JAMES PATTERSON – IL CASO BLUELADY

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JAMES PATTERSON

“IL CASO BLUELADY”

romanzo

TEA, 2008


Avere il colore della pelle sbagliato, negli USA, può significare subire un processo affrettato e una condanna a morte. “Il Caso Bluelady”, sulle prime, potrebbe sembrare un romanzo a tesi sull’intolleranza raziale. Ma non è così. Patterson – che a mio avviso ha dato il meglio di sé in “Maximum Ride”– è riuscito a scrivere una storia che realmente tiene col fiato sospeso sino all’ultima riga, con un dosaggio alquanto sapiente dei colpi di scena e dei cambi improvvisi di prospettiva. Ritengo che Patterson sia tra i migliori scrittori del genere apparsi negli ultimi anni. La scuola Hard Boiled americana è stata rivisitata da Patterson attraverso – mi sembra di capire – un uso di un linguaggio “non eroico” e minimalista molto moderno, contemporaneo, anche se talvolta tale linguaggio sconfina in una impersonalità esagerata che lo fa sembrare un po’ globalizzato. A parte le analisi del linguaggio di Patterson,  “Il Caso Bluelady” è una storia a tratti tenera, a tratti struggente, nella quale anche le scene più crude le potrebbe leggere un ragazzino, in quanto sono filtrate proprio da quell’uso del linguaggio di cui si parlava sopra. Non trovo però nulla di veramente nuovo nello scenario del Thriller d’autore. La storia è ben architettata, ma trasmette il sapore agrodolce del prodotto confezionato per vendere dalla mano di uno scrittore made in USA, che ha il compito di ribadire al mondo intero i valori tradizionali di un Paese che da sempre coniuga la spregiudicatezza della violenza con la democrazia. Sembrerebbe addirittura – la scrittura di Patterson, che a lungo ha lavorato in una fra le più grandi agenzie pubblicitarie mondiali – un tentativo ben riuscito di persuasione occulta, di addomesticamento dei lettori rispetto a un sistema politico – quello americano – e giudiziario che, dietro una apparente democrazia, nasconde occulti meccanismi di assoggettamento dell’individuo.

Sullo sfondo di questa vicenda c’è la Valle di An Lao, in Vietnam, dove tra il 1969 e il 1970 l’esercito americano avrebbe compiuto atrocità sulla popolazione civile. Le anime infelici dei defunti continuano a perseguitare le vite dei loro assassini. Sta all’Ispettore Alex Cross svelare il mistero, prima di decidere se continuare a fare l’investigatore, o praticare la professione di psicologo.

©, 2008

JAMES PATTERSON

“The case BLUELADY”

novel

TEA, 2008

Having the wrong skin color, in the U.S., can mean suffering and a process hastened death sentence. “The Case Bluelady” at first may seem a novel theory to racial intolerance. But it is not. Patterson – who I believe has given his best in “Maximum Ride” – has succeeded in writing a story that really takes my breath until the last row, with a dose of very clever plot twists and sudden changes of perspective. I believe that Patterson is among the best writers of the genre appeared in recent years. Hard Boiled U.S. school has been remodeled through Patterson – I understand – a use of language “unheroic” very modern and minimalist, contemporary, even if this language sometimes strays into an exaggerated impersonality that makes him look a bit ‘ globalized. Apart from the language analysis of Patterson, “The Case Bluelady” is a story sometimes tender, sometimes poignant, scenes in which even the crudest could read a little kid, just as they are filtered by that use of language which was mentioned above. However, there is nothing really new in the scene of thriller author. The story is well-designed, but also conveys the bittersweet taste of the packaged product to sell from the hand of a writer made in the USA, which has the task of reiterating to the world the traditional values of a country that has always combined the ruthlessness of the violence with democracy. It would seem even – writing Patterson, who has long worked in one of the world’s largest advertising agencies – a successful attempt to persuasion, the domestication of the readers than a political system – the U.S. – and that court, behind a apparent democracy, conceals hidden mechanisms of subjugation of the individual.

Against the background of this story is the An Lao Valley, in Vietnam, where between 1969 and 1970 the U.S. military would have been atrocities on the civilian population. The unfortunate souls of the dead continue to haunt the lives of their killers. Inspector Alex Cross is unraveling the mystery, before deciding whether to continue to do the detective, or to practice the profession of psychologist.

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