BREECE D’ J. PANCAKE – Trilobiti

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BREECE D’ J. PANCAKE

“Trilobiti”

ISBN, 2005


 

Mi chiedo se esista un’America solare, fosse anche la California o la Florida. A parte il sole, inteso come astro stellare, che irradia le spiagge e i boulevard di queste due magnifiche terre, non ho mai trovato nella letteratura che le ha descritte un minimo, innocente, microscopico palpito di gioiosa solarità, malgrado bionde in monopattino e surfisti dediti all’edonismo. Così credo che l’intera letteratura americana sia percorsa da una forte, segreta vena di tragicità, dovuta alle sue origini puritane, tendenti a una forma estrema di manicheismo e paranoia socio-politica che poi si esprime in tante sue forme artistiche, dalla scrittura alla musica alla pittura. L’America qui descritta è un’America di provincia, cupa, invernale, fatta di stenti sottoproletari, solitudini ancestrali, fugate dalla consolatoria fiaschetta di whisky, che però alla fine altera il cervello e fa compiere gesti inconsulti. La solitudine che attraversa le vite dei personaggi qui descritti, ha in sé il sapore rancido di cene lasciate fredde nei piatti, di baci strappati a giovani prostitute in cerca di un letto, un tetto e una protoembrionale forma di affetto terreno, di amicizie strappate al buio della notte e di amori alla deriva. Pancake è un abile, per certi versi geniale maestro del racconto. Non vi è traccia di retorica nelle sue pagine. Eppure è lo stesso molto lontano dalla cultura beat che la retorica ha cercato di contestare. Pancake si rifà a una scuola solida, a mio modesto parere forse ottocentesca, di un Chekov, di un primo Hemingway (mi riferisco a “I Racconti di Nick Adams”), dove la desolazione del grande territorio americano trova una penna intinta nell’inchiostro dei maestri russi (ma forse mi sbaglio). Il minimalismo gli è passato sopra, a mille metri sopra la sua testa, coi suoi temi stilizzati e freddini. Pancake non è di certo uno scrittore dall’animo freddo e impartecipe. Non si limita a descrivere, ma a vivere in sintonia e accordo coi suoi personaggi. Se non fosse stato così, forse sarebbe stato più fortunato nella sua breve avventura terrena,  sarebbe vissuto più a lungo, e più felicemente.

©, 2006

Breece D ‘J Pancake

“Trilobites”

ISBN editions, 2005

I wonder if there is an America Solar, was also in California or Florida. Apart from the sun, seen as star star, which radiates the beaches and boulevards of these two magnificent land, I never found in the literature that has described a minimum, innocent, joyful radiance of microscopic beat, despite blonde scooter riders and dedicated hedonism. So I think the whole American literature is covered by a strong vein of tragic secret, due to its Puritan origins, tending to an extreme form of Manichaeism and socio-political paranoia which then expresses itself in many forms of art, from writing to music to painting. America America is described here in the province, gloomy winter, with the underclass of hardship, loneliness ancestral dispelled by consoling flask of whiskey, but in the end affect the brain and do nothing rash. Loneliness through the lives of the characters described here, has in it the rancid flavor of dinners left in cold dishes, kisses snatched a young prostitute in search of a bed, a roof and a form of affection protoembrionale ground, friendships torn to darkness of the night and loves to drift. Pancake is an able, in some ways brilliant master of the story. There is no trace of rhetoric in its pages. Yet it is far from the same culture beat that rhetoric has sought to challenge. Pancake refers to a solid school, in my humble opinion, perhaps the nineteenth century, a Chekov, Hemingway’s first (I refer to “The Nick Adams Stories”), where the desolation of the great American soil is a pen dipped in ink Masters of Russian (but maybe I’m wrong). Minimalism’s passed over, a thousand feet above his head, with its stylized themes and chilly. Pancake is certainly not a writer from the soul and cold imparticipable. It does not just describe, but to live in harmony and agreement with his characters. If it were not so, it might have been more fortunate in his short earthly adventure, would live longer and happier.

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