award”, with this recognition Sf remained in the ghetto but, at least – citing Sutin – it had become the King protagonist of this biography, in addition to Gnosticism and philosophical theories of which Dick was eating, it’s music, especially classical, that Dick loved as an expert and connoisseur, and then the cats, the facilities for listening to music (the Magnavox ), appliances and hard (that Dick sold his youth, back when ends meet in a reputable shop, then become a source of inspiration for some of his works). The setting of these stories is that of Northern California, San Francisco and – above all – of Marin County and the Bay Area, the background of many if not most, of Dick’s novels. Emerges the portrait of a California libertarian, open university, thanks to the influence of Berkeley, and disorderly life, where you can dream, married many times, switch to another lover, live promiscuous – at the end of the ’50s – the second one style Bohème, which will become the fascinating area of life in California handed down by many movies and TV series. But Dick – with his life and his works – it was a brilliant forerunner, even if he paid from his own pocket with an emotional life often on the verge of total fragmentation.

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